Non Spingete by Giodecer

sabato 28 febbraio 2009

Su Calcionapoli1926.it c'è il seguente articolo che a mio avviso riepiloga alla perfezione le nostre attuali sensazioni, le sensazioni degli impagabili supporters azzurri:

Juventus-Napoli: il "Meglio" di Calcionapoli1926.it
Juventus – Napoli. Demotivati, illusi, traditi. Il pubblico napoletano sta vivendo il momento più delicato della gestione De Laurentiis-Marino con il cuore diviso, tra la riconoscenza verso chi ha fatto resuscitare il glorioso Ciuccio dalle aule del Tribunale fallimentare e la delusione per un progetto che sembrava essere sul punto di spiccare il volo e, mestamente, si trova invece ad essere ridimensionato da una lunga striscia di risultati negativi. Nessuno si è dimenticato che solo tre stagioni orsono gli azzurri si trovavano impantanati nei campi di C, ma tutti sanno che anche il Genoa, contemporaneamente, ha conosciuto il tormento delle categorie inferiori. Nessuno si è scordato il ritorno in Uefa dopo 14 anni di lunga attesa, ma le possibilità di rivedere il Napoli sfilare al grande ballo delle competizioni europee anche nella prossima stagione sono appese al lumicino di una finale di Coppa Italia targata Inter-Juventus. Nessuno ha cancellato il ricordo di una prima parte di campionato esaltante, suggellata da vittorie e prestazioni maiuscole, ma il campo parla ora di una squadra timorosa, senza idee ed ingabbiata nelle proprie incertezze. Ingolositi da una classifica prestigiosa e dalle dichiarazioni dello staff, i tifosi avevano sperato nel miracolo Champions, pur conoscendo le difficoltà di un percorso lungo e disseminato di pretendenti altrettanto affamate. Nessuno si aspettava di vedere Messi sbarcare a gennaio al San Paolo, ma ipotizzare un intervento adeguato sulla rosa, per dare fiato ad alcuni elementi in evidente debito d’ossigeno, era quanto meno necessario. Nessuno credeva di poter ripetere il magnifico girone d’andata, ma imporsi davanti al proprio pubblico, contro avversarie di livello modesto, era necessario per continuare ad aggrapparsi ai propri obiettivi. Nessuno immaginava di poter scrivere una nuova pagina del manuale del calcio-spettacolo, ma almeno di vedere una squadra coraggiosa lottare fino all’ultimo respiro. I continui proclami di pronto riscatto della vigilia sono parole al vento. Adesso occorre lavorare con umiltà, cercando di rilanciare insieme un progetto che ha basi solide. Uniti, determinati, vincenti. Cristian Meglio.

Un "bravo!" all'autore Cristian Meglio.

COME ERAVAMO, il debutto di Mondonico: NAPOLI-Atalanta 0-0 (7° turno camp. 2000/2001)

Squarci d'azzurro nel diluvio
di GIODECER

Lo avevo preannunciato nell'articolo di presentazione all'incontro: a così poca distanza dall'esonero del boemo, che aveva ridotto il Napoli ad un buco nero, in cui qualsiasi calciatore fosse catapultato veniva risucchiato da un gorgo malefico, non potevamo chiedere di più. Ma una prima risposta c'è stata.

Bravo Mondonico ad infondere fiducia, a disporre gli uomini in campo in maniera senz'altro più protetta, a dargli coraggio per tutta la partita.
E i co-autori del fallimento del Grande Progetto hanno finalmente rialzato la testa, dando fondo alle loro energie, sfoderando grinta e determinazione, soprattutto (incredibile ma vero) nel secondo tempo e lottando per il successo fino al 94'.
Il consueto crollo della seconda frazione di gioco dunque non c'è stato.
Ridotte al minimo quelle amnesie che ci facevano prendere a pallonate da chicchessia. Torniamo ad essere una squadra di calcio sotto il diluvio, una specie di coda della perturbazione zemaniana che ci auguriamo non lasci più traccia sulla compagine azzurra, anche se Mondonico, da gran signore, ha pubblicamente ringraziato il predecessore per il lavoro svolto, attribuendogli meriti per la buona prestazione atletica contro l'Atalanta, dando così una lezione di stile al collega.
Sta di fatto che il lavoro del tecnico cremonese non è stato solo finalizzato a "tirare fuori quanto i ragazzi avevano dentro", ma è stato prezioso anche nell'impostazione tattica e nella scelta degli uomini più in forma.

