Non Spingete by Giodecer

sabato 31 gennaio 2009

NAPOLI - UINESE 2-2, LE PAGELLE

Navarro 6. Nulla può sul rigore di Di Natale e sul capolavoro di Quagliarella. Senza infamia e senza lode, ma almeno è un portiere adulto. Vietato ai minori.
Cannavaro 4,5. Provoca un rigore idiota e cerca di rimediare buttandosi all'attacco come un ariete di spessore. Peccato si chiami Cannavaro, anzi Paolo Cannavaro. Unità di crisi.
Rinaudo 5. Nonostante sia fisicamente inadeguato a contenere avversari della velocità delle frecce napoletane dell'Udinese si barcamena. D'altronde non è colpa sua se Reja non ritiene valide altre possibilità. Soave lentezza.
Contini 5. Il suo tracollo ha superato i limiti di comprensione umani. Bond argentino.
Maggio 4. Per la qualità dei fondamentali in generale e degli stop in particolare dovrebbe ricominciare da una onesta scuola calcio di periferia. Asino.
Blasi 5. Inconsistente e inaffidabile. Horror.
Gargano 5. Gli è rimasta solo la corsa. Podista.
Hamsik 5,5. Bello il gol di testa. Poi rientra nel club dei calciatori anonimi. Svalutation.
Vitale 5,5. Lui almeno ci mette il cuore, al momento non è che possa dare molto di più. Generoso.
Denis 4,5. S'inventa uomo da ultimo passaggio. Peccato che sia una punta, e per quanto si dice anche "di peso". Non fumo, non mi drogo, in genere NON TIRO.
Lavezzi 5,5. Non per colpa sua ma ormai procura più cartellini agli avversari che punti al Napoli. E' sempre il più pericoloso, ma sbagliare quelle incredibili palle gol fa rabbrividire. Sciupone.

Subentrati:
Zalayeta 6. A differenza di Denis qualche sponda la fa, qualche palla la prende, qualche cenno d'intesa col Pocho lo mette in mostra. E' sempre poco, ma non niente come il contributo del collega di reparto.

Reja 4. Crollata fisicamente la squadra, emerge tutta la consistenza tattica che ha saputo conferire al gruppo, cioè lo zero assoluto. Dopo la frutta, prima di giugno, purtroppo ci sono ancora il caffè e l'amaro.

OLTRE DATOLO E L'UDINESE

E' cominciata già male, la serata.
Vedere De Laurentiis che, tenendo Datolo per mano, correva sull'erba del San Paolo impettito e con sguardo fiero sotto i vari settori dello stadio per presentare l'argentino ai suoi nuovi tifosi, ha suscitato una particolare sensazione di fastidio.

Sembrava che il Presidente, in risposta alle richieste delle curve di domenica scorsa, avesse voluto dare uno schiaffo morale al popolo azzurro, dimostrando che - altro che collette ironicamente proposte dei curvaioli - lui dirige una società che se vuole ti porta il campione quando vuole.

Solo che, primo: Datolo al momento campione non è, anzi trattasi sostanzialmente di un signor nessuno che tutto ha da dimostrare, soprattutto da noi;

secondo: cerchiamo di tenere lontani i tempi del peggior Ferlaino, quando l'ultimo giorno di mercato acquistava il giocatore di nome con l'unico scopo di promuovere l'imminente campagna abbonamenti.

Napoli non meritava quegli squallidi tempi andati; Napoli non meritava l'umiliazione del fallimento; ma Napoli non merita nemmeno le prese per i fondelli, pur riconoscendo a De Laurentiis il merito di aver restituito alla città la dignità calcistica che precedenti gestioni avevano calpestato.

Dico questo perché presentare in pompa magna Datolo a fronte di un periodo di batoste e soprattutto a fronte di lacune di organico talmente palesi da essere abbaglianti e a soli 2 giorni dalla fine della finestra invernale di mercato, ha tutto il sapore di un narcisismo che poteva essere evitato.

L'attuale Napoli è squadra che se non vive di fiammate, su improvvisi ritmi alti, sul pressing asfissiante, possibili solo se la condizione fisica è al top, è destinato a cedere inevitabilmente possesso palla, iniziaiva, supremazia fisica e tattica agli avversari. Ovvio che poi la carente condizione fisica comporta di conseguenza risultati negativi e quindi frustrazione e sempre minor convinzione nei propri mezzi. E' il circolo vizioso in cui è caduto il Napoli da qualche settimana. La preparazione anticipata per l'Intertoto aveva dato l'energia ai ragazzi per fare belle figure e punti nelle prime dieci giornate. Poi s'è spenta la luce.

