Non Spingete by Giodecer

lunedì 18 maggio 2009

La Nona di Donadoni

Volendo giocare con le parole, contro il Torino abbiamo assistito a un Napoli più che mai in versione Donadoni, visto che con i granata si è concesso di… donar doni come mai in passato. Molto graditi da Rosina & Co i numerosi regali gentilmente offerti loro al San Paolo, e se è vero che i giocatori azzurri ci hanno messo molta farina del loro sacco, vedi le amnesie di Cannavaro, le incertezze primordiali di Navarro, le fasi REM di Denis e gli smarrimenti di Hamsik, è altrettanto vero che gli altri omaggi sono stati tutti personalmente incartati e infiocchettati da Donadoni: da Grava esterno sinistro di centrocampo, al doppio trequartista mancino, all’assenza di incontristi in mediana, all’uscita anticipata dell’unico giocatore in forma (Pià) e alla sua contestuale sostituzione con l’ennesimo trequartista del mazzo (Russotto). Perfettamente consci che, parafrasando De Gregori, non è mica da questi particolari che si giudica un allenatore, e che per avere un’idea compiuta sul tecnico bergamasco occorrerà attendere la prossima stagione agonistica, un sereno resoconto di questo suo prologo di esperienza azzurra è comunque lecito.Contro il Torino, Donadoni ha diretto la sua Nona, ma la sinfonia ha continuato a essere non priva di stecche: lo score sinora da lui conseguito sulla panchina azzurra è di 8 punti in 9 partite, media 0,89 a partita. Quando subentrò a Reja il Napoli era attestato in 11^ posizione, ora è al 13° posto. Reazione caratteriale della squadra: pressoché nulla, tranne che contro Inter e Milan, partite che regalano stimoli a prescindere dal lavoro psicologico dell’allenatore; novità tattiche: pressoché nulle e non solo per la continuità col lavoro di Reja, che aveva cresciuto la squadra a pane e 3-5-2; Rivalutazione dell’organico: pressoché nulla, perché a fronte di qualche buona partita delle seconde e terze scelte, quali Monterino, Amodio, Grava e Pià, è continuato inesorabile il deprezzamento del resto del gruppo, tra cui Hamsik e Denis; valorizzazione del giovane talento Russotto: pressoché nulla, il ragazzo ha giocato poco e male; incidenza sul futuro delle stelle azzurre: pressoché nulla, ora più che mai Hamsik e Lavezzi sembrano attratti da altre soluzioni; incidenza sull’appetibilità del Napoli: pressoché nulla, anche il signor Floccari, sebbene contattato personalmente da Donadoni, ha preferito altre mete. Infine, l’obiettivo che l’allenatore stesso aveva posto per sé e la squadra, cioè concludere il campionato con dignità, è già fallito miseramente sotto i colpi di Bianchi e Rosina.Certo, non è mica da questi particolari che si giudica un allenatore. In fondo Donadoni sta cercando di cavar sangue da una squadra voluta da altri. In fondo era già crisi molto prima che lui decidesse di aderire al progetto De Laurentiis. Ma è anche giusto ricordare che esistono due Donadoni: il calciatore, che ha vinto tutto al punto di entrare quasi nella leggenda calcistica; e l’allenatore, con quell’anomalo salto dalla provincia pallonara alla Nazionale italiana, a conti fatti senza infamia e senza lode.Confondere i due Donadoni comporterebbe il rischio di chiedere troppo a un allenatore che deve lavorare ancora molto per dimostrare di essere un buon tecnico, esattamente come il Napoli (squadra e soprattutto Società) deve dimostrare di poter aspirare a entare nell’elite del Calcio italiano.
Una domanda sorge spontanea: Napoli avrà la pazienza di aspettare la crescita dell’allenatore prima ancora della crescita della squadra?

domenica 3 maggio 2009

LE COLPE SONO IN ALTO

Nonostante il bel sole di Siena, Donadoni a fine partita ha ritenuto opportuno aprire l’ombrello.
Lo ha fatto per proteggere i suoi calciatori dalla tempesta di giudizi negativi che stava per abbattersi al termine dell’avvilente performance di oggi.

Da buon padre di famiglia, il tecnico bergamasco s’è assunto per intero le responsabilità dell’indegna prestazione esibita in Toscana, attribuendosi la colpa di non aver saputo trasmettere alla squadra gli stimoli giusti. E di non aver trasferito nelle teste dei ragazzi il concetto che vittorie come quella sull’Inter sono episodi frutto di un insieme di circostanze (come le motivazioni straordinarie sollecitate dalla capolista) che solo raramente si verificano in un campionato.

Molto più spesso occorre confrontarsi con la normalità di squadre come Catania, Bologna, Siena, Torino, squadre che se prese sottogamba possono infliggere amare punizioni, finendo col vanificare anche le rare imprese compiute.

Al di là delle dichiarazioni di facciata, è facile immaginare lo sdegno di Donadoni, la vergogna provata per una squadra che sembra non voglia capire che lo stipendio puntualmente elargito dal Presidente non valga esclusivamente per le serate di gala, ma per l’intera stagione agonistica.

E’ facile immaginare l’inquietudine di De Laurentiis, che deve amaramente constatare la bassissima reattività della sua squadra contro le pari grado, a fronte di sollecitazioni massicce.

A cominciare dalla svolta tecnica, con il licenziamento di Reja e l’ingaggio di un ex CT della Nazionale. Per proseguire con la presenza in panchina dello stesso Presidente; col far sentire tutti sotto esame fino alla fine del Campionato; col far espressamente riferimento ai reparti da rinforzare (cioè tutti).

Niente. L’elettroencefalogramma della squadra continua imperterrito a essere piatto.

In campo sta andando un manipolo di ragazzi restio a qualsiasi impulso, neanche l’elettroshock rappresentato dall’ipotesi di… pulizie generali di fine stagione sembra toccarlo più di tanto.

Oltre al fallimento degli obiettivi stagionali occorre ora fare i conti anche col depauperamento del patrimonio rappresentato dai calciatori azzurri. Un Hamsik così, per esempio, è difficile che possa piacere al punto di fare follie.

E ancora: un Napoli così mal ridotto deve accontentarsi di una collocazione di mercato (contratti televisivi, rapporti con gli sponsor e quant’altro) inferiore alle aspettative.

Ma caricare la squadra di tutte le colpe non vorremmo fosse niente più che l’operazione necessaria a lavare le coscienze di altri.

L’individuazione dei capri espiatori più facili (quelli che vanno in campo) non deve servire a deresponsabilizzare gratuitamente la Dirigenza azzurra.

La squadra del Napoli altro non è che il frutto del lavoro della Società Sportiva Calcio Napoli.

Ed è da quest’ultima che deve partire una seria e attenta riflessione sui motivi di una stagione da dimenticare, sugli errori commessi e spesso reiterati. Sulla necessità di migliorarsi e chiarirsi in tempi brevissimi.

Perché è già tempo di decidere quale Napoli si voglia offrire alla sua sin troppo paziente tifoseria.

sabato 2 maggio 2009

Siena -Napoli, è tempo di esami

Sulla carta Siena-Napoli sembra una gara senza interessi per gli azzurri, soprattutto se confrontata con la partitissima di domenica scorsa, quando un Napoli operaio e orgoglioso è riuscito nell’impresa di dare un dispiacere a Mourinho e ai futuri campioni d’Italia.
Sulla carta il risultato di Siena difficilmente potrà cambiare una classifica ormai lontana da gioie e pericoli.
Sulla carta il tepore primaverile, finalmente allineato alle medie stagionali, potrebbe disturbare la concentrazione dei giocatori azzurri con fantasie vacanziere.
Ma queste supposizioni andatele a dire a Donadoni e vedrete che diventerebbero carta straccia.
Il tecnico bergamasco, dopo la vittoria con l’Inter, deluse chi avrebbe voluto vedere sul suo viso un sorriso largo. Il suo primo commento fu un j’accuse nei confronti della sua squadra, capace di trovare stimoli solo nelle occasioni importanti.
Nella città del Palio, dove in palio ci sarà pressocché nulla, gli azzurri hanno immediatamente l’occasione di far ricredere il proprio allenatore e di mostrare di essere in grado di trovare stimoli e motivazioni anche in assenza del tutto esaurito.
E buon per loro se davvero ci riusciranno, perché più si avvicina la fine del Campionato, più le partite assumono il valore di esami, che rischiano di culminare con una discreta dose di bocciature.
L’ex CT sembra orientato a scegliere anche a Siena la strada della continuità tattica, contrapponendo ai bianconeri di Giampaolo il consolidato 3-5-2, con Navarro tra i pali e Santacroce, Paolo Cannavaro (al rientro dalla squalifica) e Contini in difesa; centrocampo a 5 con Montervino e Mannini esterni; Blasi, Amodio (confermato play basso) e Hamsik centrali; Zalayeta e Pià punte (con Denis che comunque pare recuperato almeno per la panchina).
Tra le riserve scalpiteranno come sempre soprattutto Russotto e Datolo, che sono probabilmente tra i giocatori che avrebbero più bisogno di essere provati per deciderne il futuro in maglia azzurra.
Il Siena, i cui otto punti di vantaggio sulla terzultima, a dire il vero, non garantiscono la tranquillità assoluta, dovrebbe scendere in campo col seguente 4-3-1-2: Elefhteropolous; Del Prete, Portanova, Brandao, Del Grosso; Vergassola, Codrea, Galloppa; Kharja; Ghezzal, Calaiò.
Problemi fisici dell’ultima ora dovrebbero tenere lontano dal campo di gioco il colombiano Juan Camilo Zuniga, classe 1985, da molti paragonato a Pendolino Cafù e già nel mirino di grandi Club, tra cui proprio il Napoli.
In mancanza del forte terzino colombiano, tra i senesi gli occhi saranno puntati in particolar modo sul ventiquattrenne Daniele Galloppa, centrale di qualità e quantità, anche lui accostato alla squadra di De Laurentiis. E naturalmente su Emanuele Calaiò, l’indimenticato arciere siciliano, che nella permanenza napoletana scagliò più di 40 frecce nel cuore dei tifosi. Da lui, attualmente in comproprietà tra Siena e Napoli, è lecito attendersi una prova d’orgoglio volta a indurre l’entourage azzurro a riconsiderare l’ipotesi di un suo ritorno.
Non resta che aspettare di vedere se uguale orgoglio sapranno e vorranno metterlo in campo coloro che a Napoli intendono rimanere. Sempreché intendano rimanere.
Ora cominciano davvero gli esami. Al docente Roberto Donadoni il compito di scegliere chi è da Napoli.

venerdì 1 maggio 2009

E LE STELLE STANNO A GUARDARE

Quando il loro talento risplendeva indiscusso erano per tutti Marekiaro e il Pocho.
Le opache prestazioni degli ultimi tempi hanno restituito alle cronache due giocatori ordinari o quasi, che rispondono semplicemente al nome di Hamsik e Lavezzi.

Nonostante tutto sono ancora il fiore all’occhiello del Napoli.

Nonostante tutto rappresentano l’assegno circolare di Marino, con cui il DG riesce ancora a far fronte agli attacchi mossi al suo capitale di credibilità.

Giunti a Napoli nell’estate del 2007, hanno rappresentato il prezioso cadeau, griffato Marino, che De Laurentiis volle regalare a se stesso e ai tifosi in occasione dello storico ritorno in serie A.