Il popolo partenopeo presente allo stadio, dopo un inizio un pò freddo, in cui ha comunque accolto con rispetto il nuovo allenatore, si è lasciato via via contagiare dalla generosità messa in campo dai calciatori azzurri, fino a sospingerli col proprio calore alla ricerca di una vittoria che sarebbe stata meritata.
Lo 0-0 finale, se da un lato è indicativo di una migliore tenuta difensiva, dall'altro rimarca le difficoltà che abbiamo nel finalizzare. Non è un caso se l'uomo più pericoloso tra i napoletani sia stato Fabio Pecchia, particolarmente sfortunato nell'occasione in cui ha colto il palo, che ha dimostrato di essere "velenoso" nei suoi inserimenti, recapitando un bel messaggio al tecnico, con cui ebbe screzi nella passata stagione al Toro.
Ma Pecchia è un centrocampista, mentre l'attacco continua a latitare.
Un paio di volte Amoruso ha perfino "rischiato" di segnare, pur essendo ancora fuori condizione. Purtroppo non è possibile aspettare il suo recupero con calma, perché a differenza di altri ruoli, quello della punta centrale non prevede al momento alternative all'attaccante pugliese, data la prolungata inabilità di Roberto Stellone.
Bene la difesa, con un Quiroga che, se concentrato, sa mettere sul terreno un buon bagaglio tecnico.
Folto e combattivo il centrocampo, in cui Magoni (per l'occasione capitano) ha giocato un'infinità di palloni (purtroppo...mi verrebbe da dire, in realtà se tutti avessero la sua tempra,,,). Buona prova di Husain: senza problemi di impegni infrasettimanali e di smaltimento di fuso orario è destinato a diventare un leader.
Come risaputo, si è sentita la mancanza di un giocatore di fantasia.
Moriero, torni, non torni, che fai...?

Adesso la stampa nazionale è già pronta ad insinuare che il Napoli ha cominciato a correre perchè ha finito di remare contro l'ex allenatore. Se ciò rispondesse a verità farebbe pensare ad un autolesionismo a dir poco comico.
In verità, se ogni azione offensiva avversaria rappresenta una concreta possibilità di subire un gol, tutta la squadra ne risente a livello psicologico.
Diciamo pure che era incapace di eseguire il gioco dettato da Zeman.
Un ammutinamento è ipotesi quantomeno azzardata.
E poi, molti dei nuovi acquisti, non erano stati indicati espressamente dal boemo?

venerdì 27 febbraio 2009

IEZZO REGALA LA MAGLIA DI LAVEZZI AL RAGAZZO VIOLENTATO

Dal Corriere dello Sport:
Sotto quella maglia batte un cuore. Ci sono notizie che ti tranciano in due, che ti fanno riflettere, che ti scavano nell’anima: Napoli - intesa come città - è sotto choc per lo stupro subito da un ragazzo di 12 anni e il Napoli anche è rimasto colpito. A un certo punto, Gennaro Iezzo ha un sussulto, un moto di rabbia che poi diventa tenerezza e chiede ad alcuni uomini della Squadra Mobile, che conosce, di poter consegnare un pensierino a quel povero ragazzo vittima della brutalità umana. «Tu sei il suo idolo». Iezzo non ha in dotazione, in quel momento, una sua maglietta, ma a Castelvolturno c’è quella di Lavezzi e il pocho è ben lieto di consegnargliela. Maglietta numero 7, però con gli autografi di tutti i calciatori azzurri, che mandano un caloroso in bocca al lupo al bambino e lo aspettano adesso a Castelvolturno. Iezzo è andato al Santobono ma non è riuscito a incontrare il dodicenne, che intanto era stato portato a casa dai genitori. Lo incontrerà quanto prima, per trasmettergli il suo affetto e mostrargli che c’è un mondo migliore.

Il Calcio dei milioni, dei festini e delle scappatelle notturne, del business mondiale, delle pay tv e degli sponsor; il Calcio urlato, polemico, spesso rissoso e arrogante.

Questo stesso Calcio, quando si ferma un attimo a riflettere sulle passioni vere, genuine e lunghe quanto una vita che riesce a suscitare, assume la dimensione che vorremmo.

Peccato che si tratta solo di lampi sporadici.