Questa squadra, questa rosa e questo tecnico per meglio dire, non sono in grado di sopperire con tattica e personalità ai periodi di appannamento fisico.

Sono tutti qui i motivi della crisi che sta attraversando il Napoli. Quindi sono motivi ben conosciuti e delineati. E nonostante tutto si preferisce correre il rischio di fallire l'obiettivo minimo stagionale (la zona Uefa) pur di non intervenire sul mercato per apportare quelli che sarebbero i correttivi necessari.

A questo Napoli manca come il pane un regista, eppure si è preferito investire in maniera consistente su Datolo, che - per sua stessa ammissione - è sostanzialmente un vice Hamsik oppure l'esterno di un tridente.

Torna l'incubo di vedere un giocatore di talento ADATTATO ad un ruolo non suo, perché Marino ha consegnato Datolo a Reja con l'intento di sostituire lo squalificato Mannini (a sua volta altro adattato).

De Laurentiis ha dichiarato che a giugno arriveranno un centrocampista e un attaccante.

Sarà quello finalmente il momento in cui approderà a Napoli un regista come si deve? In cui arriverà un attaccante capace di mostrare un bel dialogo con Lavezzi invece di mostrare (vero Denis?) continui fraintendimenti ad ogni azione offensiva?

Sarà quello il momento in cui si riterrà finalmente giunto il momento di una svolta tecnica, ringraziando infinitamente Reja per il suo importantissimo contributo dato fino ad allora alla crescita del Progetto, ma optando per una guida che possa accompagnare e favorire quel salto di qualità ambito da piazza e Società?

Peccato perché se Marino fosse stato un pò meno masochista già adesso saremmo certi della Uefa e forse ancora in corsa per la Champions.

Ma è vero, in fondo ha sempre ragione Marino: conoscendo il finale in anticipo, che gusto ci sarebbe... ?

mercoledì 28 gennaio 2009

FIORENTINA - NAPOLI 2-1, LE PAGELLE

Gianello 6,5. Mezzo voto in più per lo stoicismo con cui resta in campo il più a lungo possibile nonostante l'infortunio. Enrico Toti.

Sepe 6. Merita la sufficienza per il grande coraggio mostrato e nonostante la papera sul gol di Montolivo e le sopracciglie curate in stile cantante napoletano neomelodico. Questo è il ballo del quaqua.


Cannavaro 5. Può giocare bene, anche benissimo per i restanti minuti, ma se concede a Santana la libertà di segnare com'è successo oggi al 2' minuto della ripresa l'insufficienza non può evitarla. Collegno.


Rinaudo 5. Sempre meno Braccio di Ferro e sempre più Olivia. Scoordinato.


Aronica 6,5. L'inizio è da brivido, con qualche accenno di svarione e palle in tribuna. Poi trova l'assetto giusto ed una concentrazione impeccabile, diventando il migliore della terza linea. Spazzino.

Vitale 6,5. Mette in campo l'anima e si galvanizza per il gol regalatogli da Frey. Appare vitale di nome e di fatto, concedendosi spunti forse come mai in passato. Bacia la maglia dopo il pareggio. Napoletano inside.

Maggio 6,5. E' il fratello bello, bravo e intelligente di quello visto tre giorni fa con la Roma. Rimette il turbo alle cosce e sulla sua corsia torna a farsi rispettare. A volte ritornano.

Blasi 5. Un Re Mida al contrario: ciò che tocca diventa melma. Regala assist da infarto agli avversari giusto al limite dell'area di rigore. Se Gargano non può fare il regista lui non può essere nemmeno il tecnico delle luci. Disaster.


Pazienza 4,5. Corre ovunque per tamponare ma ovunque si tampona da solo. Collarino.


Bogliacino 5,5. La sua forma è in crescita ma appare spaesato e disordinato come fosse piovuto direttamente dall'Area 51. Sotto choc.


Zalayeta 6. Sta così poco in area di rigore che viene il sospetto che sia infuocata. In compenso sulla trequarti è ovunque e il suo peso lo fa sentire sempre. Muscoli sparsi.


Lavezzi 7. Tanto per cambiare, praticamente da solo è il terrore della difesa avversaria. Il Napoli vincente del futuro non può non essere costruito attorno a lui. Roba da 10.

Subentrati:
Montervino ng. La serie A non fa per lui, tanto è vero che pochi minuti dopo il suo ingresso viene gentilmente invitato a guadagnare gli spogliatoi.
Russotto ng. Piede morbido ma qualche isteria di troppo.