Un ulteriore regalo al Presidente i due scugnizzi di Banska Bystrica e Villa Gobernador Gàlvez l’hanno poi fatto nella loro prima stagione con la maglia azzurra, trascinando il Napoli alle porte dell’Europa e moltiplicando il proprio valore di mercato.

Nell’attuale campionato il loro destino, seppur accomunato dall’andamento della squadra, prima brioso poi lento, molto lento, si è incrociato in modo bizzaro, con un’andata in cui Hamsik s’è visto poco ma ha segnato molto, mentre Lavezzi, al contrario, ha giocato a cento all’ora ma in rete c’è andato col contagocce (per una punta).

Poi la resa.

Di schianto, incomprensibile, oggetto perfino di sondaggi, quella di Hamsik.

Più lenta, più sofferta, quella di Lavezzi.Una crisi che è già a cavallo di due epoche, dato che è esplosa in piena gestione Reja e si è protratta sotto la guida di Donadoni.

Una crisi che forse quella svolta tecnica ha involontariamente sollecitato, perché la salvaguardia del patrimonio rappresentato dai giocatori di talento può valere anche l’esonero di un allenatore.

I cambi di panchina, di collocazione tattica, di approccio alle gare non ha però al momento sortito gli effetti sperati.Hamsik, tranne 45 minuti ai limiti del sontuoso con la Sampdoria, si è assestato da mesi in un range tra lo scolastico e l’inguardabile.

Interno sinistro o trequartista, largo sulla fascia o più accentrato, la musica non è quasi mai cambiata. Il suo status di oggetto non identificato avulso dal contesto-squadra ha fatto registrare anche il parziale smarrimento di quell’istinto di micidiale incursore che lo stava per collocare sul podio dei migliori centrocampisti europei.

Tentazioni di mercato, stress da metropoli, calo motivazionale. Le ipotesi sulla crisi dello slovacco sono varie e di fatto nessuna sembra prevalere nettamente sulle altre.

L’Hamsik di questa stagione è davvero un enigma da decifrare. L’unica certezza è che un’ulteriore stagione agonistica a questi livelli, oltre a penalizzare pesantemente la squadra, comporterebbe la drastica riduzione delle eventuali contropartite tecniche ed economiche, che al momento sembrerebbero ancora essere interessanti.

Ma il ricordo delle sue improvvise verticalizzazioni, dei triangoli, dei tagli, delle accelerazioni e di quel fenomenale istinto da killer in area di rigore, quel ricordo continua a fornire validi motivi per resistere a qualsiasi tentazione di mercato. Tutto sta a vedere se lui saprà fare altrettanto.

Il calo di Lavezzi qualche parziale giustificazione sembra invece trovarla, come il prezzo pagato per aver giocato tante partite col piede pesante sull’acceleratore e con le gambe fiaccate dalle botte, anche quando ha provato a caricarsi da solo una squadra che s’era all’improvviso afflosciata.

Da Donadoni, poi, ha ricevuto compiti tattici più rigorosi, che gli impongono di non tornare a centrocampo a cercar palloni, ma di aspettare i purtroppo sporadici suggerimenti dei compagni.

Anche la perdita di smalto dell’argentino ha indotto a formulare una moltitudine di ipotesi, compresa la bella vita nella Napoli by night, che gli avrebbe alla lunga fiaccato le gambe peggio che i calcioni degli avversari.E le stelle stanno a guardare. E’ proprio il caso di dirlo.Ma anche guardare può essere di giovamento, quando sotto gli occhi sfilano, come sta succedendo in questo periodo, la professionalità, la dedizione, l’attaccamento alla maglia azzurra e il coraggio dei compagni di squadra della vecchia guardia, di “quelli che la serie A col Napoli per loro è il Paradiso”, di quelli che col cuore arrivano dove non può arrivare il talento.

Dei Montervino, dei Grava, degli Amodio.

Di giocatori come questi, che il Grande Calcio ha relegato quasi sempre alla panchina e alla tribuna, ma la cui professionalità sta dribblando tutte le stelle del cielo di Napoli.

Hamsik e Lavezzi stiano a guardare bene e decidano come e dove crescere.

Se sceglieranno di farlo nel Napoli, torneranno presto l’immenso Marekiaro e l’imprendibile Pocho.

LA VITTORIA PIU' SEMPLICE

Quella rabbia che ha solcato il viso scavato di Donadoni subito dopo il suo primo successo da allenatore del Napoli, quella rabbia esternata davanti a telecamere e microfoni e al cospetto del suo Presidente, ha lasciato il segno come il più pungente dei contropiede.
L’ex CT non ce l’ha fatta a nascondere il suo disappunto nei confronti della squadra, ovviamente non per l’impresa appena compiuta, ma per aver mostrato un approccio che era stato latitante nelle partite precedenti. Troppo facile, ha giustamente rimarcato l’allenatore, dar fondo alle proprie energie contro la prima in classifica, il problema è trovare la stessa intensità sempre, anche quando gli stimoli e l’adrenalina sono diversi.

Ma quella rabbia non deve far credere che vincere sia solo una questione di cuore. Perché per battere l’Inter (a dire il vero un po’ giù di corda) oltre a muscoli e polmoni hanno contribuito una spiccata quanto inattesa personalità di squadra e la sagacia della sua guida tecnica. Questa miscela esplosiva ha poi dovuto attendere solo che si consumasse la miccia di uno stadio debordante per poter deflagrare.Donadoni, preso atto che la classe dei suoi giovani più talentuosi è ormai virtù nascosta, ha forgiato per la grand soirée un Napoli operaio. E ha accompagnato questa operazione consegnando fascia di capitano e chiavi psicologiche della squadra al signor Montervino Francesco da Taranto. Palla al centro, neanche il tempo di scaldare i motori, e a far capire a tutti (compagni e avversari compresi) quale dovrà essere l’andazzo della gara sarà proprio l’ex anconetano, con un break spiccio sugli increduli palleggiatori nerazzurri. Briciole di pane sullo champagne dei futuri campioni, lasciato mestamente in frigo. Perché il Napoli operaio aveva deciso che se festa doveva esserci, sarebbe stata per chi indossava e chi sosteneva i colori azzurri. Montervino quindi è stato il grande interprete di questa volontà, la sua grinta ha fatto immediatamente proseliti. Parola d’ordine: mai tirarsi indietro. E così è stato, fino all’ultima goccia di sudore.

Grandi meriti occorre riconoscere poi al vero regista della serata: Roberto Donadoni, che ha – tra l’altro – la voglia di battere l’Inter incisa nel DNA. Il tecnico bergamasco ha con molta semplicità collocato al posto giusto tutti i pezzi del puzzle, chiedendo a ognuno di fare al meglio ciò che è capace di fare, secondo un principio di una banalità sconcertante. Un principio grazie al quale gli uomini della terza linea hanno fatto, in maniera esemplare, i difensori, senza più avventurarsi nelle consuete quanto sterili proiezioni offensive del passato, assicurando così maggior protezione e quindi sicurezza allo stesso Navarro. Amodio, conscio di non essere un fulmine di guerra, ha svolto con diligenza e ordine il preziosissimo ruolo di playmaker basso, raddoppiando sistematicamente sui compagni in difficoltà e impostando senza sbavature. Montervino e Mannini hanno fatto da molla sulle fasce, ricacciando dietro con forza gli esterni avversari. Lavezzi, da brava seconda punta, non si è abbassato fino a centrocampo, conservando quella lucidità negli ultimi venti metri che gli ha consentito di attivare al momento opportuno il destro letale di Zalayeta.Ognuno ha scritto questa graditissima pagina con la mano preferita, senza pretese artistiche o svolazzi di fantasia. Ognuno ha dato il massimo contributo nel proprio ruolo, mettendoci cuore, testa e gambe e togliendo il respiro alla capolista con un pressing alto e spesso asfissiante. Un principio semplice, quello di Donadoni. Del resto non è un caso se proprio la semplicità delle idee costituisce spesso la base dei successi.

lunedì 20 aprile 2009

LA STRANA CAMPAGNA NON ACQUISTI

Si aggira tra i resti del suo Napoli ultimo nella classifica del girone di ritorno, senza nemmeno la gruccia-Marino, alla quale si era appoggiato fino all’esonero di Reja.
Furioso, in un mondo che conosce quanto la letteratura araba.

Come un cieco irascibile, pauroso dei pericoli che incombono ma al contempo convinto di potercela fare da solo, De Laurentiis sbraita e vibra bastonate a vanvera.

In pochi giorni ha pianificato la prossima campagna acquisti.

Cinque anni di praticantato, tra un cinepanettone e l’altro, gli hanno restituito la consapevolezza di poter individuare le esigenze della squadra (un difensore, un regista, una punta da 20 gol) e di inaugurare un’originalissima campagna non acquisti. Una campagna che invece di basarsi sull’elenco dei possibili nomi da trattare, al momento è caratterizzata dalla lista degli indesiderati. Ed è paradossale che i primi nomi di questa lista siano di due napoletani, quando era suo vecchio auspicio l’allestimento di una formazione che parlasse soprattutto il dialetto partenopeo.

E così nel tritacarne dei suoi principi cardine, sono finiti prima Fabio Cannavaro, giudicato troppo vecchio, poi Fabio Quagliarella, considerato troppo poco prima punta.

E così due giocatori ambiti da mezza Europa, nonostante il manifesto gradimento per la maglia azzurra, sono stati battezzati come inadeguati per quella che, conti alla mano, nel 2009 è la squadra più debole della serie A.

Il Napoli passa quindi dal mercato delle strategiche bugie di Marino a quello delle sconcertanti verità di De Laurentiis. Verità il cui significato sarà svelato nel corso del prossimo mercato estivo, grazie al quale avremo modo di verificare l’effettiva inadeguatezza di Fabio Cannavaro e Quagliarella nel nuovo Napoli (a fronte dell’arrivo di campioni di caratura superiore) oppure di svelare le verità nascoste del Presidente, per esempio che la rinuncia ai due giocatori nasconde in realtà motivazioni prettamente economiche.

Fatto sta che anche questa ripartenza della SSC Napoli è avvenuta col piede sbagliato.

Perché lo stile di una Società non si costruisce sbattendo porte in faccia e perché si rischia di perdere simpatie e consenso soprattutto quando tali porte sono sbattute in faccia a possibili beniamini della piazza.

Purtroppo però la mancanza di stile e immagine non è l’unico problema.

I dolori del giovane Napoli sono trasversali e riguardano tanto lo staff dirigenziale, minimalista e per di più screditato, quanto la guida tecnica, incapace finora di rendere giusto il licenziamento di Reja, quanto la squadra, monca e fisicamente come psicologicamente in vacanza da quattro mesi. L’auspicio è che De Laurentiis realizzi quanto prima che né singole grucce né il bastone potranno aiutarlo più di tanto, e che per rimettere in moto e rendere competitiva la macchina del suo Progetto occorre un lavoro di equipe, portato avanti da un team di professionisti competenti con ruoli e responsabilità ben definiti.