E peccato che a volte questi stessi lampi sono accompagnati dal sospetto che anche quella riflessione sia pura finzione.

COME ERAVAMO. La speranza nella svolta (Campionato 2000/2001)

Onorate la maglia azzurra
di GIODECER

Privo di Moriero e, almeno all'inizio, di Sesa, il nuovo Napoli di Mondonico si accinge ad affrontare il delicatissimo settimo incontro di campionato.
A scendere al S. Paolo sarà l'Atalanta, guidata dall'ex stopper azzurro Vavassori, spigoloso da calciatore quanto raffinato come tecnico.
Sulla panca partenopea siederà per la prima volta Mondonico, anche lui un ex, visto che ha guidato la compagine orobica per sette anni.
Ma domenica non ci sarà spazio per i sentimentalismi e gli "amarkord": la situazione in classifica è talmente grave che non saranno ammesse distrazioni.

Sin ora il terreno partenopeo è stato terra di conquista: 3 sconfitte in altrettante partite. Non è possibile rimandare l'inversione di tendenza.
Non a caso ho fatto riferimento a Moriero e Sesa: nell'organico azzurro rappresentano gli uomini di fantasia. L'assenza di entrambi comporta un approccio alla gara in termini più marcatamente muscolari. Per questo Mondonico sta selezionando i giocatori attualmente più tonici, con l'intento di mandare in campo una squadra fisicamente all'altezza della situazione, in grado di reggere i 90 minuti e di mettere sul prato determinazione, grinta, carattere, voglia di vincere.
Confermato il modulo 3-5-2, davanti a Mancini i tre centrali saranno Troise, Fresi e Quiroga, supportati dal rientro, in fase difensiva, di uno dei due esterni di centrocampo, Magoni e Pineda.
La linea di centrocampo, oltre ai due già citati, vedrà all'opera Husain, reduce dalla brillante prova (con gol) nella partita di giovedì tra Argentina e Cile, Matuzalem e Jankulovski, in ballottaggio con Pecchia, che pare in condizioni fisiche superiori.
In avanti Amoruso sarà affiancato da Bellucci, tra i più in forma.

Che il lavoro di Mondonico sarà durissimo e lungo ne abbiamo avuta la conferma nell'ultima amichevole disputata contro la Palmese, modesto club di serie D.
Il risultato finale di 5-0 non tragga in inganno. Nella prima parte della gara molti titolari azzurri sono stati in realtà messi sovente in difficoltà. I gol sono arrivati nella ripresa, disputata dalle riserve nostre contro quelle della Palmese.

La verità è che l'eredità di Zeman, dal punto di vista psicologico, fisico e di classifica è veramente pesante. Ma già il modulo tattico, più raccolto, con tre centrali difensivi ed un centrocampo più folto e robusto, può rappresentare una benefica iniezione di fiducia per i giocatori e creare l'entusiasmo necessario a tener botta per l'intero arco dell'incontro, almeno sotto l'aspetto nervoso.
Non esistono i presupposti per aspettarsi di più, durante l'incontro di domenica. Sulla base dei responsi medici, Mondonico provvederà a stabilire allenamenti personalizzati. Nel frattempo curerà l'assetto tattico e cercherà di creare un forte spirito di gruppo.
La parola (del tecnico lombardo) ha già preso il posto dei silenzi (del boemo).
Già questo rappresenta un grosso passo in avanti, dato che per trasmettere insegnamenti occorre comunicare. E per comunicare è fondamentale parlare.

Un invito ai tifosi partenopei. Sappiamo perfettamente che gli uomini cambiano, il Napoli resta. Cerchiamo di essere vicini alla squadra, di aiutarla con la nostra passione che non ha paragoni, soprattutto per il nostro interesse, perché non abbiamo nessuna voglia di soffrire nuovamente in serie B. I dirigenti e i calciatori vanno e vengono. La nostra fede invece è immutabile nel tempo. Aiutiamoli a capire cosa significhi onorare quella maglia.

giovedì 26 febbraio 2009

COME ERAVAMO, in attesa di Mondonico (Campionato 2000/2001)

Un "Mondo" di speranze
di GIODECER

Siamo in trepida attesa della "prima" di Mondonico, augurandoci che la svolta tecnica dia i suoi frutti già contro l'Atalanta.