Reja 5,5. Tra epurazioni e squalifiche manda in campo i meno peggio. Non può essere colpa sua se dopo Iezzo e Navarro si infortuna anche Gianello, costringendo al debutto il prematuro Sepe. Stavolta tiene alti gli esterni e la squadra appare più aggressiva e più incisiva. Il problema è che perde ancora. Abbonato.

CENNI DI RISVEGLIO, MA NON BASTA

La terza sconfitta consecutiva (sesta fuori casa) relega il Napoli al settimo posto. Il Genoa, secondo la logica di Marino, continua a bestemmiare, uscendo indenne da San Siro rossonero e conserva l'ambitissimo quarto posto. La Roma continua il filotto vincente e la Fiorentina esce dalla crisi indovinate con chi? Col Napoli naturalmente.
I benefattori di Reja, dopo aver regalato boccate vitali di ossigeno a Torino, Chievo Verona e Roma, s'inchinano anche alla Fiorentina e - allarme rosso - precipitano verso il basso della parte sinistra della classifica. Il Cagliari fa sentire il fiato sul collo, dato che continuando a vincere è ormai a due sole lunghezze dagli azzurri.
La sensazione che stesse per complicarsi anche la corsa alla qualificazione Uefa è oggi una certezza.
Anche a Firenze, a parte rari sprazzi di pressing più convinto, continua il pessimo vizio di lasciare per lunghissime fasi dell'incontro iniziativa e possesso palla agli avversari. E come a solito, batti e ribatti, la palla alla fine entra.
E' successo in occasione del primo gol viola, quando Cannavaro su calcio piazzato ha un reset della cache e dimentica Santana consentendogli di battere a rete indisturbato.
E' successo, dopo il rocambolesco pareggio di Vitale il cui cross è stato accompagnato in rete da Frey, ad una manciata di minuti dal termine, quando la difesa azzurra si è aperta come il Mar Rosso di fronte a Montolivo lasciandolo a tu per tu con l'imberbe Sepe, che nell'occasione ha mostrato tutta la freschezza e l'inesperienza dei suoi 18 anni.
A differenza delle precedenti partite, stavolta la reazione è veemente, peccato che i giri delle lancette, subìto il secondo gol, sono appena una decina o poco più.
Nel complesso, pur nella tristezza dell'ennesima sconfitta, s'è potuto apprezzare un Napoli più tonico, più vivace, più temprato sotto il profilo caratteriale.
Squadra in progress e classifica in regress.
L'allontanamento dalla zona Champions annacqua la rabbia e ridisegna il perimetro in cui il Napoli quest'anno può muoversi. Nonostante l'imminente arrivo di Gesù (Datolo).

DOPO FIRENZE ARRIVA GESU'