Tutto il resto sarebbe solo una felice conseguenza.

mercoledì 15 aprile 2009

IL NAPOLI VUOLE DIVENTARE ADULTO

Il Napoli ha deciso: non vuole più aspettare.
E forse non vuole più scommettere.
Già, le scommesse. Di alcune di quelle garantite da Marino, De Laurentiis sembra volerne fare carta straccia. Perfino l’albero dei talenti prospettici pare ora capace di produrre solo legna da ardere.
Il Presidente del Napoli aveva pronto un bel falò, all’alba dell’attuale campionato, ma le certezze del suo consigliori irpino lo convinsero a desistere.
L’onta del fallimento degli obiettivi stagionali ha però riacceso la torcia nelle mani del Patron azzurro, e questa volta non c’è superesperto che tenga: chiunque si avvicini rischia davvero di bruciarsi.
De Laurentiis, nel delineare le linee guida della prossima campagna acquisti, ha lasciato intendere che è finita la stagione delle attese.
Il Napoli non può e non vuole permettersi di aspettare, per esempio, che Gargano dimostri di poter diventare un buon regista e che Denis dimostri di poter realizzare grappoli di gol come nella sua Argentina.
Di tempo se n’è perso anche troppo. E’ scoccata l’ora dei calciatori pronti subito, di gente collaudata e già sperimentata con successo nel campionato italiano.
Tre colpi per tre ruoli: è la nuova locandina a effetto del produttore cinematografico.
Un attaccante, un regista e un difensore, Roba buona però.
Ma quale può essere l’identikit dei futuri pilastri del Napoli?
Un attaccante da 20 gol – ha precisato De Laurentiis – ma che abbia dimostrato di saper essere così prolifico in Italia, contano nulla le eventuali messi di gol all’estero. All’estero è diverso.
Spulciando negli archivi, vien fuori questa graduatoria riferita agli ultimi quattro anni, compreso l’attuale: Toni 31 gol, Totti 26, Riganò 24, Trezeguet 23, Suazo 22, Del Piero 21, Lucarelli e Ibrahimovic 20, Di Vaio e Borriello 19.
Eliminando troppo anziani e irraggiungibili (per ingaggio e costo del cartellino), la cerchia potrebbe restringersi a due prime punte: Toni e Borriello.
Il regista. E’ facile pensare che dei prospetti in stile Sudamerica, tipo Banega, il Presidente non voglia neanche sentirne parlare. Troppe variabili incrementerebbero il rischio di sbagliare il colpo: tempi d’integrazione, scarsa esperienza, propensione alla movida eccetera eccetera.
Molto meglio l’usato sicuro. D’Agostino e Palombo non possono non essere tra i maggiori indiziati.
Infine il difensore. In molti hanno pensato che il Presidente si riferisse a un centrale. Forse non è così. Considerata la predilezione di Donadoni per la difesa a quattro, il colpo grosso potrebbe riguardare il terzino sinistro. E un grandissimo colpo sarebbe proprio… Grosso.
Se poi verrà mantenuta la promessa di non cedere Hamsik, ecco cadere i veli sulla possibile fisionomia del nuovo Napoli: davanti al portiere (a proposito, De Laurentiis avrà la pazienza di aspettare Navarro?) una difesa a quattro, con Paolo Cannavaro e Santacroce centrali, Maggio e Grosso terzini (tanti centimetri e muscoli in più in fase difensiva, tanta spinta in quella offensiva); centrocampo con D’Agostino o Palombo regista e due cursori a portare la croce: Gargano e Blasi (ma l’interessamento per Ambrosini potrebbe rientrare in questa logica); Hamsik trequartista, libero di spaziare tra le linee e vicino all’area avversaria per sfruttare la sua incredibile capacità d’inserimento; Lavezzi e Borriello o Toni di punta.
L’intero organico, poi, andrebbe nel suo complesso rinforzato con alternative degne di un campionato importante, un campionato da squadra adulta.
Perché il Napoli non può essere l’eterno adolescente che si fa aspettare tra ingenuità e bravate.

domenica 12 aprile 2009

L'AURELIO FURIOSO

Il dopopartita di Napoli-Atalanta ha assunto significati che vanno ben oltre le semplici valutazioni tecnico-tattiche dell’incontro. E’ bastata infatti la scialba prestazione prepasquale degli azzurri a dare la stura a quel concentrato d’ira che da qualche mese ha in sé Aurelio De Laurentiis.
Nella conferenza stampa di fine gara il Presidente ha impugnato idealmente la spada e ha vibrato feroci fendenti ad altezza d’uomo, per la precisione all’altezza di Pierpaolo Marino.

“A questo punto devo ammettere che a questa squadra manca un regista in grado di dettare i tempi. Mi dispiace non averlo preso prima perché abbiamo perso due anni. Dopo cinque anni ho imparato qualcosa e visto che in passato sono stati fatti errori cercherò ora di rimediare”, questo il suo esordio davanti ai giornalisti.

Ed è il primo colpo di lama per il Direttore Generale, gli errori del quale il Presidente si ripromette ora di rimediare in virtù di una maggiore conoscenza del mondo del calcio. Errori che avrebbero stoppato la crescita del Progetto Napoli addirittura per due anni (probabilmente intende la stagione in corso, più la prossima senza Europa).

“Io l’intertoto non lo volevo fare ma sono stato consigliato male da persone esperte all’interno della società. Purtroppo stiamo pagando le conseguenze di quella scelta”. E questo sembra essere il colpo di grazia per l’ex plenipotenziario irpino, dato che è di dominio pubblico che, fino all’ingaggio di Donadoni, nel Napoli non s’è mossa foglia senza il volere di Marino, partecipazione all’Intertoto compresa.

L’Aurelio furioso, così come l’Orlando dell’Ariosto serbò infinito rancore per la traditrice Angelica, non sembra voler perdonare nulla a Pierpaolo Marino ed è stato sufficiente rivedere il fiacco Napoli anti-Atalanta perché fosse strappato quel velo pietoso di diplomazia che aveva accompagnato l’insediamento del nuovo allenatore.

Questo fiacco Napoli, che non è solo il frutto di una stagione divenuta fallimentare per la preparazione anticipata, per infortuni, squalifiche e scarsa crescita di personalità dei giovani talenti, ma che è anche la triste conseguenza di una serie di valutazioni errate proprio sotto il profilo tecnico.

Questo Napoli che, dopo qualche flebile lampo di miglioramento, è tornato sonnolento e apatico, nonostante il nuovo allenatore, nonostante il fiato sul collo del Presidente seduto in panchina, questo Napoli - che invece di stupire regala sbadigli - a De Laurentiis proprio non va giù.

Oltre all’ingaggio del regista, il Presidente preannuncia anche l’arrivo di un attaccante da 20 gol, più forte di Floccari, molto più forte di Denis, e di un difensore di razza. Come a dire che nemmeno un reparto finora è stato attrezzato a dovere. E chissà quali siano i suoi attuali tormenti su Navarro.

Giusto rimarcare gli errori quando i nodi vengono al pettine. Giusto ristabilire di conseguenza ruoli e competenze. Giusto ridisegnare i perimetri d’azione della dirigenza e dell’allenatore.

Un po’ meno giusto prenderci gusto a sparare sull’unico pianista, su quel Marino del quale vanno ricordati e sottolineati gli errori come i meriti. E tra questi ultimi non è roba da poco l’aver soffiato Hamsik a Milan e Inter, l’aver attribuito grande importanza all’aspetto caratteriale dei giocatori da acquistare, l’aver seguito come un padre le giovani stelle azzurre, come fece per Marek, in giro per l’Europa con la sua Slovacchia.

Nell’interesse del Napoli, adesso non è tempo di sceneggiate, di stabilire chi sia stato ‘o malamente.

Adesso è tempo di riprendere a fare fatti concreti, possibilmente cumulando le energie e le capacità di chiunque già faccia parte della famiglia azzurra.Adesso è tempo di fare, o – se volete – rifare, il Napoli.

lunedì 6 aprile 2009

Sospetti di un mercato già delineato

Ci sono frasi, parole, se non addirittura semplici ammiccamenti, che a volte possono cambiare il senso di come è stata impostata una partita. Ed è quello che potrebbe essere successo un’ora dopo la conclusione di Sampdoria-Napoli.
Quando ancora non era scemata la sorpresa per alcune scelte di Donadoni, appariva in TV Aurelio De Laurentiis che, messo sotto pressione con domande sulla futura campagna acquisti che tiravano in ballo anche il nome di Antonio Cassano, rispondeva facendo sì gli elogi al talento barese, ma rivelando che il mercato del Napoli avrà un destino particolare, del quale ora non si può svelare di più.

Le parole del Presidente e le formazioni schierate da Donadoni sembrerebbero corroborare la tesi che l’obiettivo di questo finale di campionato non sia tanto la valutazione del materiale umano in funzione della ridefinizione della rosa della prossima estate, quanto concludere il campionato nel modo più dignitoso possibile.
E’ possibile che la Società preferisca non perdere, per evitare ulteriori motivi di polemiche e contestazioni, piuttosto che valutare attentamente alcuni giocatori che a tutt’oggi sono oggetti misteriosi, come Russotto e Datolo.
Anche perché affermare che il destino del Napoli avrà un destino particolare, lascia intendere che una buona parte delle scelte per la prossima stagione, sia in entrata che in uscita, sia già stata compiuta.
Ovviamente si spazia nel regno fantasioso delle ipotesi, alla ricerca di quella più attendibile che giustifichi perché Donadoni abbia preferito offrire, invece di un cocktail tutto da scoprire, un aperitivo conosciuto ma scaduto.
Scaduto perché sulla carta i Grava, gli Amodio, i Pià non sono più funzionali alle prossime fasi del Progetto.
Conosciuto perché nel caso specifico della trasferta di Genova la vecchia guardia garantiva equilibri confortanti, leggi pure una copertura difficilmente ottenibile con le altre pedine a disposizione.

Resta così la curiosità sulle capacità di due tra i giocatori più attesi in questo scorcio finale di stagione, col sospetto che le scelte già compiute riguardino anche loro.
Certo, d’istinto viene un po’ da sorridere quando si prende atto che chi predica continuamente ai propri giocatori di osare è il primo a non osare, ma occorre ammettere che davanti a un fermo invito alla prudenza del Generale (De Laurentiis), anche l’ufficiale più audace (Donadoni) ha buoni motivi per frenare.

mercoledì 18 marzo 2009

NAPOLI, UN GRANDE LABORATORIO PER CAPIRE

Ora che mancano le pressioni perché gli obiettivi sono stati falliti; ora che una serie di maldestre operazioni di mercato sono state impietosamente smascherate al punto che il Presidente ha ritenuto necessario riprendere con forza le briglie del Napoli togliendole a Marino; ora che mancano ancora dieci giornate alla fine di questo campionato, il Napoli diventa un grande laboratorio in cui c'è da capire cosa sia giusto salvare in vista del potenziamento tecnico della prossima estate.
Una cosa è certa: c'è molto, moltissimo da lavorare, perché nelle mani di Donadoni non c'è nemmeno un reparto che offra garanzie.

A cominciare dal portiere, con Navarro, frutto di scelta fantasiosa quanto improduttiva.

Per proseguire con la difesa, indebolita in modo sconcertante rispetto alla stagione scorsa con gli arrivi di Rinaudo, Aronica e Vitale a fronte delle partenze di Domizzi, Savini e Cupi.

Per continuare col centrocampo, in cui si è voluto insistere a scommettere con comica miopia sulle inesistenti doti di regìa di Gargano, finendo con il far passare inosservate anche le sue ottime virtù di incontrista.