La prima impressione è che il nuovo tecnico abbia intenzione, oltre che di modificare il modulo tattico, di impiegare ogni giocatore secondo le sue caratteristiche.
Si passa dal 4-3-3 offensivo zemaniano ad un apparente più prudente 3-5-2, ma i numeri non sono tutto: le valutazioni sul gioco di una squadra vanno fatte sempre guardando all'organizzazione complessiva del gioco. Quante volte abbiamo visto, durante la gestione tecnica del boemo, Fresi e Baldini soli in balìa degli avversari? Ma al contempo, quanti pochi frutti ha prodotto in fase di finalizzazione tale disposizione?
il 3-5-2 di Mondonico dovrebbe essere un modulo dinamico, con il centrale pronto a staccarsi da libero all'occorrenza e con il supporto, in fase difensiva, del ripiegamento dei due esterni di centrocampo.

In attesa del recupero degli infortunati, il reparto meglio attrezzato appare comunque il centrocampo e non è una indicazione da poco conto, dato che gli uomini che lo compongono occupano una zona nevralgica del campo. In tal senso si potrà ipotizzare, al recupero di tutti gli effettivi, persino una sovrabbondanza di soluzioni valide.
Il ruolo del fantasista dovrebbe essere ricoperto da Moriero, sempre ché le sue condizioni fisiche gli consentano un'utilizzazione finalmente costante. Un fantasista di fascia, dunque. Non sottovaluterei, in chiave di contributo d'estro, il recupero di Sesa, giocatore di ottime qualità tecniche, ancora giovane, da ricostruire a quanto pare dal punto di vista psicologico.
Qui sta il punto: a nulla varranno i cambiamenti tattici del nuovo tecnico se il suo approccio con la squadra non influirà positivamente ed in maniera "pesante" sull'atteggiamento mentale dei giocatori.
Zeman attribuiva ad un blocco psicologico, non fisico, della squadra il crollo dei secondi tempi. Ma chi, se non l'allenatore, deve essere in grado di trasmettere sicurezze ad un gruppo di ragazzi quasi tutti sotto i 30 anni? Gli allenatori sono strapagati per raggiungere risultati. Per raggiungere i risultati nessuna componente (tattica, atletica, tecnica, psicologica) può essere trascurata.
Mondonico, uomo sanguigno, abituato alle battaglie, sembrerebbe idoneo a rivestire questo ruolo di collante dello spogliatoio. Anche durante le partite la grinta del tecnico è importante: il calcio non è un videogioco, da poter guardare rimanendo impassibili.

Altre referenze positive di "Mondo" provengono da suoi ex calciatori proprio in relazione al suo atteggiamento durante le gare. Viene considerato un tecnico capace di "leggere" la partita e quindi di apportare in corsa quegli aggiustamenti tecnici e/o tattici in grado di modificarne l'andamento.

Passiamo ad una disamina reparto per reparto.

Difesa a 3 abbiamo detto. Davanti a Mancini i tre centrali sono da scegliere tra Fresi, Baldini, Quiroga, Troise e Afolabi.
Per le esperienze maturate ritengo che la scelta del centrale/libero debba ricadere su Fresi, mentre per i centrali di destra e sinistra la partita è aperta. Dipende dalla crescita di Quiroga, dalle condizioni psicologiche di Baldini, dalla maturazione di Troise (che comunque è un nazionale e ci sarà un perché...inoltre di testa è il più forte), dall'apprendimento della disciplina tattica da parte di Afolabi, che appare ancora un po' acerbo, ma che personalmente ritengo un difensore, per qualità atletiche ed entusiasmo, da seguire con particolare attenzione in prospettiva. Suo l'handicap di essere extracomunitario, quindi il suo impiego è alternativo ad altri giocatori di rilevante importanza.
Darei comunque un po' di riposo a capitan Baldini, per provare qualche alternativa.