Il Napoli scenderà in campo stasera a Firenze in condizioni psicofisiche e di formazione anche peggiori di quelle palesate contro la Roma domenica scorsa, ma col vantaggio che l'attenzione della tifoseria è stato nel frattempo magistralmente dirottato sulle imminenti novità di mercato. De Laurentiis non ha lasciato cadere nel vuoto l'accorata richiesta di rinforzi proveniente dagli spalti del San Paolo e, nel corso di un fugace incontro a quattr'occhi, ha caldamente invitato Marino a concretizzare qualche operazione nell'attuale finestra di mercato.
In sostanza la sensibilità dell'imprenditore cinematografico, particolarmente attento agli umori del pubblico, ha prevalso sulla sensibilità da ragioniere del direttore generale azzurro.
Una sorta di deja vu, dato che lo stesso atto era andato in scena anche dodici mesi fa.
E così, mentre Pazienza, Aronica, Bogliacino, Rinaudo e Vitale si apprestano a sostituire al Franchi compagni squalificati o semplicemente inguardabili, la roulette mediatica del calciomercato comincia a girare frenetica, con la sua pallina che impazzita sfiora nomi su nomi, da Pasqual a Yacob, a Gobbi, a Iaquinta, a Mauri, a Galloppa, al solito Fabio Cannavaro... una miriade di nomi sui quali sembra che la pallina possa ogni momento finalmente fermarsi. Ma la corsa continua sempre, fin quando non s'avverte più il rumore delle sponde della roulette, perché la maledetta piccola biglia bianca pare si sia davvero fermata, in corrispondenza di un centrocampista argentino: Jesus Datolo del Boca Juniors.
Da precisare che mentre sto scrivendo l'acquisto di Datolo non è stato ancora ufficializzato. Le visite mediche sembrerebbero previste per il prossimo venerdì. E allora facciamo finta che sia così.
Facciamo finta che Marino, invece di porre riparo alla storiche lacune di un regista e di un esterno sinistro mancino e di ruolo e magari anche di un attaccante più idoneo alla causa azzurra, si sia lasciato prendere dal fascino del fantasista, mezzo trequartista e mezzo ala da tridente, chiudendo per circa 7 milioni di euro la trattativa per Datolo.
Non importa se le referenze sull'argentino non menzionano una particolare abilità nella fase difensiva, Marino pensa lo stesso di aver fatto un regalo coi fiocchi a Reja, sostenendo che il giocatore può ricoprire tutta la fascia.
Dato che è impossibile supporre che Marino non si sia ancora accorto di quello che il goriziano chiede agli esterni del suo centrocampo a cinque (la fase difensiva prima di quella offensiva) viene da pensare che questo acquisto porti con sé un duplice messaggio che la Società indirizza al tecnico.
Primo: basta con questi esterni sempre così prudetemente tenuti bassi, per un assetto che - anche in virtù del calo fisico di questi tempi - non sta più pagando;
secondo: se necessario, cambiamo modulo, dando più spazio e stimoli agli elementi di fantasia, come Lavezzi e Datolo, provando a recuperare anche chi nonostante il talento sembra caduto nelle sabbie mobili del non gioco, come Hamsik.
Insomma la Società, attraverso un'operazione apparentemente non prioritaria, vuol dare una scossa, una sterzata all'attuale cammino di questo Napoli, cammino che ormai non sa più né di Champions né (attenzione!) di Uefa.
Anche questo è un deja vu, perché sempre dodici mesi fa Mannini fu acquistato in previsione del tanto agognato (da De Laurentiis) pensionamento dello stucchevole 3-5-2.
Poi non se ne fece niente, perché Reja dimostrò che i suoi uomini ormai erando drogati di 3-5-2 e senza questo modulo avrebbero sofferto di pericolosissime crisi di astinenza.
Adesso ci risiamo. E Reja che a sinistra vorrebbe poco più che un terzinaccio (credo che il miglior esecutore della sua concezione sia ancora Savini...) si vede piombare in casa un esterno di un attacco a tre, o al massimo un trequartista, quindi un'eventuale sostituto di Hamsik e punto.
Se provo ad immaginare Datolo esterno sinistro nel 3-5-2 vedo l'ex Boca che attacca come da sua attitudine, Hamsik immobile come da sua recente propensione e Contini preso d'infilata da orde di avversari padroni della nostra fascia sinistra dalla metà campo in giù. Un incubo.
No signori. Se confermato, l'arrivo di Datolo è il preludio di una precisa rivoluzione tattica e forse anche il segnale di una svolta tecnica prevista per la prossima estate. Se Reja non saprà gestire gli acquisti della Società dovrà gioco forza lasciare spazio a chi è più avvezzo ad una manovra offensiva più incisiva (per esempio Delio Rossi).
Se è vero che Datolo ha scarse attitudini alla copertura sarebbe un suicidio fargli ripercorrere i calvario zambrottesco di Mannini.
Basta con gli arrangiamenti e le forzature. Basta con i giocatori fuori ruolo.
Con Datolo converrebbe ricorrere ad una linea difensiva a quattro, in cui Maggio giocherebbe oltretutto nel ruolo che Lippi potrebbe affidargli in Nazionale; centrocampo a tre, con un regista dinamico davanti alla difesa (Tissone?) e con Hamsik a sinistra e Gargano a destra; due fantasisti da infarto tra le linee: Datolo e Lavezzi; una punta centrale, da prelevare nel prossimo mercato estivo, perché c'è poco da insistere: Denis - pur essendo anche lui argentino - non parla la stessa lingua del Pocho, non è sulla sua stessa lunghezza d'onda. Da El Tanque che era, è diventato El Tanica, lento, macchinoso, in perenne asincronia coi compagni. Serve ben altro. Serve l'attaccante forte e rapido, con l'intuito, che sappia intendersi con chi è dotato di fantasia. Serve chi si butta negli spazi giusti, chi va incontro alla palla per anticipare il difensore. Serve un Inzaghi giovane, un Gilardino, un Floccari, un Rocchi.
Con un 4-3-2-1 come quello descritto sarebbe davvero difficile nascondere le proprie ambizioni di Champions. Anche al più prudente dei Presidenti.

domenica 25 gennaio 2009

NAPOLI - ROMA 0-3, LE PAGELLE

Gianello 5. Continua a raccogliere palloni in fondo al sacco e a dire il vero non fa molto per evitarlo. Rassegnato.

Santacroce 4. Lui, talento cristallino certo, è in preoccupantissima involuzione fisica tattica e tecnica. Gli è rimasta solo la testa calda, unica cosa di cui faremmo volentieri a meno. Santoddio.