Per finire con l'attacco, lasciando Lavezzi completamente solo a cantare e a portare la croce e alternandogli accanto le comparsate di uno svogliato Zalayeta e di un modesto Denis in versione tanque pezzottato.

Molto, c'è davvero molto da lavorare.

E' un organico a cui mancano serenità e capacità in porta e in difesa, fosforo a centrocampo, centimetri e fiuto del gol in attacco.

Da valutare con attenzione quanto si dispone per correre ai ripari, ma anche per non svilire ulteriormente quei pochi acquisti azzeccati che rappresentano quasi l'intero patrimonio: i Maggio, i Santacroce, i Lavezzi, gli Hamsik, i Gargano, i Mannini.

Da qui si deve ripartire, non è moltissimo, ma neanche così poco.

E forse anche tra questi si nasconde qualche grosso bluff che però potrebbe rendere tanti di quei milioni che sarebbero un toccasana in funzione della ricostruzione della squadra.

De Laurentiis ha scelto personalmente Donadoni perché sia il principale artefice tecnico della ricostruzione.

Marino non potrà non ascoltarlo.

E forse un giorno sarà grato ad entrambi, perché capirà che era l'unico modo per ridurre la sua possibilità di far danni.

lunedì 16 marzo 2009

REGGINA-NAPOLI 1-1. IL GOL DI LAVEZZI PER DONADONI E LE LACRIME DI COCCODRILLO DI MARINO PER REJA

Una maggior attenzione nel mantenere le giuste distanze tra i reparti, la cura nell'evitare quanto più possibile il lancio lungo a beneficio di trame con palla a terra, una buona reazione dal punto di vista psicologico.
Coloro che pensavano di vedere di più la mano di Donadoni nel giorno del suo debutto sulla panchina azzurra potrebbero essere rimasti delusi. Una delusione evitabilissima dato che 4 giorni di lavoro non sono bastati nemmeno al Padreterno.

Da considerare poi che il materiale umano di cui ha potuto disporre il tecnico bergamasco offriva ridottissime opzioni di scelta, al punto da imporgli di mandare in campo la stessa formazione che aveva perso con la Lazio causando l'esonero di Reja.

In questo contesto ha fatto addirittura un pò compassione Donadoni, quando le telecamere lo hanno scovato mentre chiedeva ripetutamente ai suoi di allargare il gioco sulle fasce. Era come chiedere a una formica di saltare come un grillo. Con cosa? E nel caso del Napoli, con chi?

Per dare ampiezza al gioco serve almeno Mannini, che se c'è una giustizia dovrebbe tornare presto sui campi di gioco.

Al momento dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo.

Sì, esattamente quello che ha dovuto fare Reja, anche per colpa sua, dato che ha sempre accettato supinamente ogni scelta di mercato anche se in contraddizione con le sue esigenze.

E' sotto questo aspetto che ci si attende molto da Donadoni, oltre alla cura certosina degli aspetti tattici e psicologici della squadra.

E' sin da adesso sotto esame la capacità dell'ex CT di non farsi prevaricare, di non consentire ad altri di farsi fare l'organico e di recitare il ruolo spersonalizzante dell'assemblatore di idee altrui.

De Laurentiis pare finalmente aver capito che la scena dell'allenatore schiacciato dalle interferenze è assolutamente da evitare.

Come prima conseguenza ha di fatto rivisto il mandato urbi et orbi consegnato 5 anni fa nelle mani di Marino.

L'ultimo atto di fede nei confronti del DG il Presidente lo ha compiuto a gennaio, quando ha sostenuto all'unisono con lui, quasi fossero un'unica persona, che il Napoli "stava bene così". Oltre al danno, la beffa di aver fatto una figura di merda a livello mondiale.

De Laurentiis, da imprenditore avveduto qual è, nonostante le ampie attestazioni di fiducia che è capace di offrire, tiene sempre d'occhio il riscontro di produttività dell'azienda.

Il fallimento dell'obiettivo tecnico prestabilito, la spaventosa perdita d'immagine della Società e il depauperamento del patrimonio giocatori causato dalle sconfitte non potevano rimanere senza un responsabile. Ed è ridicolo solo pensare di poter accomodare tutto eliminando un capro espiatorio "a caso": Eddy Reja.

Era ovvio che le responsabilità andassero ricercate più in alto.

De Laurentiis quindi ha finalmente deciso di riprendersi il Napoli e, sapendo che per fare questo non sarebbe bastata una sua più assidua presenza a contatto con l'ambiente azzurro, si è affidato alla competenza dell'ex CT della Nazionale.

Di fatto a Donadoni, in qualità di allenatore, sono restituite le competenze che Marino aveva indebitamente sottratte al ruolo della guida tecnica, contando sull'inesperienza del Presidente in materia in tema di rapporti professionali nell'ambito di una società calcistica.

Donadoni non solo dovrà essere ascoltato, da chi opera sul mercato, su esigenze e priorità dell'organico, ma dovrà anche relazionare direttamente al Presidente sulla correttezza di questo flusso.

Ovviamente lo stesso Donadoni dovrà poi rispondere di queste importanti responsabilità.

Non per niente De Laurentiis ha affermato che, al di là della scadenza attuale del suo contratto, l'idea sarebbe quella di puntare sul bergamasco per l'intero quinquennio della fase 2 del progetto, ma che tutto dipende dalle capacità dimostrate.

Il Marino torvo di questi giorni, che si autodefinisce triste per l'allontanamento dell'amico Reja, ha come abbiamo visto una spiegazione più complessa.

Ed è irritante constatare che anche in questo caso il DG voglia dare a bere qualcosa di diverso dalla realtà.

La realtà è che lui sta pagando, in termini di immagine e di responsabilità, gli errori compiuti.

E questo è un buon motivo per incupirsi.

In quanto alla presunta tristezza per il licenziamento di Reja, beh, forse è opportuno stendere un velo pietoso, perché dovremmo parlare di lacrime, sì, ma di coccodrillo.

domenica 15 marzo 2009

A REGGIO CALABRIA IL NAPOLI DI DE LAURENTIIS DIVENTA ADULTO

Sale incredibilmente la febbre da partita.
Mancano poche ore ad un appuntamento calcistico che gli eventi di questa settimana hanno trasformato completamente.

Reggina-Napoli non è più l'ennesima prova d'appello di una squadra allo sbando, ma rappresenta l'atto di partenza della fase 2 del Progetto di Aurelio De Laurentiis.

Il lungo percorso di rinascita dalle ceneri del fallimento, di passaggio tra gli inferi delle serie minori, di primo assestamento nel principale palcoscenico calcistico nazionale, si è simbolicamente concluso martedì scorso.

L'avvicendamento alla guida tecnica del Napoli di un allenatore quale Reja, che ha traghettato la squadra fino alle sponde del Calcio che conta, con Roberto Donadoni, ex CT della Nazionale, sta a significare che la Società ritiene sia giunto il momento di puntare a bersagli finalmente consoni alla passione del tifo partenopeo.

Occhi puntati su Donadoni, quindi. Sulla scossa soprattutto psicologica che sarà riuscito ad infondere alla squadra. Sulle soluzioni tattiche semplici ma efficaci che sarà riuscito a far assimilare. Sul compattamento del gruppo che sarà riuscito ad ottenere.

Null'altro si può pretendere da un allenatore in soli 4 giorni. La lettura della partita di Reggio da parte del Napoli dovrà basarsi quindi esclusivamente sulle indicazioni che ho appena richiamate.

Risposte già positive sotto il profilo psicologico avranno grande valore, anche in presenza di un risultato ancora non gratificante.

Se poi il Napoli sarà in grado di mettere in cascina anche del fieno, inteso come punti pesanti, la festa per la Nascita della Fase 2 sarà completa.

La formazione che oggi scenderà in campo dovrebbe essere la seguente:

Navarro tra i pali, linea a quattro difensiva con Santacroce e Aronica esterni bassi, Cannavaro e Contini centrali; rombo a centrocampo, con Blasi vertice basso, Pazienza e Bogliacino interni e Hamsik alto dietro le punte, che saranno Lavezzi e Zalayeta.

Oggi preparatevi a mettere un altro segnalibro sulla storia del Napoli.

Oggi il Napoli di De Laurentiis diventa adulto.

sabato 14 marzo 2009

REGGINA-NAPOLI. CHE ABBIA INIZIO LA FASE 2

Sono talmente risicate le opzioni di scelta consentite dalla rosa del Napoli, che Donadoni pare orientato a confermare per Reggio Calabria gli stessi giocatori le cui performances di domenica scorsa hanno di fatto reso impossibile la permanenza di Reja sulla panchina azzurra.
Si riparte quindi da lì, da quel poco che il goriziano aveva di presentabile in campo, da quello scarso (numericamente) e depresso materiale umano ulteriormente svilito dagli infortuni gravi di Gargano e Maggio e dalle condizioni precarie di Datolo e Vitale.

I nomi saranno gli stessi e perfino il modulo tattico (4-3-1-2) dovrebbe ricalcare quello deciso da Reja contro la Lazio.

Aggiungiamo poi che in 4 giorni è impossibile approfondire schemi e soluzioni tattiche al punto da cambiare la fisionomia di gioco di una squadra.

Eppure l'auspicio di un'immediata inversione di tendenza sin da domenica, almeno rispetto all'approccio alla gara, si fonda su valide motivazioni.

E' dalla testa dei giocatori che dovrebbe cominciare la rinascita.

Donadoni sta lavorando con scrupolo su quella paura di sbagliare che ha sempre più attanagliato la squadra negli ultimi due mesi. Paura di sbagliare intervento, di prendere iniziative, di saltare l'uomo, di tirare.

Nel corso delle partite di allenamento di questi giorni, Donadoni ha sempre fermato il gioco in presenza di errori, per richiamare l'attenzione su di essi e su come evitarli.

Sintomatico il verbo usato dal nuovo allenatore: "osare". E' quanto ha spesso richiesto ai suoi uomini: osare di più, provare il tiro per esempio, anche dalla distanza. Prendere iniziative senza remore.

Ma sarà possibile osare solo quando la mente dei giocatori verrà sgomberata dai fantasmi di una crisi che ha reso l'ambiente una polveriera.

Paradossalmente la presa d'atto del fallimento degli obiettivi (l'accesso alla Coppa Uefa al momento è distante), fallimento che gioco forza ha sancito la fine della prima fase del Progetto, può rivelarsi anche la medicina per uscire fuori dalla crisi.

L'ammorbidimento delle aspirazioni, passate dalla qualificazione alla Champions League alla conclusione dignitosa del campionato, già di per sé rende meno pesante l'attesa dei risultati.

L'arrivo dell'ex CT della Nazionale ha determinato poi l'ulteriore affievolimento delle pressioni ambientali, convogliando l'attenzione su quello che sarà, più su quello che deve essere fatto hic et nunc.

Si è perciò restituito tempo alla squadra. Al punto che sembrano lontane le pur recenti minacce degli ultras di far venire meno il loro appoggio alla squadra.

Ora quelle minacce non hanno più senso, perché l'amarezza per il fallimento di una stagione non può non aver lasciato il posto alle aspettative di miglioramento di Società e squadra, supportate dall'intervento deciso (anche in questa sede ripetutamente auspicato) di De Laurentiis.

Scegliendo personalmente Donadoni, il Presidente ha assicurato ampia legittimazione alla guida tecnica, riducendo le possibili interferenze esterne nell'area di competenza.