Centrocampo ricco e da battaglia, decisivo nel procurare la superiorità numerica nei confronti di quello avversario. Vidigal e Saber (che con una difesa a tre lo vedo più centrocampista esterno) sono ancora infortunati. Allora consideriamo gli uomini attualmente a disposizione.
5 uomini, da destra a sinistra: Moriero, Husain, Matuzalem, Jankulowski, Pineda (stessa considerazione fatta per Saber).
Considerate le incertezze sulle condizioni fisiche dell'ex interista, da non sottovalutare l'ipotesi di utilizzare come esterno di destra Magoni, ovviamente molto meno tecnico, ma buono in fase di contenimento e di interpretazione in chiave tattica dell'incontro.
I due centrali sono l'argentino Husain e il brasiliano Matuzalem. Del primo sappiamo solo che ha ottime referenze, è un nazionale e lo chiamano "Picapiedra" (spaccapietre) per la grinta con cui si scaglia su ogni pallone. Pare comunque buono anche in fase di costruzione. Gli darei le chiavi del centrocampo. Dell'altro, Matuzalem, sappiamo praticamente tutto: è più portato a difendere che a costruire. Quando è in buone condizioni è comunque in grado di dettare i tempi e di sbagliare pochi passaggi. Importante. Recentemente lo vedo in fase involutiva. Se la cura Mondonico non dovesse metterlo in condizioni di rendere al meglio in tempi brevi, tocca a Pecchia.
Jankulowski ha faticato parecchio a raggiungere una buona condizione fisica. Adesso può essere prezioso, anche perché ha un gran tiro. Nella sua zona orbiterà anche Pineda, l'esterno che deve rientrare a supporto dei centrali nella fase difensiva. Non per niente è considerato un terzino. L'intesa tra i due è importante per vincere i duelli sulla fascia sinistra.

Attacco a due punte (o quasi).
Inabile Stellone, la punta centrale può essere solo Amoruso. Il recupero psico/atletico/tecnico/tattico dell'ex perugino è forse tra i compiti più delicati ed importanti cui è chiamato Mondonico. Il suo smarrimento ricorda quello di Stellone della passata stagione, prima che carburasse e diventasse fondamentale nella corsa alla promozione. I limiti di Amoruso, nel corso della sua carriera sono sempre stati di ordine fisico. Ora pare che possa giocare con continuità. Credo che sia stato spesso sopravvalutato. Ma di sicuro non è neanche il brocco che sembra adesso.
Al suo fianco Sesa o Bellucci, col secondo decisamente più in forma (anche come richieste contrattuali...). Nessuno dei due è un cannoniere da 15 gol, ma sono uomini di movimento, utili per gli incroci e per creare gli spazi. Sesa è più fantasioso, non rientra, ma assicura un tasso di qualità (se recuperato) determinante nella costruzione del gioco offensivo. Bellucci è più propenso al sacrificio, rischiando a volte di passare per un calciatore senza una precisa fisionomia. Con quel centrocampo nutrito e battagliero, dovrebbe essere messo in condizioni di dedicarsi esclusivamente al gioco d'attacco e al pressing sui difensori avversari.

Contrariamente a quanto affermato da più parti, non ritengo che l'organico del Napoli sia tra i più scadenti della categoria. Va solo rivitalizzato psicologicamente ed impiegato secondo dettami tattici comprensibili e di veloce assimilazione.
Il calcio non è roba da scienziati, ha detto Mondonico. Ne sono convinto. Ricominciamo con le cose semplici.
Evitare la retrocessione quest'anno avrà un effetto benefico anche sulla valutazione dei singoli, a tutto vantaggio delle future campagne acquisti, da affrontare con un patrimonio calciatori di rispetto per puntare ad un continuo miglioramento della rosa.

mercoledì 25 febbraio 2009

CRISI NAPOLI, VIETATO SPOSTARE IL PROBLEMA!

E' una falsa quiete quella che attualmente circonda l'ambiente azzurro dopo la tempesta di domenica scorsa, quando è scattata la prima dura contestazione dell'epoca delaurentiisiana. Siamo ancora al giro della bottiglia per individuare i responsabili della crisi.
Della squadra è finito sotto accusa il clan dei sudamericani, quelli che la notte si divertono.

Indice puntato in particolare su Lavezzi, Gargano e Navarro. In città le loro scorribande notturne sarebbero di pubblico dominio, a causa del tam tam di camerieri, baristi ed altri puttanieri. Bacchettate a loro da parte di tutti, dai tifosi, dalla Società, dai compagni di squadra dalla vita esemplare.

Tutto corretto, ma resta solo il "piccolo" dubbio di quanto quelle scorribande possano essere effettivamente la parte rilevante dell'attuale crisi napoletana, visto che Lavezzi per l'impegno profuso è stato considerato fino a poco tempo fa l'unico degno della maglia, che Gargano ha sempre corso come un pazzo e che a Navarro a far difetto non sono le gambe molli, ma le doti tecniche, che certo non si perdono in discoteca.