Cannavaro 5. Randella fin quando può, poi viene ingoiato anche lui nel buco nero del Napoli di oggi. Orbitante.


Contini 5. Precede Cannavaro nel buco nero di sopra. Non spingete, c'è posto.


Maggio 4. Ma perché, giocava? Maggio scordato di averlo visto.


Gargano 5. Che pena, lui, aspirante regista, al cospetto di Pizarro... Siamo seri.


Blasi 6. Unico frangiflutti di centrocampo, riesce persino a controllare la sua irruenza. Disciplinato.


Pazienza 5. Umile, riservato, modesto. Soprattutto modesto.


Mannini 5. Ha frequenti slanci ma viene sempre frenato da vari fattori, tra qui non ultimo il dirimpettaio di turno. Se potessi farei.


Zalayeta 6. E' il più in palla. Al 5' regala un'effimera gioia sfonndando la porta dopo aver controllato purtroppo con spalla/braccio. Bravo di sponda, fa valere il suo vigore nella folla. Redivivo.


Lavezzi 5,5. Questa volta raramente salta l'uomo. La sua fantasia può ben poco negli ingranaggi di un meccanismo tattico con gli attributi come quello romanista. Don Chisciotte.





Subentrati:


Bogliacino 5,5. Più vivace delle ultime sempre brevi apparizioni. Ma è sempre poco rispetto a quanto servirebbe al Napoli di oggi.


Denis 5. Si vede di più quando è seduto in panchina. L'unica palla decente la spedisce sulla traversa, da buona posizione, con la sua chioma a frittata.


Montervino 5. Voto di fiducia.





Reja 4. Senza freschezza atletica emergono di brutto tutti i limiti tattici e di personalità della squadra. E quindi i limiti del suo lavoro.

NAPOLI, ORA TUTTI I LIMITI SONO A NUDO

Come volevasi dimostrare. La prima pesante battuta d'arresto in casa è come un pugno sul viso incipriato di una donna febbricitante. Caduto il trucco, restano evidenti il livido del cazzotto e i segni di febbre e spossatezza.
Questo Napoli, che inanella la terza sconfitta nelle ultime 4 partite, è il logico risultato dei suoi limiti. Limiti che stanno emergendo prepotentemente ora che la preparazione anticipata, da indubbio vantaggio che è stata per buona parte del girone d'andata, sta lentamente trasformandosi in piombo fuso nelle gambe dei nostri.

Non è un caso se i cartellini gialli ora piovano come coriandoli: si comincia ad arrivare sistematicamente secondi sul pallone e la saldezza di nervi è allentata da una condizione fisica in preoccupante calo.

Se a questo Napoli viene meno la freschezza atletica, persino il San Paolo dei sessantamila nulla può al cospetto di una squadra come la Roma.

L'involuzione fisica s'accompagna di pari passo con l'involuzione tattica, perché - ad esempio - se Maggio e Mannini decidono che è meglio nemmeno provarci a guadagnare il fondo, significa che non sentono di avere più le gambe per farlo.

Lo stesso Lavezzi, che sembra l'unico ad averne ancora, in quella che ormai è una lotta perpetua contro i mulini a vento, gira a vuoto in mezzo ad avversari di valore, messi bene in campo da un tecnico di valore.

In altre parole si potrebbe dire che il calo fisico sta mettendo completamente a nudo i limiti tattici. E sta evidenziando drammaticamente anche alcuni ben conosciuti limiti tecnici (mancanza di talenti sui calci piazzati) e di personalità (mancanza di leader carismatico).

Se la Società non ritiene che il mercato di gennaio possa offrire le giuste occasioni per una flebo di ciò che serve, non morirà nessuno sia chiaro. Certo che se poi, oltre al proibitissimo sogno della Champions, dovesse svanire anche quello della qualificazione in Coppa Uefa, che poi più che un sogno è l'obiettivo dichiarato di inizio stagione, forse De Laurentiis e Marino un pò il capo di cenere dovrebbero cospargerlo. Nulla di iettatorio, per carità, è una considerazione spontanea dopo la semplice lettura dell'attuale classifica, che vede molte squadre ben attrezzate in un fazzoletto di punti.

E dato che la Società ha considerato una bestemmia il solo parlare di obiettivo Champions per il timore che, non centrandolo, la stagione azzurra potrebbe correre il rischio di essere considerata fallimentale, è facile immaginare la crescente preoccupazione di fallire anche l'obiettivo minimo. E' faticoso smettere i calzoni corti e vestirsi da adulti, vero direttore?

