Non Spingete by Giodecer

martedì 30 dicembre 2008

Napoli in grande crescita. Il Buon Anno, stavolta, ha davvero un senso


Con la mente tra la voglia di rivedere una partita ufficiale e la curiosità di scoprire se Marino potenzierà la rosa nella prossima finestra di mercato, ci accingiamo a lasciare l'ormai vecchio 2008 per irrompere in un 2009 che vogliamo ancora più spettacolare.
Perché dal punto di vista calcistico e in particolar modo dall'angolo visuale azzurro il 2008 è già stato un anno da incorniciare, contrassegnato dalla ripresa del palcoscenico della Massima Serie e dal ritorno in Europa.
E lasciamo questo 2008 con la consapevolezza che De Laurentiis non è tipo da zona Uefa o poco più. Tengo a precisarlo casomai qualcuno avesse ritenuto normale che il Napoli perdendo a Torino nell'ultima partita dell'anno, fosse rientrato nei ranghi prestabiliti, scivolando dolcemente fuori dal lotto delle grandi.
Ricordo perfettamente alcuni commenti televisivi: dissero che in testa nulla era cambiato, perchè avevano vinto tutte le grandi. E sì: aveva vinto l'Inter, aveva vinto la Juve, il Milan e perfino la Fiorentina. Il Napoli aveva perso, ma comunque, pur essendo fino a quel momento terzo, non meritava l'appellativo di grande.
Allora auguro a tutti, ma proprio a tutti, di maturare la consapevolezza che il Napoli sta davvero per entrare a brutto muso tra le più forti realtà italiane. E senza bisogno di escamotage da Circo per muovere moneta come altre hanno fatto (leggi Milan e fatti una risata).
E questo 2009 che finalmente stiamo per toccare confermerà che stiamo tornando, cari amici e nemici, e lo stiamo facendo con la velocità della luce. O, se volete, del Pocho.
Tanti tanti tanti auguri a tutti.

domenica 21 dicembre 2008

Torino-Napoli: LE PAGELLE

Iezzo 6. Nulla può sul gol, perché a dormire è il resto del pacchetto arretrato. Desolato.
Santacroce 5. Si spinge avanti per spaccare il mondo e compie il duplice guaio di prestare il fianco alle ripartenze avversarie e di non rappresentare un valore aggiunto a beneficio della manovra offensiva. Torna all'ovile.
Rinaudo 5. Si batte e si sbatte, picchia e viene picchiato. Ma poi quando realizzi che di fronte aveva l'attacco del Torino la sufficienza non puoi che negargliela. Kung Fu Panda.
Contini 7. Salva la baracca una miriade di volte. Cerca anche di contribuire alla concretezza di una manovra offensiva tragicamente evanescente. Gli riesce solo metà dell'opera. Artista frustrato. Maggio 4. L'aria di festa gli fa dimenticare troppe cose: la corsa, la sagacia tattica e perfino i fondamentali. Film horror.
Gargano 5,5. Messo più avanti il suo bilancio va in deficit, perché a fronte degli stessi palloni persi ne recupera molti di meno. Quei corner corti poi, pietoso tentativo di ovviare ad un piede ai limiti dell'infermo, regalano l'angosciante certezza di avere una lacuna imperdonabile, quella della mancanza di un esecutore decente dei calci piazzati. Motorino ingolfato.
Blasi 5. Quando non si mette al servizio dei compagni, raddoppiando la marcatura o dettando semplici passaggi per uscire dalle situazioni critiche, praticamente di lui si ricorda solo una sua pessima specialità: il passaggio laterale sbagliato. Kamikaze.
Pazienza 5. Una botta da fuori che impegna un pò Sereni e poi il vuoto cosmico. In orbita. Mannini 5,5. S'impegna più di Maggio, ma si sposta in orizzontale invece che in verticale. Così la linea di fondo diventa un miraggio. Bussola sballata.
Denis 6,5. E' un carrarmato che muove solitario i suoi cingoli su un terreno disastrato. Grande volontà ma pessime le indicazioni ricevute, che lo portano sempre più lontano dal bersaglio, che per uno che fa il suo mestiere è la porta. Cattedrale nel deserto.
Zalayeta 4. Molle, ectoplasmatico, irritante. Invece di far salire la squadra fa cadere le braccia. Alzheimer.
Subentrati:
Russotto: n.g. Il giovane si farà. Accertarsi almeno che non sia roba tagliata male.
Bogliacino n.g. Seppur fisicamente ripreso appieno dall'infortunio, con la mente è ancora rotto.
Vitale n.g. L'unico che ha cercato la profondità, poteva essere inserito prima.
Reja 4,5. O non prepara bene la squadra o la prepara bene ma in campo ognuno fa come gli pare. In entrambi i casi ha colpe.