Da più parti questa operazione è stata intesa come sostanziale riduzione delle competenze di Marino.

Io preferisco vederla da una diversa angolatura: il Presidente ha semplicemente ripreso da Marino competenze che il DG aveva espropriato al ruolo dell'allenatore.

Agire al meglio sulla testa dei giocatori azzurri significa far coesistere tranquillità e giusta tensione senza causarne il conflitto.

La tranquillità di giocare senza paura di sbagliare perché ormai nulla è più possibile chiedere alla classifica, la tensione di dare il massimo perché è chiaro che nelle restanti 11 partite ognuno sarà sotto osservazione, anche le talentuose speranze azzurre.

E stavolta ad osservare e valutare i giocatori non sarà più un tecnico/parafulmini in scadenza di contratto e in odore di pensione, ma l'ex CT della Nazionale che relazionerà direttamente al Presidente.

Che abbia inizio la fase 2.


giovedì 12 marzo 2009

AURELIO C'E'

Nella conferenza stampa di presentazione di Donadoni, Pierpaolo Marino è apparso incupito.
Comprensibilissima la tristezza causata dall'allontanamento di un uomo, Edy Reja, con cui ha condiviso gioie e dolori della avventura calcistica azzurra degli ultimi 4 anni. Impossibile davvero rimanere impassibili. Anche se troppo spesso Marino ha mostrato di non saper o, peggio ancora ,voler ascoltare opinioni, suggerimenti ed esigenze del tecnico goriziano.

Ma c'è il forte sospetto che i motivi dell'incupimento di Marino non erano solo di ordine sentimentale, ma, e forse soprattutto, andrebbero ricercati a livello professionale.

Basta leggere e sentire alcune dichiarazioni di De Laurentiis, che parla quasi sempre in prima persona, sia quando descrive la riflessione che lo ha portato alla decisione di dare una sterzata (licenziamento di Reja), sia quando si riferisce ai contatti con Donadoni.

Sembra chiaro che abbia voluto lanciare un messaggio CHIARO E FORTE a tutti: stampa, tifosi, Marino, squadra e allenatore nuovo arrivato, che lui non è un presidente di facciata.

Non è il capo che delega perché si cura personalmente solo degli impegni che ritiene prioritari.

De Laurentiis ha voluto far capire che le deleghe, da lui distribuite sulla base della fiducia nelle competenze dei suoi collaboratori e necessarie in un mondo complesso e difficile in cui lui si autodefinisce "nuovo" e quindi inesperto, quelle deleghe non sono un'investitura vita natural durante.

Quelle deleghe sono sempre in discussione, nell'ampiezza e nella durata, parametri che sono decisi univocamente dal Presidente, sulla base dei risultati che ognuno, nell'ambito delle proprie competenze, mostra di produrre.

"Il bastone del comando è qui", sembra aver voluto dire De Laurentiis.

L'incupimento di Marino rispecchia probabilmente la presa di coscienza che la presunta intoccabilità di certe posizioni, come la sua, si fondava su basi di cristallo invece che di cemento come credeva.

Tutto questo a chi ama il Napoli non può che fare comodo.

Perché a noi interessa solo il bene del Napoli.

D'altronde lo diciamo anche ai giocatori che esiste solo la maglia, figuriamoci se non possiamo dirlo anche a chi è dietro una scrivania...

CHI E' DA NAPOLI E CHI NO

Le condizioni per la auspicata scossa adesso ci sono.
I giocatori azzurri ora non trovano più sulla panchina un vecchio allenatore alla evidente conclusione di un ciclo, un rassicurante parafulmini ad uso di tutti, un signore vecchia maniera con tanto buon senso ma con riconosciuta modesta fantasia tattica.


I nostri calciatori ora trovano un allenatore giovane, con le spalle temprate dall'esperienza di massimo prestigio per un mister: la guida della Nazionale; rispettato dalla FIGC; rispettato nell'ambiente per trascorsi da calciatore ad altissimo livello coronati da una caterva di successi.


Un allenatore VOLUTO, IMPOSTO E QUINDI LEGITTIMATO direttamente dal PRESIDENTE.

Un allenatore a cui è stato affidato il comando della squadra per le 2 stagioni a venire, oltre che per il finale di questa.


Ora ogni calciatore non può non prendere consapevolezza che non c'è più un parafulmini sotto cui ripararsi e che comportamento e rendimento saranno valutati attentamente, senza filtri, senza giustificazioni esterne.


Una valutazione che si fa semplice come sfogliare una margherita: CHI E' DA NAPOLI E CHI NON E' DA NAPOLI.


In questi 2 mesi e mezzo TUTTI devono capire che non c'è scelta: devono mostrare a Donadoni e alla Società le proprie virtù caratteriali e professionali, le proprie doti umane e tecniche.

Basta coi tremori, basta col torpore di questi ultimi due mesi.

FUORI GLI ATTRIBUTI.

Forza ragazzi, è giunta l'ora di far vedere chi siete, a cominciare da Reggio Calabria.

In bocca al lupo a voi.

E a noi.

GRAZIE REJA, GRAZIE VECCHIA ROCCIA FRIULANA

Ci sono certe persone che basta guardare in faccia per capire che le puoi amare.
Reja è tra queste.

Vedendolo nel corso delle interviste mi fa venire in mente il nonno dell'alunno al ricevimento dei professori, tutto preso a sostituire il papà del ragazzo, con gli obiettivi ben precisi di difendere e smorzare i toni.

Quanta saggezza tra le rughe del nostro Clint Eastwood, quanta consapevolezza della nobiltà del lavoro.

Quanta umiltà e quanta attenzione a non prevaricare nessuno ma anzi a far da scudo a tutti.

Nell'epoca dei venditori di fumo, modi e sostanza di Reja richiamano alla memoria le migliori virtù dell'uomo.

Il licenziamento di martedì notte è un disonore che poteva essere evitato.

Poteva essere evitato dalla Società stessa, che bene avrebbe fatto a considerare il ciclo di Reja concluso al termine della scorsa stagione.

Poteva essere evitato dallo stesso allenatore goriziano, se avesse rassegnato inderogabili dimissioni qualche settimana fa, prendendo magari coscienza di quanto era ormai sotto gli occhi di tutti: la squadra non rispondeva più ai suoi comandi e stava percorrendo a folle una discesa pericolosissima.

Sì, poteva pensarci Reja, quando ha capito che la Società lo stava usando per coprire gli errori di tutti.

Ma nella vita il libero arbitrio ci consente di compiere scelte secondo la personale sensibilità.

E Reja ha scelto di rimanere aggrappato al volante di guida, con la ferrea volontà di condurre a destino la sua vettura, la stessa vettura con cui aveva superato qualsiasi momento di difficoltà, con cui aveva affrontato e superato i percorsi più infidi e impervi.

La ferrea volontà di portare al termine con successo ancora una volta il suo lavoro lo ha reso cieco rispetto a quanto gli stava succedendo intorno.

Ha continuato a guidare nonostante le spie fossero tutte accese al rosso, il motore stesse fondendo e i cerchioni scintillassero grattando sull'asfalto, essendosi le gomme già bucate da un pò.

L'ho accusato di scarsa dignità per questo.

E credo di essermi sbagliato, perché un'indagine più approfondita dell'animo di Reja avrebbe potuto consentirmi di coglierne prima l'indole del friulano che non si abbatte davanti a niente.

Reja fa parte di quella gente che non s'è fermata un attimo nemmeno quando bisognava ricominciare daccapo nella disgrazia del terremoto.

Reja ha una percezione diversa delle difficoltà.

E' come se avesse consapevolezza solo di due parametri: il lavoro frutto della sua applicazione e l'obiettivo che gli è stato chiesto di raggiungere.

Il resto è un dettaglio secondario: non importa se ricostruisci una casa dalle macerie usando una gru o le sole mani, l'importante è vederla in piedi prima possibile.

E questa tempra probabilmente non ha consentito al nostro Reja di accorgersi che nelle macerie ci stava finendo lui con tutto l'equipaggio.

Sappiamo bene che certe frasi sono dettate dalle circostanze.

E quello che ha detto dopo il licenziamento fa quasi tenerezza.

Mi riferisco a quando ha sostenuto che, comunque fossero andate le cose, aveva già deciso di lasciare a giugno.

Fa tenerezza perché nel dirlo sembra non abbia considerato che a giugno comunque scadeva il suo contratto e che il cambio della guida tecnica del Napoli era più certo della morte.

Sembra una dichiarazione di circostanza, la sua, dettata più dal tentativo di salvare la faccia che altro, a fronte dell'interruzione brutale di un mandato che aveva onorato da 4 anni.

Invece io voglio credergli. Voglio pensare che in quelle parole, con cui rendeva pubblica l'intenzione di lasciare a giugno il "suo" Napoli, c'è tutto l'orgoglio di un uomo che decide lui di restituire una squadra che ha visto nascere e che ha fatto crescere, e dalla quale ha tratto impensabili motivi di gioia e soddisfazione quasi alla fine di una carriera buona ma fino a 4 anni fa senza bagliori.

Nel riprendere il Napoli dalle sue mani, tutti, ma davvero tutti, dai dirigenti ai tifosi, dovrebbero alzarsi in piedi per tributargli un lungo e commovente applauso.

Grazie, vecchia roccia friulana.

Sebbene fisicamente ti stia allontanando dalle luci accecanti della ribalta, tornando nell'ombra della tua riservatezza, sono certo di poterti garantire che il posto che è per te qui, nel cuore di chi ama il Napoli, nessun esonero potrai mai fartelo perdere.


mercoledì 11 marzo 2009

DA REJA A DONADONI, COSA CAMBIA NELL'IMMEDIATO E NON SOLO

La cosa paradossale, soprattutto per chi ha ritenuto che buona parte della prevedibilità e della asfitticità del gioco azzurro sia da attribure al modulo tattico di Reja, è che con il 3-5-2 di Donadoni (per la precisione a Livorno) l'attaccante centrale (Lucarelli) segnò valanghe di gol, mentre con i vari 4-3-2-1 / 4-3-1-2, in Nazionale, Toni ha fatto costantemente pena.
E adesso come la mettiamo? Naturalmente speriamo sia solo una provocazione un pò ironica.

E naturalmente una buona obiezione è che Toni arrivò agli europei tragicamente giù di corda di suo.

Ad ogni modo, se dobbiamo porre come riferimento principale le soluzioni tattiche del nuovo allenatore adottate quando era CT, una tra quelle più logiche per l'immediato potrebbe essere la seguente (con modulo 4-3-2-1):

Navarro/Iezzo; Santacroce, Cannavaro, Contini, Vitale/Aronica; Pazienza, Blasi, Hamsik; Lavezzi, Datolo; Denis/Zalayeta.

In prospettiva futura, col recupero di Gargano e Maggio, ci si auspica che Donadoni possa essere camaleontico al punto di cambiare modulo senza traumi, in modo da utilizzare al massimo gli elementi della rosa, passando dal 4-4-2 (in cui troverebbe spazio Maggio), ai sopra citati 4-3-1-2/4-3-2-1/4-3-3.

Ovviamente in qualsiasi caso resta fondamentale la necessità (e mi riferisco solo alla squadra titolare, per le esigenze della rosa il discorso va fatto a parte) di almeno un regista dinamico, di un difensore centrale che garantisca più certezze degli attuali, di un attaccante che vada abbondantemente in doppia cifra. E diciamo anche di un terzino sinistro coi controzebedei.