Per quanto riguarda la partita di oggi, alcuni eventi l'hanno condizionata (gol annullato a Zalayeta e fuorigioco di Mexes nel primo gol) ma solo all'inizio. La verità è che in campo si sono viste una squadra, la Roma, e un gruppo sfiatato, il Napoli.

Pur continuando a ricordare perfettamente Lanciano, Chieti e Cittadella, non credo che le figure di questi tempi siano meno indigeste. Questione di dignità.

sabato 24 gennaio 2009

DALLE STELLE ALLE STALLE IN SOLI CINQUE PUNTI

La visita di una Roma ritemprata nello spirito, nel corpo e nella classifica arriva nel momento più maledettamente indecifrabile della stagione azzurra. Indecifrabile perché non sono di facile interpretazione né lo stato fisico e mentale della squadra e quale genere di risultati è in procinto di produrre, né la strategia della società, che non perde occasione per ribadire che non verrà utilizzata l'attuale finestra di mercato per irrobustire una rosa i cui punti deboli sono stati, con spietatezza, ulteriormente messi a nudo dalle ultime 5 sconfitte esterne consecutive.
Il Napoli del girone di andata, remake sportivo del "Dr. Jekyll and Mr. Hyde", leone tra le mura amiche e tremebondo fuori casa, si è attestato al quinto posto a quota 33 punti. A due punti dalla zona Champions e a 3 punti dall'estromissione dalla zona Uefa. Gli azzurri galleggiano in un limbo di incertezze, generato dai distacchi minimi di quella zona di classifica.

De Laurentiis e Marino, ormai due corpi e un solo cervello, sono arrivati a censurare qualsiasi esternazione dei giocatori che fosse condita da seppur pallide velleità di quarto posto, come se l'aspirazione a migliorarsi fosse peccato. Guai a pronunciare le parole Champions e League, farlo equivarrebbe a bestemmiare. La società ad ogni peso spinto ripete come una litania che l'obiettivo era e resta la qualificazione alla Coppa Uefa, perché consono alla caratura dell'attuale Napoli, che non può competere, alla lunga, con squadre decisamente superiori, come Roma e Fiorentina, oltre naturalmente ad Inter, Juve e Milan.

In verità la bestemmia sembra proprio questa resa a priori, questa classifica già scritta, che vede il Napoli doversi necessariamente inchinare a squadre che attualmente stanno dietro.

Si dice che c'è aria di silenzio stampa imposto ai giocatori per evitare che si parli indebitamente di obiettivi stagionali. In realtà sarebbe assai più proficuo il silenzio di chi impone il silenzio stampa, poiché non sono del tutto certo che la linea iperprudente e castrante della Società non abbia contribuito a generare alcune delle incertezze e dei tremori che hanno accompagnato la squadra lontano dal San Paolo, a differenza di quanto avviene in casa, dove il granitico appoggio della folla partenopea infonde coraggio e produce la sfrontatezza necessaria a giocare senza dosare le energie col bilancino.

Viene da chiedersi perché si sia perso quello spirito corsaro di giocarcela partita per partita, senza illusioni ma anche senza particolari timori, semplicemente con la stimolante curiosità di misurare di volta in volta la propria forza. Questo è lo spirito che dovrebbe nuovamente essere trasmesso alla squadra. Questo è lo spirito che i tifosi vogliono vedere per essere liberi di esercitare il proprio mestiere, che è quello di sognare.

Alla Società, così seriamente impegnata nell'attuazione del Progetto di inserimento stabile del Napoli nel Calcio ad altissimo livello (in un panorama sia nazionale che internazionale), il compito di monitorare la crescita della squadra e di apportare quando possibile correttivi in un'ottica di miglioramento continuo (il Ciclo di Deming non dovrebbe essere un concetto estraneo ad un imprenditore cinematografico dello spessore del Presidente azzurro).

E in questo gennaio di mercato dovrebbero potersi trovare le risorse per un opportuno miglioramento almeno per due buoni motivi:

1) dato che alla fine del girone d'andata siamo a due punti dal quarto posto, sarebbe igienico non mettersi in condizione di doversi pentire di non aver neanche provato a raggiungerlo;

2) dato che l'estromissione dalla zona Coppa Uefa è a soli 3 punti, cautelarsi per evitare di correre seri rischi di non raggiungere neanche tale traguardo. Se è vero che una tra Roma e Fiorentina è predestinata al quarto posto, è anche vero che la lotta per l'accesso alla qualificazione Uefa prevede il coinvolgimento di un plotoncino di squadre belle toste, cioé come minimo Fiorentina o Roma, Genoa, Lazio e Napoli. Vale a dire 4 squadre per tre posti, se non ci si mettono anche Palermo e/o Atalanta. E senza dover ricorrere ai conti sulla vincente della Coppa Italia.