Torino-Napoli 1-0: altro che regalo di Natale, per i tifosi azzurri solo un bel calcio nel sedere

E pensare che c'erano tutti gli ingredienti per regalare un Natale gagliardo ai tifosi napoletani. C'era un avversario pietoso, c'era una squadra galvanizzata da due vittorie consecutive e c'erano perfino 2000 tifosi azzurri nel catino gelido dell'Olimpico granata.
Niente, quando il Napoli ci si mette non ci sono De Laurentiis, Marino o Progettone che reggano: se decide che il panettone ti deve andare di traverso, di traverso te lo manda.
Il Napoli di oggi ha fatto talmente schifo da sembrare addirittura inverosimile, nonostante già venisse da tre sconfitte esterne consecutive. Clima natalizio per molti, palline invece di palle e traverstimenti non richiesti da Babbo Natale. C'era una tale predisposizione alla generosità da parte degli azzurri che non serviva nemmeno la cassiera per l'offerta a Telethon.
Babbo Reja non riusciva ad evitare un approccio rattrappito dei suoi all'incontro, dando l'impressione di voler concludere la gita fuori porta col punticino salomoniano. Sebbene Novellino non abbia fatto granchè per ostruire le corsie esterne, che senza Lavezzi ed Hamsik sarebbero dovute essere gioco forza le uniche fonti di pericoli per i torinisti, abbiamo dovuto assistere ad un gioco asfittico per vie centrali. L'unica percussione ariosa è stata merito addirittura di Contini, che nella ripresa è andato a mettere al centro un pallone quasi dal fondo della corsia di sinistra.
Mai, nel corso della partita, si è avuta la sensazione che Reja volesse correggere l'andazzo, imponendo con vigore di sfruttare le fasce, visto che costringere Denis e Zalayeta a ricevere palla sempre con le spalle alla porta voleva dire far trascorrere i minuti con la certezza di ottenere un pessimo risultato con il massimo dello sforzo.
A Maggio mancava solo la barba bianca e le renne, dato che era in vena di regali straordinari, stoppando palloni peggio del trisnonno.
Analizzare la prova di tutti i reparti a questo punto significherebbe solo maramaldeggiare su di un povero corpo inerme.
E' sufficiente dire che questa partita, e con essa il terzo e anche il quarto posto, il Napoli li ha persi a cominciare dall'approccio alla gara per finire all'irrisoria reazione allo svantaggio, passando per le grottesche soluzioni tattiche senza trascurare alcune performance tecniche da oratorio.
Per la cronaca, il gol vincente è stato siglato dal redivivo Rolando Bianchi (ennesimo ex calciatore da noi resuscitato), mentre a salvarsi dal tracollo generale, almeno per l'impegno profuso, sono stati Contini e Denis.

