
Il Napoli scenderà in campo stasera a Firenze in condizioni psicofisiche e di formazione anche peggiori di quelle palesate contro la Roma domenica scorsa, ma col vantaggio che l'attenzione della tifoseria è stato nel frattempo magistralmente dirottato sulle imminenti novità di mercato. De Laurentiis non ha lasciato cadere nel vuoto l'accorata richiesta di rinforzi proveniente dagli spalti del San Paolo e, nel corso di un fugace incontro a quattr'occhi, ha caldamente invitato Marino a concretizzare qualche operazione nell'attuale finestra di mercato.
In sostanza la sensibilità dell'imprenditore cinematografico, particolarmente attento agli umori del pubblico, ha prevalso sulla sensibilità da ragioniere del direttore generale azzurro.
Una sorta di deja vu, dato che lo stesso atto era andato in scena anche dodici mesi fa.
E così, mentre Pazienza, Aronica, Bogliacino, Rinaudo e Vitale si apprestano a sostituire al Franchi compagni squalificati o semplicemente inguardabili, la roulette mediatica del calciomercato comincia a girare frenetica, con la sua pallina che impazzita sfiora nomi su nomi, da Pasqual a Yacob, a Gobbi, a Iaquinta, a Mauri, a Galloppa, al solito Fabio Cannavaro... una miriade di nomi sui quali sembra che la pallina possa ogni momento finalmente fermarsi. Ma la corsa continua sempre, fin quando non s'avverte più il rumore delle sponde della roulette, perché la maledetta piccola biglia bianca pare si sia davvero fermata, in corrispondenza di un centrocampista argentino: Jesus Datolo del Boca Juniors.
Da precisare che mentre sto scrivendo l'acquisto di Datolo non è stato ancora ufficializzato. Le visite mediche sembrerebbero previste per il prossimo venerdì. E allora facciamo finta che sia così.
Facciamo finta che Marino, invece di porre riparo alla storiche lacune di un regista e di un esterno sinistro mancino e di ruolo e magari anche di un attaccante più idoneo alla causa azzurra, si sia lasciato prendere dal fascino del fantasista, mezzo trequartista e mezzo ala da tridente, chiudendo per circa 7 milioni di euro la trattativa per Datolo.
Non importa se le referenze sull'argentino non menzionano una particolare abilità nella fase difensiva, Marino pensa lo stesso di aver fatto un regalo coi fiocchi a Reja, sostenendo che il giocatore può ricoprire tutta la fascia.
Dato che è impossibile supporre che Marino non si sia ancora accorto di quello che il goriziano chiede agli esterni del suo centrocampo a cinque (la fase difensiva prima di quella offensiva) viene da pensare che questo acquisto porti con sé un duplice messaggio che la Società indirizza al tecnico.
Primo: basta con questi esterni sempre così prudetemente tenuti bassi, per un assetto che - anche in virtù del calo fisico di questi tempi - non sta più pagando;
secondo: se necessario, cambiamo modulo, dando più spazio e stimoli agli elementi di fantasia, come Lavezzi e Datolo, provando a recuperare anche chi nonostante il talento sembra caduto nelle sabbie mobili del non gioco, come Hamsik.
Insomma la Società, attraverso un'operazione apparentemente non prioritaria, vuol dare una scossa, una sterzata all'attuale cammino di questo Napoli, cammino che ormai non sa più né di Champions né (attenzione!) di Uefa.
Anche questo è un deja vu, perché sempre dodici mesi fa Mannini fu acquistato in previsione del tanto agognato (da De Laurentiis) pensionamento dello stucchevole 3-5-2.
Poi non se ne fece niente, perché Reja dimostrò che i suoi uomini ormai erando drogati di 3-5-2 e senza questo modulo avrebbero sofferto di pericolosissime crisi di astinenza.
Adesso ci risiamo. E Reja che a sinistra vorrebbe poco più che un terzinaccio (credo che il miglior esecutore della sua concezione sia ancora Savini...) si vede piombare in casa un esterno di un attacco a tre, o al massimo un trequartista, quindi un'eventuale sostituto di Hamsik e punto.
Se provo ad immaginare Datolo esterno sinistro nel 3-5-2 vedo l'ex Boca che attacca come da sua attitudine, Hamsik immobile come da sua recente propensione e Contini preso d'infilata da orde di avversari padroni della nostra fascia sinistra dalla metà campo in giù. Un incubo.
No signori. Se confermato, l'arrivo di Datolo è il preludio di una precisa rivoluzione tattica e forse anche il segnale di una svolta tecnica prevista per la prossima estate. Se Reja non saprà gestire gli acquisti della Società dovrà gioco forza lasciare spazio a chi è più avvezzo ad una manovra offensiva più incisiva (per esempio Delio Rossi).
Se è vero che Datolo ha scarse attitudini alla copertura sarebbe un suicidio fargli ripercorrere i calvario zambrottesco di Mannini.
Basta con gli arrangiamenti e le forzature. Basta con i giocatori fuori ruolo.
Con Datolo converrebbe ricorrere ad una linea difensiva a quattro, in cui Maggio giocherebbe oltretutto nel ruolo che Lippi potrebbe affidargli in Nazionale; centrocampo a tre, con un regista dinamico davanti alla difesa (Tissone?) e con Hamsik a sinistra e Gargano a destra; due fantasisti da infarto tra le linee: Datolo e Lavezzi; una punta centrale, da prelevare nel prossimo mercato estivo, perché c'è poco da insistere: Denis - pur essendo anche lui argentino - non parla la stessa lingua del Pocho, non è sulla sua stessa lunghezza d'onda. Da El Tanque che era, è diventato El Tanica, lento, macchinoso, in perenne asincronia coi compagni. Serve ben altro. Serve l'attaccante forte e rapido, con l'intuito, che sappia intendersi con chi è dotato di fantasia. Serve chi si butta negli spazi giusti, chi va incontro alla palla per anticipare il difensore. Serve un Inzaghi giovane, un Gilardino, un Floccari, un Rocchi.
Con un 4-3-2-1 come quello descritto sarebbe davvero difficile nascondere le proprie ambizioni di Champions. Anche al più prudente dei Presidenti.