Si partirebbe da questa squadra:
Navarro (Iezzo? Un nuovo portiere?); Santacroce, MISTER-X, Contini, MISTER-Y; Gargano(Blasi), MISTER-Z, Hamsik; Lavezzi, Datolo; MISTER-W.


Tanto per intenderci, Donadoni in Nazionale ha usato due esterni bassi con grande capacità di spinta (Zambrotta e Grosso, e purtroppo ritengo difficile il processo di zambrottamento di Maggio, forse un pò meno quello di grossizzazione di Mannini) e a centrocampo un bel mix di forza e qualità con De Rossi, Gattuso e Pirlo.


Nel Napoli, se Gargano fa il Gattuso, Hamsik riveduto e corretto potrebbe essere pirlizzato (anche se ho dei dubbi, addirittura sulla sua permanenza a Napoli), manca il De Rossi (e hai detto niente!).

Un allenatore come Donadoni non può non aver preteso garanzie tecniche all'atto della sottoscrizione del contratto.

Vediamo se De Laurentiis finalmente vieterà a Marino di continuare con la vecchia abitudine di sovrapporsi alla guida tecnica azzurra, imponendogli di operare le future scelte di mercato non più sordo alle richieste del mister.

Donadoni è un ex CT della Nazionale, già questo è indicativo delle volontà del Presidente di alimentare con decisione il Progetto.

Roberto Donadoni rappresenta un investimento che va tutelato nei confronti di chiunque.

E questo principio deve valere anche (e forse soprattutto?) quando il chiunque risponde al nome di Pierpaolo Marino.

AZZ... di Max Alver. Un tuffo umoristico nel passato

LA PAGELLINA DI NAPOLI-VICENZA
Mancini-se guarda a partita,poi s'ncazza vede Schwochannanz a isso,s'arricorda che tre anni fa o' chiammai strunz e ceda nu cavcio.Se fa male isso,ma intanto o Vicenza nun segna-Seie
Saber-ma mannatelo a scola,facitemo opiacere.Accominciammodall'alfabeto.A,B C.Arrivat' alla Caccuminciate"casa,cane,cima poicross"Arrivato a crossstate mez'ora finche' nun so 'mpara.Pero' dopp o'ramadan,in do frattiempolasciatelo a casa coi professori-quatt
Bocchetti-dopo la sostituzione se'ncazzato pecche'c'hanno fatto pava' o'pallone che a nu cierto punto aveva jettato ncopp'acurva.Azz,150.000 lire ha cacciato,accussi' s'mpara e n'atavota o' pallone soaccatta o Carrefur al tre per due-cinc
Luppi-nun ce sta male pe nu pocherillo,poi se ne veneo catetere e chiede diuscire.De Canio ce dice"statt lloco,pisci dopo".Iss sesta e ottiene sulo diessere abbracciato a nu' zuzzuso che trase ind 'o'campo Che schifo!-cinc emiez
Caruso-cu chillo ceruttiello ncoppo o' naso , aprotesi all'anca,o' fierronelle ginocchia,ce manca sulo la mano di legno e popare Capitan Uncino.E tutto appezzuttato e fa quello che puo'-cinc
Magoni-o' maggiordono.Mago' va all'ala,elui"sissignore",Mago' va annanz',elui"sissignore",Mago' t'aggio ditt e cupri' a difesa"e lui sissignore,mache cazz aggia fa'?E nun fa manc o' cazz-Cinc e miez
Husain-aeh,si o veco ai mondiali me venn o'televisore,faccio na telefonataa Trapattoni e faccio convoca' o cane mio.Tanto fa estessi ccose,ma alluccae chhiu' e fa cchiu' paura all'avversarie-quattJankulosky-n'uocchio chiuso,n'ato apierto.Nu pocodorme ,nu poco joca,Cia'fa e nu cia' fa.Tene o' tuorto e nun piglia' a cavcen'culo a Husain chequann tene e crampi o jetta fore comm a numatarazzo-seie
Montezine-siconno me porta 42 di piede e ce danno e'scarpe numero39.Sembrace ce fanno semp male e piedi,sempre n'espressionesofferente,dui passe ecare,e se non cade o jettano pe ll'aria .Poi o fannoasci' e se va a cunta'i calle-quett e miezo
Stellone- il ritorno del guerriero,il Van Basten deidepressi.47,morto cheparla .Chiacchiera tutta a partita co se stess a casasoia.Cu o' stopperavversario,cull'arbitro,cu i cumpagni,ma e tocca' napalla manc pesbaglio.Poi s'arricorda che ce steva a partita fa pureo dribbling ncopp' opurtiere ma ce spostano a porta nu poco cchiu' alla' ea mena fore-cinc meno
Graffiedi-sentite:primm adda i addu' Tardelli a se faspiega' comm funzionaKalo uomo.Pare na botte,ma e vino malamente .Pare chece steva pur 'isso.Ma non è confermato-quatt
Bonomi,SesaFloro Flores-cercano e purta' o'preservativo ai cumpagne ma amisura era troppo piccerella-sv a tutt' e ttre.

Grazie per l'attenzione
Max Alver

martedì 10 marzo 2009

NAPOLI: E VENNE L'ORA DI ROBERTO DONADONI

"Napoli, Donadoni nuovo tecnico.
La Società ringrazia Edoardo Reja per il grande lavoro svolto".

Con queste due semplici righe sul sito ufficiale il Napoli rende pubblica la svolta appena compiuta.

Dopo una giornata da teatrino delle marionette con incontri dichiarati e poi smentiti, dopo aver ufficialmente confermato Reja fino al termine della stagione, dopo aver consentito allo stesso tecnico di Gorizia di dirigere l'allenamento pomeridiano a Castelvolturno, dopo un infinito tam tam mediatico che ha descritto gli spostamenti di Donadoni sul suolo patrio come fossero le traiettorie impazzite di una mosca, prevale la soluzione più logica, cioé quella di provare a dare un'energica scossa a una squadra con elettroencefalogramma piatto e a gettare abbondante acqua sul fuoco delle polemiche di piazza.

Il tutto è stato però cucinato nel contesto di un menù a cui non è mancato proprio nulla.

Vergogna e scarsa dignità sembrano gli ingredienti maggiormente utilizzati.

Vergogna per aver utilizzato Reja come un burattino a cui far dire e far fare cose idonee alla bisogna. L'allenatore friulano ha conservato sino alla fine la parte del parafulmini su cui scaricare colpe e peccati anche non suoi.

E' stato trattato come un tappo, che prima ha trovato posto nel buco lasciato da una iniziale trattativa fallita con Donadoni e poi - quando l'ex CT della Nazionale ha ceduto alle lusinghe di De Laurentiis - ha trovato posto mestamente nella spazzatura, probabilmente in compagnia di qualche tappo più prestigioso, servito a liberare lo champagne da versare per le grandi occasioni, come può essere l'accordo con un allenatore ritenuto di prestigio.

L'altro ingrediente del "ricco" menù pomeridiano è stata la scarsa dignità del signor Edoardo Reja, che si è placidamente accomodato nel tritacarne allestito dalla Società partenopea.

Dopo la sconfitta con il Genoa avevo auspicato le dimissioni irrevocabili dell'allenatore goriziano, in modo da vederlo uscire a testa alta da questo squallore. Non lo ha fatto, ha aspettato di essere accompagnato alla porta il giorno stesso dell'ennesima conferma. Se lui è contento così, noi lo siamo per lui, perché dopo 4 anni trascorsi sulla panchina napoletana Reja meriterebbe solo una razione massiccia di applausi e ringraziamenti.

Peccato non si sia accorto che il suo ciclo era finito, che la squadra gli era completamente sfuggita di mano, che il comandante ormai non comandava più.

C'è solo un modo per lenire il male causato da tanta vergogna e tanta scarsa dignità: si offra immediatamente a Reja un posto da dirigente nella Società.


Capitolo Donadoni.

L'aver accettato la panchina di un Napoli in caduta libera gli rende onore. Ha agito da professionista. Non gli avrei mai perdonato il tentativo di rimandare il discorso a giugno.

Entra nella famiglia (!) azzurra con un contratto di due anni e mezzo e ha quindi subito l'opportunità di mettersi al lavoro. E di lavoro ce n'è davvero tanto, da subito.

Deve scuotere una squadra che sembra senza spirito e senza corpo.

E' un predestinato, Donadoni. E' giovanissimo, eppure è già al secondo banco di prova di grandissimo rilievo. Il Napoli, questo Napoli in particolare, dopo la Nazionale italiana. Non male come curriculum. Roba da essere invidiato anche da colleghi con esperienza e successi di gran lunga superiori.

Dal punto di vista sportivo, il popolo azzurro già trepida per moduli tattici più offensivi, che sono nelle corde di Donadoni.

Dal punto di vista caratteriale, molte delle perplessità che aleggiano potranno essere cancellate o (speriamo di no) confermate a breve, vista la situazione critica in cui versano ora squadra e Società azzurre.

Ultima annotazione. Sembrerebbe che la decisione di ingaggiare Donadoni con decorrenza immediata sia da attribuire a De Laurentiis, perché Marino pare fosse propenso a confermare Reja sino al termine della stagione.

Era ora che il Presidente facesse il Presidente. Era ora che decidesse.

Questo Napoli non può e non deve essere solo Marino.

NAPOLI: LA SFORTUNA DI INDOVINARE DUE ACQUISTI

Un errore nel titolo? Affatto. Esprime un concetto semmai paradossale, ma nella sostanza ha una grossa attinenza con la realtà dei fatti.
Per acquisti indovinati mi riferisco in particolare ai due giocatori del Napoli che attualmente sono ritenuti di maggior pregio: Marek Hamsik ed Ezequiel Lavezzi.

Perchè mai il loro acquisto dovrebbe ritenersi sfortunato?

Perché mai, visto che il loro attuale valore di mercato è almeno quintuplicato rispetto a quanto furono pagati?

Ma per questo, proprio per questo.

Perché i raffinati colpi di mercato che hanno riguardato questi due giocatori, hanno convinto l'artefice di suddette operazioni, il DG Pierpaolo Marino, che oramai era tempo di trascendere dalle umane spoglie del semplice uomo mercato per incarnare l'essenza del dio Calcio.

E' così nato PierPalla Marino, mezzo uomo e mezzo pallone.

Un dirigente, ma di più, un dirigibile che tutto vede e tutto sa.

Una mente suprema, dotata di senso della misura immane, di astuzia micidiale, di capacità di gestire a suo piacimento gli esseri umani e soprattutto di una infallibilità la cui perfezione trova giustificazione nel dogma.

Peccato che tutto questo è quanto solo lui crede di essere, facendolo volare talmente in alto da non consentirgli di vedere la caterva di puttanate che nel frattempo si stanno ammucchiando sotto di lui, nella sua ampia sfera di competenze.

Ha riempito il Progetto di più macerie di quanta era la monnezza a Napoli lo scorso anno.

Quasi con sentenza divina a gennaio ha ritenuto l'organico azzurro assolutamente adeguato alle occorrenze, mostrandosi cieco dinanzi alle falle già esistenti come minimo dalla sessione di mercato precedente.