sabato 20 dicembre 2008

Torino-Napoli: Gargano tra le linee, davanti i panzer


E siamo all'ultima partita dell'anno. E' in genere una partita alla quale noi tifosi azzurri teniamo in particolar modo, perché avendo costantemente il Napoli nel cuore e nella mente, è ovvio che vorremmo trascorrere un Natale sereno e un Capodanno colmo di speranze per il futuro. Per me ogni botto della notte di S. Silvestro è il tiro di un giocatore del Napoli, ma meglio non approfondire questo lato oscuro della psiche.
A Torino gli azzurri saranno rimaneggiati, a causa delle assenze degli squalificati Lavezzi e Cannavaro e dell'infortunato Hamsik. In settimana s'è cercato di capire quali potrebbero essere le scelte di Reja e si è arrivati alla conclusione (pur sempre momentanea) che i sostituti dovrebbero essere, rispettivamente, Zalayeta, Rinaudo e Pazienza. Fin qui poco di strano, dato che i tre appena nominati rappresentano le tre prime alternative ai titolari per ciascun reparto. La vera curiosità è nella posizione che pare Reja affiderà a Gargano, che dovrebbe di fatto sostituire Hamsik nel ruolo di trequartista. In sostanza Blasi farà il Blasi, Pazienza il Gargano nella consueta veste di centrale davanti alla difesa, e Gargano proverà a fare l'Hamsik, agendo in una zona del campo molto più avanzata, suppongo prediligendo lo spicchio destro della trequarti.
Sappiamo perfettamente che le percussioni in area dello slovacco non sono imitabili, ma sappiamo anche che il dinamismo del Mota è ineguagliabile e che, sfruttato tra le linee, potrebbe essere corrosivo, magari tamponando in una certa misura la pesante assenza del Pocho.
Interessante novità anche davanti, dove i due "grossi" un pò dovranno sacrificarsi a turno per far salire la squadra, un pò saranno chiamati ad ottimizzare i cross dalle fasce, forse non moltissimi, perché Reja sembra intenzionato a coprirsi molto per arginare gli entusiasmi di un Toro fresco di cambio allenatore. Tanto è vero che si vocifera di un ballottaggio a sinistra tra Vitale e Mannini, visto che il giovane napoletano è ritenuto (secondo me a torto) più abile dell'ex bresciano nella fase difensiva.
Il Toro arriva all'appuntamento disastrato in campionato, ma galvanizzato dall'exploit di Firenze in Coppa Italia, e non è roba da poco. La fantasia di Rosina dovrebbe finire addirittura in tribuna, mentre in campo i granata pare si affideranno all'esperienza di Amoruso, alla voglia di riscatto di Bianchi e alla corsa di Abate.
A conti fatti sembra un remake di Bologna-Napoli. Anche allora non c'erano Cannavaro e soprattutto Lavezzi. Però bastarono 20 minuti di Denis per portare a casa i tre punti. E domenica El Tanque giocherà sicuramente dal primo...

venerdì 19 dicembre 2008

Se il Benfica era proibitivo io sono Napoleone


E sì, a volte un pò più di sfrontatezza non guasterebbe.

Il disco a cui ricorre Marino per pararsi da eventuali brutte figure ormai s'è fatto vecchio. Mi riferisco ad esempio all'approccio avuto a suo tempo alla doppia sfida col Benfica. Quella continua cantilena sul miracolo compiuto dal Napoli, in pochi anni dalla C all'Europa, impacchettò una squadra discretamente tremula, predestinata alla sconfitta più a causa del blasone dell'avversaria che della sua effettiva consistenza. Lo stesso Benfica, che il nostro entourage si preoccupò di dipingere come proibitivo, nella fase a gironi è stato trattato come un vecchio punching-ball. Tre sconfitte (di cui due in casa) e un pareggio, due reti fatte e nove subite. Un massacro. A parte il modesto Hertha, unico club che è riuscito nell'impresa di concedere un punto ai portoghesi, hanno maramaldeggiato sulla carogna di Lisbona il Galatasaray, l'Olimpiacos e (udite, udite) il Metalist. Non certo la crema del calcio europeo. Il blasone del Metalist, poi, è noto a tutti...

Se poi completiamo il quadro con il passaggio del turno, tanto per rimanere tra le mura di casa, di Udinese e Sampdoria (a cui toccherà proprio il Metalist), è chiaro che coraggio, sfrontatezza e corsa spesso possono colmare anche presunti (e ripeto presunti) gap tecnici.