Il calo fisico degli azzurri negli ultimi mesi (la preparazione anticipata a causa della partecipazione all'Intertoto sta sortendo i suoi effetti) e l'oggettiva improbabiltà che il rendimento interno possa essere confermato anche nel girone di ritorno, inducono a sospettare che se la Società si limita a specchiarsi in quello che ha fatto negli ultimi 4 anni, le possibilità di strabiliare (tanto per usare una terminologia cara a Marino) si riducano drasticamente.



lunedì 19 gennaio 2009

Chievo-Napoli 2-1 LE PAGELLE


Gianello 5. Non sempre a un portiere si può chiedere l'impossibile. Da lui ci si sarebbe accontentati del possibile, ma 5 gol dal Chievo (di cui 3 non convalidati per fuorigioco) sono oggettivamente troppi. Ricercatore di margherite.
Cannavaro 6. Il capitano in difesa è l'ultimo ad affondare con la nave. Dignitoso ma affogato.
Rinaudo 5. Un pò Braccio di ferro un pò Olivia, vede sgattaiolare Esposito da tutte le parti come in un cartoon. Warner Bros.
Contini 4,5. E' il fratello abbacchiato del leone ruggente di qualche settimana fa. Debilitato.
Maggio 5. Non affonda ma neanche protegge un granché. Galleggia in un limbo assai ben frequentato. Sedato.
Blasi 6. Corre e rincorre e picchia. Almeno prova a fare quello che sa. Warrior.
Gargano 6. Voto medio tra il 7 per i recuperi prodigiosi e il 5 per l'arruffata tela che prova a tessere a centrocampo. Regista sarà lei...!
Hamsik 3. Volto da bambino e dinamismo da ottuagenario. Osserva l'incontro con attenzione ma si guarda bene dal prendervi parte. Sempre da fermo, al limite dell'area di rigore, insulta in perfetto italiano l'arbitro Farina lasciando i compagni in inferiorità numerica. Accademico.
Denis 5. Reja lo vuole lontano dalla porta e lui fluttua attorno al perimetro dell'area senza spaventare nessuno e senza avere palle (né giocabili, nè simboliche). Come se non bastasse si lascia cogliere da raptus al momento della sostituzione, scagliando con violenza i guanti sulla panchina. Si dice che la panchina abbia accettato la sfida. Nervosetto.
Lavezzi 7,5. Formica tra le cicale, si carica letteralmente la squadra sulle spalle tatuate. Segna il gol del momentaneo pareggio, scheggia la traversa a pochi minuti dalla fine e si danna per non smentire se stesso, visto che la domenica prima aveva giurato di puntare alla Champions. Cristo Redentore.
Subentrati:
Pazienza: non pervenuto
Zalayeta 6. Il merito di aver provocato l'espulsione di un avversario.
Russotto: stavolta le scarpette rosse tracciano linee insensate. Non giudicabile (per non giudicarlo male).
Reja 4. Sbaglia l'approccio, non corregge gli errori, non carica la squadra (né in campo, né sul pullman di onesti operai per trasmettergli la filosofia del lavoro). Diarreja.