Ora che, oltre ad aver perso la testa, la squadra sta perdendo pezzi lungo la strada per via di infortuni e squalifiche, è avvilente rilevare come il Napoli torni così tanto a somigliare alla vecchia squadra di serie C.

E se questo sta succedendo, la sfortuna c'entra solo in parte, e soprattutto non deve rappresentare un alibi.

L'attuale dodicesimo posto, un allenatore frustrato e inadeguato, una piazza illusa e poi umiliata...

Che sfortuna indovinare due acquisti!



AZZ... di Max Alver

I MISTERI IRRISOLTI DELLA VITA
pecche'gli avversari del Napoli parono semp e' chhiu'?
pecche' quann'ero guaglione o' Napule era e'Ferlaino,me so fatto viecchio ed è semp e Ferlaino?
pecche'o'tabbellone d'o San Paolo nun funziona mai?
pecche' cagnamm 'allenatori e o Napule joca semp'ostesso?
pecche' i salernitane ce sfottono?
pecche' nun vincimm mai duie partite e seguito?
pecche' Baresi s'opera o' menisco e aropp 'quinnecejourne fa a finale dei Mondiali e Stellone s'opera o'menisco e sta fore duie mise?
pecche' la partita che dobbiamo vincere è semprequella dopo e mai quella prima?
pecche' e ' malate d'o Napule non guariscono maicompletamente?
pecche' o' capitano è semp o 'cchiu' strunzo d'asquadra?
pecche' e jucature d'o Napule so' tutti corti?
pecche' Pavarese sta n'anno o' Torino e duie acca'?
pecche' e seggiulini d'o' stadio so sempre 'nafetenzia?
pecche' in curva sta nu scemo che sta sempe avutato enun se vere mai a partita?
pecche' quann dicono e' formazioni nun se capisce mainiente?
pecche' quann jesci d'o'stadio c'è sta sempre nucretino che te chiere o' risultato?
pecche' vincono sempre gli "altri"?
pecche' quann facimm nu gol quello di dietro t'addommanna sempre "chi ha signato"?
pecche' quann c'amma accatta' nu giucatore...mancanosolo pochi dettagli e poi nun vene mai?
Io non lo so
Ai posteri l'ardua sentenza
Grazie per l'attenzione
Max Alver

In versione Little Italy

THE UNSOLVED MYSTERIES OF VITA
pecche' the adversaries of Naples seem semp e' chhiu'?
pecche' quann' I was guaglione o' Napule was e'Ferlaino, me I know made viecchio and is semp and Ferlaino?
pecche' o' tabbellone of or Saint Paul nun he never works?
pecche' cagnamm ' trainers and or Napule joca semp' orsame?
pecche' the salernitane ce sfottono?
pecche' nun vincimm never separated duie and continuation?
pecche' Natives of Bari s' work o' menisco and aropp ' quinnecejourne ago to end of Mondiali and Stellone s' work o'menisco and it is fore duie put?
pecche' the game that we must win is alwaysthat one after and never that before?
pecche' and ' sick of or Napule they never do not recovercompletely?
pecche' o' captain is semp or ' cchiu' strunzo of tosquare?
pecche' and Napule or jucature so' all courts?
pecche' Pavarese is n' year o' Turin and duie acca'?
pecche' and seggiulini of o' stage I always know ' nafetenzia?
pecche' in curve it is nu scemo that it is sempe avutato andnun if true never to game?
pecche' quann they say e' formations nun if it never understandsnothing?
pecche' quann jesci of o' stage there is is always nucretino that you to chiere o' turned out?
pecche' they gain always " the others "?
pecche' quann facimm nu goal that one of behind t' toddommanna always " who has signato "?
pecche' quann there amma accatta' nu giucatore... they lackonly little details and then nun veins never?
I do not know it
To the posteri the arduous sentence

Thanks for the attention
Max Alver

lunedì 9 marzo 2009

ERAVAMO DA CHAMPIONS

Siamo sicuri che l'illusione, alla fine del girone d'andata, di poter restare in zona Champions fosse così immotivata, propria di tifosi incapaci di leggere un campionato e la forza delle squadre che ne fanno parte?
Vediamo perché quella che ora sembrerebbe una certezza in realtà non lo è.

C'è semplicemente da chiedersi se 3 vittorie e 6 sconfitte rappresentino un ruolino di marcia così impossibile da realizzare.

Lo stesso dicasi per 2 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte.

Sottolineo che mi sto riferendo alla misera media di un punto a partita.

Bene, è quanto sarebbe bastato al Napoli in queste ultime famigerate 9 partite per essere a quota 42, vale a dire ad appena 4 punti dalla zona Champions.

Bastava una striscia modestissima per essere ancora in gioco e dopo aver pagato il dazio fisico della preparazione anticipata causa intertoto.

Allora chiedo: siamo stati noi tifosi così ingenui a pensare di poter raggiungere un obiettivo oggettibamente impossibile, o è stata la Società incapace di "leggere" il valore della propria squadra, credendo che i risultati del girone d'andata fossero il frutto di preziosi equilibri (che sarebbe stato un sacrilegio toccare) invece che la conseguenza di una condizione fisica migliore degli avversari unita a giocate straordinarie di alcuni singoli (Lavezzi su tutti)?

Altro che rompere gli equilibri (espressione che tanto piace a Reja, ma che ha sempre usato per dire che fa quello che può con quanto ha a disposizione).

Non una, ma 2 campagne acquisti sono state ignorate per poter fare quei 9 miseri punti in 9 partite.

Colmare lacune e allestire un organico in grado di sopperire alla mancanza dei titolari con giocatori freschi e di qualità. Nient'altro serviva.

Restare alla portata dell'obiettivo Champions avrebbe poi mantenuto alte motivazioni e concentrazione, altro che il blocco mentale e le paure di sbagliare di adesso.

Con questi due banalissimi conti credo che sia dimostrato che, sì, ERAVAMO DA CHAMPIONS.

Ci sta che noi tifosi pensavamo che fosse un'illusione.

Non ci sta che la Società pensava che fosse una bestemmia, perché 9 punti in 9 partite sono una bestemmia, sì. Ma se non li fai.

Forse De Laurentiis adesso sta riflettendo anche su questo.

SOSPESO IL COME ERAVAMO. MEGLIO DARSI ALLA POESIA!

Causa tristi analogie, quantomeno a livello di avvilimento, ho deciso di sospendere temporaneamente il Come Eravamo dedicato alla stagione 2000/2001.

Al suo posto credo di fare cosa gradita postando alcune poesie di MAX ALVER, carissimo amico e compagno di viaggio all'epoca del mio vecchio e non più esistente TIFOSIDELNAPOLI.COM, per il quale curava la rubrica AZZ... di Max Alver.


A distanza di tanti anni queste poesie per me rappresentano ancora qualcosa di unico, di insuperato, un connubio irresistibile tra passione del tifoso e umorismo del napoletano.
Godetevele.

QUANDO...
...si mangiava o' panino a dummenica alle undici.
.... a dummenica se magnava e' ssei d'o pomeriggio
.....mantieneme o' posto in d' a curva ,arrivo amiezjuorno
....se steva allerta pure in Coppa Italia
.....a Juventus a veco malamente a putimm vattere oggi
.....e' curve nun e' tengono manco e' bagarini
.....Speggiorin cu nuie era 'na chiavica,mo vene cca'e caccia a 'scienza
.....chiurite l'ombrella nun chiove cchiu'
.....scusate ma l'Intèr abbusca ancora?
.....ci jammo a Torino?
.....Lo Bello tene e' corna
.....se se mo' vincimmo ma o' Napule e Vinicio eran'ato juoco
.....si chillo strunz e Ferrario non faceva l'autogolvincevamo o' scudetto
......o' Lokomotiv e ddo' è?
......150milalire na' tribbuna.Ma jatevenne
........o' biglietto po' o' Real mo so accattato duiemise fa
.......Sivori se ne gghiuto
.......mo c'accattammo a Giggi Riva,l'aggio lettoncopp'a Sport Sud
.......ma Diego è turnato?
......chillo scem e' Bigon fa asci' a Careca?
......Chiappe' fa trasi' o ' Cane
.........maro' che gol!
......Castellini o' para o rigore
........Giordano sta e' genio
......o Milàn?Nun so nisciuno
..........ma che cazz ' sta Sampdoria vene a rompere osasiccio sul' a nuie?
......i tempi erano....
Bei tempi
Grazie per l'attenzione
Max Alver
Versione Little Italy

WHEN...
... sandwich to dummenica to the eleven was eaten o'
.... to dummenica if magnava e' ssei of or afternoon
.....mantieneme o' place in of to curve, arrival tomiezjuorno
... se steva allerta also in Italy Goblet
.....a Juventus to veco malamente to putimm vattere today
.....e' curves nun e' hold lack e' touts
.....Speggiorin cu nuie was ' na chiavica, mo veins cca'and hunting to ' science
.....chiurite the ombrella nun chiove cchiu'
.....scusate but the Intèr abbusca still?
.....ci jammo to Turin?
.....Lo Beautiful tene e' corna
.....se if mo' vincimmo but o' Napule and Vinicio weren' ato juoco
.....si chillo strunz and Ferrario it did not make the own-goalwe gained o' badge
...... o' Lokomotiv and ddo' is?
...... to 150milalire na' tribbuna.Ma jatevenne
......... o' ticket po' o' Real mo I know accattato duieit put ago
...... Sivori if ne gghiuto
...... mo there accattammo to Giggi Riva, the read premiumncopp' to Sport South
...... ma Diego is turnato?
...... chillo scem e' Bigon makes asci' Careca?
...... Chiappe' makes trasi' or ' Dog
......... maro' that goal!
...... Castellini o' adorns or rigor
....... Giordano is e' genius
...... or Milàn?Nun I know nisciuno
......... but that cazz ' it is Sampdoria veins to break off orsasiccio sul' to nuie?
...... the times were...
Beautiful times
Thanks for the attention
Max Alver

domenica 8 marzo 2009

NAPOLI-LAZIO 0-2. NELLE MANI DEL PRESIDENTE

Certe cose, anche se devono ancora accadere, sembrano scolpite nella roccia e basta solo leggerle per predire gli eventi più prossimi.
Peccato che non tutti hanno saputo o hanno avuto voglia di leggere.

Come Reja, che avrebbe potuto e dovuto dare dimissioni serie, cioé irrevocabili, qualche settimana fa, quando era già lampante che aveva perso la squadra di mano.

Non lo ha fatto e adesso rischia di veder terminare la sua avventura napoletana, fino a qualche tempo fa onorevolisima, in maniera poco dignitosa, con la piazza inferocita contro e con la Società che deve solo capire come gestire il proprio capro espiatorio prediletto per salvare la faccia.

Come Marino, che è dall'estate scorsa che a leggere (per esempio le esigenze della rosa e del tecnico) non ci pensa proprio, tutto preso a riscrivere a modo suo la storia di Re Mida, storia in cui egli stesso è la versione riveduta e corretta del Re, ma la merda è la versione riveduta e corretta dell'oro.

Come De Laurentiis che, emulando le tre scimmiette che non vedono non sentono e non parlano, si è ritirato nelle americhe assistendo da lontano all'affondamento della sua Nave, con l'unica preoccupazione a dir poco paradossale di rinnovare la fiducia per 5 anni alla persona che dall'estate scorsa, su questa Nave, si è dilettato a creare nuove falle e a non tappare le vecchie.