Il Napoli non è un miracolo, ma il frutto della programmazione seria di una società solida. E siccome Marino è colonna portante di questa società davvero non si capisce come proprio lui ricorra così spesso al termine "miracolo".

Basterebbe avere una memoria storica persino ridicola per comprendere la portata della metamorfosi che sta vivendo il Napoli, diventa pertanto inutile se non stucchevole rimarcare il concetto ad ogni peso spinto.

A quella porzione di tifoseria pronta a storcere il naso e magari ad inverire a seguito di qualche batosta non serve a nulla ricordare che eravamo polvere appena quattro anni fa. Sarebbe come ricordare ad un fumatore che il fumo fa male (come se non lo sapesse). Figuriamoci quanto può servire a quegli pseudocommentatori frustrati delle TV private napoletane, che sembrano l'incubo di Marino.

La fase a gironi della Coppa Uefa ha dimostrato che il Benfica era un bluff. Spesso dipingere il diavolo più brutto di quello che è fa più danni del diavolo stesso.

mercoledì 17 dicembre 2008

Torino chiarirà le idee per gennaio


Manca solo il Torino, tra il Napoli e gennaio.
Solo un disperato Torino tra il Napoli fresco ma senza grossi obiettivi che ha galoppato in pista finora e la rivisitazione delle aspirazioni in vista della nuova finestra di mercato.
Una cosa è certa: molto dipende dallo spessore che si vedrà all'Olimpico granata, anche perché sarà l'ultimo ricordo che De Laurentiis porterà tra cuore, occhi e portafogli nel corso di queste lunghe feste natalizie orfane di pallone.
Se gli azzurri domenica dimostreranno un piglio grintoso e cattivo, portando a casa punti, possibilmente 3, il Presidente socchiuderà gli occhi, inalerà l'inebriante profumo di Champions e si volterà verso Marino, ordinandogli col solo sguardo di operare sul mercato quanto è neccessario per poter dire di aver fatto tutto il possibile per calpestare il principale palcoscenico continentale.
Se a Torino i nostri saranno invece umile muschio per il presepe di Novellino, scivolando forse fin da subito fuori dal podio allargato dell'Europa che conta, allora Marino il parsimonioso sarà legittimato a continuare la costruzione con pezzi di lego coloratissimi ma senza cementazione istantanea.
Curiosa asincronia delle esternazioni azzurre: prima Reja ipotizza eventuali rinforzi invernali della terza linea, poi il Patron smaschera il proprio anelito all'irrobustimento di centrocampo e attacco. Il tutto condito con le finte irreali di Pierpaolo, che ruspa sotto traccia come talpa da altissimo QI.
Insomma, possibile che non sia chiaro cosa ci serva? Sì. Possibilissimo. Perché molto, forse tutto dipende dalle ambizioni. Se queste ultime sono le stesse di inizio campionato, parliamo di qualificazione Uefa, lo status quo verrà lambito da movimenti minimi per lo più in uscita.
Ma questi ultimi 4 anni, di De Laurentiis ci hanno chiarito qualcosa di più dei semplici tratti somatici. Ci hanno urlato che Aurelio è un vincente, non tanto nelle parole, a volte noiosette quanto retoriche, quanto nei fatti. E meno male che sia così.
Davanti a tanto mistero l'unico sport che ci è consentito è l'ipotesi.
E allora ipotizziamo: un difensare di piede destro, alter ego di Santacroce; un centrocampista di muscoli e fosforo, per dare ossigeno a Gargano; un vice Lavezzi rapido, incisivo, concreto e capace di accomodarsi in panchina senza borbottare come una caffettiera; e per concludere, nel caso la metà partenopea di Morpheus Zalayeta volesse cercare la sicurezza del posto altrove, come un dipendente statale disposto al trasferimento anche senza famiglia, una punta centrale di sostanza da alternare al Tanque.
Il tutto condito con un pizzico di personalità ed esperienza. E con qualche piede morbido sui calci piazzati, che non guasta.
Possiamo solo crescere. C'è solo da stabilirne i tempi.