SOTTO LAVEZZI NIENTE


E fanno cinque. Non importa se è cambiato l'anno, se la squadra è andata in ritiro dopo le feste e se di fronte s'è parata l'ultima in classifica che non segnava in casa dalla prima di campionato.
Il filotto delle sconfitte fuori casa è aumentato ancora.
Uno a due in casa del Chievo Verona in una partita giocata coi nervi invece che con cervello e gambe. Abbiamo visto di tutto, ieri, tanne l'approccio che ci saremmo auspicati da parte del Napoli. Farina protagonista indiscusso, sebbene non ne avesse una gran voglia: ha concesso due rigori al Chievo, di cui uno inventato; ha espulso Hamsik che non ha avuto nemmeno l'intelligenza di insultarlo in slovacco; ha pareggiato i conti cacciando successivamente un difensore scaligero; ha vanificato 3 gol dei veronesi per fuorigioco; ha omesso di concedere un rigore netto per fallo su Maggio. Ma a conti fatti nessuno può gridare allo scandalo se gli azzurri hanno perso, dato che un minimo di vis pugnandi è stata espressa solo in alcuni sprazzi della ripresa. Per il resto è stato un pianto greco-napoletano, col Chievo che ha gettato il cuore oltre l'ostacolo per rimanere in corsa salvezza e per fare un regalo particolare ai suoi tifosi, da sempre molto poco innamorati dei napoletani.
Come se non bastasse, dopo la pessima minestra, ci siamo pure dovuti sorbire l'amaro Marino, che ha paragonato l'ipotesi della qualificazione del Napli alla Champions ad una bestemmia.
Una bestemmia, e perché? Perché altre squadre, leggi Fiorentina e Roma, sono più attrezzate? Perché è cosa buona e giusta rispettare l'obiettivo dichiarato ad inizio stagione (qualificazione UEFA)? Se queste sono le motivazioni invitiamo Marino a inviare un fax con tali stille di saggezza a Preziosi, perché neanche il Genoa dovrebbe permettersi di sognare la Champons, anche se ora è quarto da solo.
Sì, il Genoa. Cioè quella squadra (e quella società) che dalla serie C sta facendo esattamente le stesse cose del Napoli, con la differenza che non s'è mai sentito Preziosi, o Gasperini, o chi per loro, parlare con tanta assiduità di miracoli e nominare così spesso Lanciano o province similari.
La società e Reja ritengono che il Napoli non sia attrezzato per un posto in Champions? Bene, l'attrezzino. Guarda caso siamo in piena finestra di mercato invernale.
Dice Marino che l'esperienza non si compra e che le attuali giovani stelle azzurre dovranno maturarla sul campo. E allora la società aiuti questi ragazzi ad accelerare il processo di crescita inserendo nella rosa qualche elemento dotato non solo di esperienza, ma anche di carattere e carisma, tutte virtù di cui il Napoli appare drammaticamente sprovvisto quando calpesta i prati lontani dal S.Paolo.
Si chiede, Marino, gli eventuali acquisti al posto di chi dovrebbero giocare, dato che siamo pieni di giovani talenti lodati da tutti. Risposta: potevamo evitare di arrivare sin qua con Pazienza come unica alternativa di centrocampo e Pià come ipotetico vice Lavezzi. Cioé: è la rosa, ancor prima della squadra titolare, a dover essere competitiva.
A proposito del Pocho, lui sa sempre come onorare i cori e l'affetto che la piazza napoletana non smette di dedicargli. Combatte sempre con classe e vigore, non si risparmia mai, ed è ormai quasi un'abitudine quella di caricarsi un Napoli altrimenti timido sulle spalle per assaltare con la forza dei suoi dribbling le difese avvesarie.
Dopo la partita col Catania, lui stesso parlò di obiettivo Champions. Chissà se Marino a seguito di quell'intervista l'ha multato per aver bestemmiato.
Qui la vera bestemmia sarebbe quella di far maturare in un ragazzo come il Pocho l'idea che i grandi palcoscenici continueranno ad essere altrove, almeno per un pò. E tutto questo perché la società se la prende con calma, anche se il Pocho corre e altri stanno a guardare. Anche se il Pocho si danna l'anima e Hamsik, per esempio, fa da spettatore non pagante. E Denis ringhia e molla occhiatacce, ma al momento non vale Floccari. Anche se Gargano del regista non può aspirare nemmeno alla sedia. Anche se Zalayeta sarebbe già tanto se si comportasse da Sosa nero. Anche se in difesa si balla coi lupi e coi brevilinei. Ache se Mannini è a rischio squalifica con sentenza dopo la fine del mercato e Vitale deve mangiare tonnellate di panini.
L'irruzione dei mecenati arabi impone grande attenzione, Kakà docet. Il Napoli non può e non deve rischiare di rimanere stritolato tra le sirene del calcio europeo doc, quello del Real Madrid e del Manchester United, per intenderci, e i petroldollari dei nuovi (si fa per dire) ricchi, leggi Manchester City.
Marino, più che De Lurentiis, deve prendere coscienza che l'ingresso dei mecenati nel Calcio minaccia di interrompere bruscamente la già di per sè flebile tendenza al contenimento dei costi di questi ultimissimi anni.
Solo la certezza di calpestare palcoscenici da favola, ossia di giocare ad altissimo livello, può tenere gli sceicchi fuori dall'uscio, perché in fondo il campione è un artista capace ancora di distinguere tra United e City, se parliamo ad esempio di Manchester.
E la Coppa Uefa, ormai, sappiamo tutti che è solo il lacrimatoio della Champions.
Cambia il Calcio, devono quindi cambiare gli obiettivi.
E si guarisca, una volta per tutte, da quello snobistico terrore che il mancato raggiungimento di un obiettivo dichiarato debba necessariamente far bollare come fallimentare una stagione. Marino si preoccupi di meno delle emittenti private napoletane.
E un pò di più di quello che manca, in alcuni casi ormai da anni, al suo e nostro Napoli.