La partita di oggi con la Lazio, tanto per tornare alla stretta attualità, ha impietosamente messo di fronte una squadra ad uno squinternato gruppetto di persone.

Tanto per sintetizzare, ha messo di fronte un attaccante come Rocchi, che da solo fa reparto, ad un reparto d'attacco, quello del Napoli, che da solo non vale nemmeno un attaccante.

Il Napoli non c'è più. Nella testa, nelle gambe, nella convinzione, nella rabbia. Lo ha dimostrato una volta di più la totale assenza di reazione emotiva a fronte del tremendo uno due laziale.

In questo sfascio c'è almeno la consolazione che i punti acquisiti nel girone di andata dovrebbero garantire la salvezza anche nel caso che la Società non sia capace di determinare una drastica inversione di tendenza.

Inversione di tendenza che a questo punto non può aversi in altro modo se non con un cambio della guida tecnica.

Una mossa che però va valutata con grandissima attenzione, a partire dalla scelta tra l'ipotesi di un traghettatore e quella della contrattualizzazione di un allenatore buono anche per la prossima stagione, per finire con la scelta del nominativo più idoneo.

Scelte difficilissime, che se male operate possono creare danno su danno.

E il fatto che queste scelte debbano essere compiute da chi ha ridotto il Napoli all'attuale stato pietoso (il Marino Re Mida di cui sopra) certamente è poco rassicurante.

Io continuo ad aspettare il ruggito del Presidente, perché lo ritengo ancora un leone, più che una delle tre scimmiette.

Un ruggito che inchiodi ognuno alle sue responsabilità e che apra la strada ad una riorganizzazione Societaria di cui è impossibile fare a meno e che richiede scelte drastiche, precise e sensate.

giovedì 5 marzo 2009

NAPOLI: ALZI LA MANO CHI E' RESPONSABILE DI QUEST'ANNO DA BUTTARE

Se martedì la Lazio, superando la Juventus per 2-1 nella prima semifinale di Coppa Italia, aveva socchiuso la porta di servizio per l'accesso alla Coppa Uefa, ieri la Sampdoria, travolgendo con un roboante 3-0 l'Inter, l'ha praticamente chiusa a chiave.
E così anche quel settimo posto che avrebbe potuto rappresentare la scappatoia dei perdenti per l'Europa è praticamente diventato inutile.

A meno di notevoli sorprese (cioé i recuperi di Juve e Inter, che soprattutto nel caso dei nerazzurri avrebbe il sapore del miracolo), il palcoscenico europeo - seppur di serie B rispetto alla Champions - è distante 9 punti. Quelli che separano la squadra di Reja dalla Roma, attualmente 6^ in classifica.

Dopo l'eliminazione dalla Coppa Uefa al primo ostacolo decente (Benfica) e dalla Coppa Italia per mano della prima squadra di serie A affrontata (Juventus), c'è quindi da registrare anche il quasi certo fallimento dell'obiettivo minimo stagionale, quella zona Uefa che a questo punto sembra irraggiungibile sia in campionato, sia puntando (ultimo e un pò misero traguardo) ai successi altrui in Coppa Italia.

Ma non dovevamo stupire, anzi strabiliare?

Come al solito Marino, al di là dell'ipocrita e vago "chiediamo scusa a tutti" ha sempre una vasta platea di possibili soggetti da additare come responsabili di questo anno da buttare: dal fin troppo facile capro espiatorio Reja, alla troppo innamorata e quindi pressante folla partenopea, ai soloni delle emittenti napoletane, alla cinica e ingenerosa stampa nazionale, ai giocatori immaturi e amanti della dolce vita; e poi ancora, ai calciatori napoletani che non hanno voluto ridursi lo stipendio pur di vivere l'esaltante esperienza di fare i profeti in patria, ai giovani talenti internazionali che non hanno accettato il Napoli in serie C, all'aria da funerale dell'ambiente dopo soli due mesi con una media retrocessione.

Più in là potrebbero essere chiamati in causa anche il magazziniere per i palloni sgonfi e Carmando per il bacio che riceve in fronte da Paolo Cannavaro, possibile causa delle distrazioni in partita del capitano azzurro.

Ma non è un caso se nella burrasca in cui è finito il Napoli sia spuntato un freschissimo e lunghissimo rinnovo contrattuale proprio per lui, per Pierpaolo Marino, che essendo il plenipotenziario, cioé teoricamente il responsabile di tutto, sta cercando con l'abilità di sempre di sgravarsi di ogni responsabilità pratica.

La stessa abilità che nel lontano 1993, all'epoca del processo sportivo su eventuali illeciti commessi dal Pescara (di cui era dirigente), venne a lui riconosciuta dall'accusa, che lo definì così: "E' uno scafato uomo di calcio, sa che non può permettersi di proporre direttamente l' illecito, quindi mette in atto le sue manovre aggiratorie, ma astutamente finalizzate, mente e mente ancora" (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/07/10/pescara-tutti-colpevoli.html).

La stessa abilità grazie alla quale, come riportato da Wikipedia nella pagina a lui dedicata (http://it.wikipedia.org/wiki/Pierpaolo_Marino), benché squalificato (3 anni di inibizione per illecito sportivo) secondo gli almanacchi sportivi ha continuato tranquillamente a fare il direttore generale del Pescara (e poi dell’Udinese).

Mentire, negare responsabilità, farla sporca e continuare a far finta di niente.

Solo De Laurentiis può fare in modo che la storia non si ripeta, rivedendo con intelligenza e lungimiranza l'assetto societario.

COME ERAVAMO. La scelta degli acquisti (8° turno campionato 2000/2001)

L'ingegnere ha pensato
di GIODECER

Il comproprietario del Napoli, Ferlaino ing. Corrado, dopo più di 30 anni di conduzione societaria ha fatto una grande pensata.
Alla vigilia della delicatissima sfida interna col Bari, oltre a comunicare alla squadra che non ammetterà più giustificazioni e che pretende grinta e determinazione, ha aggiunto ai giornalisti che dalla prossima campagna acquisti le scelte dei giocatori verranno compiute privilegiando l'aspetto caratteriale rispetto a quello squisitamente tecnico.
Semplice o semplicistico?
Dalle sue parole dobbiamo intanto arguire che abbiamo un organico impreziosito da innumerevoli fuoriclasse.
Non ce ne eravamo accorti.
Forse un giorno si renderà anche conto che il carattere e le virtù tecniche, se non supportate dall'integrità fisica, a nulla servono tra ospedali ed infermeria.
Ma questo non è tutto.
La valutazione di un possibile acquisto richiede massima attenzione.
Partendo, naturalmente, dalle capacità di investimento della Società.
Occorre in primo luogo individuare le carenze dell'organico, vagliare una rosa di giocatori di sicuro rendimento che possano essere utilizzati nei ruoli non adeguatamente coperti. Per "sicuro rendimento" intendo dal rendimento tecnico ed agonistico costante ed elevato, con riferimento agli ultimi campionati. Si devono valutare le caratteristiche di gioco della squadra e quindi soppesare l'efficacia che avrebbe in quel contesto il nuovo inserimento.
Si analizza la carriera dei papabili, con un occhio di riguardo agli infortuni patiti. Nutrita è infatti la schiera di calciatori predisposti a noie muscolari o a fragilità dei legamenti.
E' necessario anche considerare i possibili risvolti psicologici dell'impatto col nuovo ambiente, soprattutto per gli stranieri, per i quali sarebbe opportuno, per favorirne il processo di integrazione, costruire piccoli blocchi della stessa nazionalità.
Importanti anche le motivazioni, come voglia di riscatto o di affermazione. Chi vivacchia ai margini della pensione non può essere preso in considerazione.
Compiuta la scelta, l'ultima parola spetta allo staff medico.
La visita medica deve essere determinante. Non è possibile aspettare chi non sia al cento per cento.
Noi, queste attese, le stiamo pagando a caro prezzo.
Fare tale ricerca non equivale a compilare un questionario. I dirigenti dell'area tecnica devono mostrare di possedere intuito, grande capacità critica e comprovata competenza calcistica. Chi non è all'altezza, chi sbaglia, venga gentilmente invitato a cambiare sport.
Considerato che è possibile acquistare giocatori in ogni angolo della Terra, non si può prescindere da una affidabile rete di osservatori, anche locali.
Come imprescindibili sono l'investimento sul settore giovanile ed il filo diretto con l'allenatore della prima squadra.
Vincere non è frutto dell'improvvisazione, ma è la conseguenza del lavoro sinergico di persone competenti.

Passando alla partita col Bari, Mondonico pare ancora incerto tra il 3-5-2 ed il 3-4-1-2, con un centrocampista più avanzato a supporto delle punte. La mia convinzione è che ricorrerebbe certamente al secondo modulo, se solo avesse una pedina di sicuro affidamento da impiegare in quel ruolo.
Ma Pecchia rientra da un infortunio, Sesa è fuori condizione e Moriero glielo devono ancora presentare.
Probabile che la scelta ricada sull'"avvocato", data la brillante prova disputata con l'Atalanta e considerato anche che può dare sostanza ad un attacco ormai storicamente anemico.
La soluzione Moriero, che sta mostrando opportuna prudenza perché vuole riconquistare la Nazionale (anche se dovesse arrivarci a 60 anni), mi sembra una forzatura tattica.
I giocatori di fascia hanno un preciso riferimento: la linea laterale. E' il loro corridoio, dove l'obiettivo è quello di sopraffare chiunque gli capiti tra i piedi.
Moriero ha una vita da centrocampista di fascia o attaccante esterno. Accentrarlo significherebbe costringerlo ad una visione di gioco completamente differente.
Anche se le qualità tecniche sono superiori, occorre che esistano le condizioni perché queste vengano espresse.
In quel ruolo vedrei bene il fratello bravo di Sesa, quello che giocava nel Lecce. Era un tipo veloce, ottimo nel dribbling e nel cercare i corridoi. Dotato di una pregevole botta. Chissà che fine abbia fatto.

Davanti a Mancini difesa a tre, senza possibilità di scelte, a causa dell'infortunio di Fresi.
Da destra: Baldini, Troise e Quiroga.
Tutti e tre a mio avviso reduci da una buona prestazione contro il Milan.
Mi aspetto soprattutto un Troise galvanizzato dall'aver messo la museruola a Sheva, dimostrando grande attaccamento alla maglia per aver continuato a giocare col setto nasale fratturato. La folla partenopea lo ha notato e lo ringrazierà.

Sulla linea mediana, Magoni e Pineda esterni con compiti anche di copertura, e i due centrali Husain e Matuzalem, l'agguerrito tandem argentino/brasiliano dal quale molto dipendono le nostre possibilità di salvezza.
Dell'eventuale trequartista ho già detto.
In avanti Bellucci e Amoruso, che sta giocando malissimo, è vero, ma che se continuiamo a fischiare, oltre agli stop è possibile che sbagli anche la porta in cui dover segnare.
L'aria è pesante, siamo sempre sul filo della contestazione. E' la logica conseguenza di un pessimo inizio di stagione in una piazza affamata di calcio ad alti livelli.
Ma "gli stipendi sono adeguati anche alle alte tensioni che occorre sopportare a Napoli" ha detto Ferlaino ing. Corrado.

Ragazzi, cominciate a guadagnarvi la pagnotta e le fiamme degli inferi si spegneranno presto.