Ancora una volta è evidentemente interesse di qualcuno spostare il problema.

E chi potrebbe giovarsi del fatto che si focalizzi l'attenzione sui problemi disciplinari di qualche giocatore, se non la stessa persona che ha da sempre utilizzato Reja come punching-ball di tifosi, stampa e opinionisti?

Se non la stessa persona che fa passarella nel caso di vittoria e striscia in silenzio accanto ai muri in caso di sconfitta?

Se non lo stesso soggetto che "apre" al dialogo con i contestatori più duri, raggiungendo con questi compromessi che scavalcano le competenze dell'allenatore e il diritto di informazione della maggioranza del tifo?

Chi, se non Pierpaolo Marino, che sta facendo sottoporre i giocatori al training autogeno per risolvere il problema del blocco psicologico di questi, continuando personalmente a sentirsi con la coscienza a posto, anzi, sottolineando che il Napoli ha comunque 5 punti in più rispetto alla passata stagione?

Così non va bene. Questo scaricare le responsabilità sugli altri, siano essi allenatore, calciatori, opinionisti o chiunque altro, non fa presagire nulla di buono.

Siamo davvero arrivati al più squallido degli scaricabarile.

Con queste premesse anche il prossimo giugno, da tutti visto come il momento della chiarezza, del repulisti generale e della ricostruzione, è a forte rischio di inquinamento da delirio di onnipotenza del DG.

Mai come ora il Napoli è unicamente nelle mani di De Laurentiis. Spetta a lui prima di tutto capire quanto stia realmente accadendo, facendosi un'idea delle reali cause della crisi.

E spetta a lui adoperarsi di conseguenza, cominciando col rivedere l'assetto della Società, in modo da delimitare l'aspirazione all'onnipotenza di Marino in un perimetro di competenze che lo individuino come unico responsabile del suo operato, senza consentirgli di spostare il problema verso altri, esattamente come ha fatto finora.

Deve finire questa sorta di immunità per la quale chi si è assunto il compito di fare tutto, si è al contempo arrogato il diritto di non rispondere di alcunché.

Dipende unicamente da De Laurentiis l'uscita del Napoli da questo circolo vizioso e quindi la ripresa della crescita del Progetto.

Forza Aurelio, non tradirci neanche questa volta.

COME ERAVAMO. Perugia-NAPOLI 1-1 (6° turno camp. 2000/2001)

humour: Il Grande Disastro
di GIODECER

...E l'arbitro sancì la fine dell'incontro. 1-1 a Perugia. Rete di Amoruso e pareggio su discusso rigore realizzato da Materazzi.
Come al solito, nel secondo tempo, il Napoli si era fatto schiacciare dagli avversari. Come al solito, la sofferenza per la propria squadra, consueto oggetto di tiro al bersaglio, aveva lasciato il posto all'amarezza per un'altra vittoria mancata.
Un punticino solo, un brodino di nessuna sostanza per i nostri appetiti da affamati di calcio.
Il Grande Progetto si avviava mestamente alla conclusione, sostituito da un insperato Grande Disastro: 3 pareggi e 5 sconfitte nelle partite ufficiali.
Non una vittoria, in una stagione in cui le squadre con modeste ambizioni si imponevano spesso di prepotenza alle acclamate Grandi del Calcio italiano.
Zeman alzò il bavero e prese la direzione degli spogliatoi. Sul suo volto qualcuno percepì soddisfazione per il risultato strappato fuori casa o forse disperazione per l'ennesima occasione sfuggita o forse ancora preoccupazione per il crollo dei suoi ragazzi, oppure gioia perché il primo tempo era stato buono. Qualcosa doveva pur trasparire da quel volto immutabile. Una ruga fuori posto... una piega del labbro...Niente!
Il boemo chiude tutto dentro, sottochiave, nel fondo dell'animo. Proprio tutto.
E lì dentro sono rimasti anche quella grinta, quel coraggio, quella forza d'animo che avrebbe dovuto trasmettere ai suoi giocatori. Ancora una volta spaesati, ancora una volta in balìa delle orde di assatanati avversari cattivissimi che vogliono far tanto male.
E lì dentro sono rimasti gli schemi, i dispositivi tattici, le alchimie.
Tutta roba non facile da digerire. Occorre assimilare, ci vuole tempo.
E intanto chi mangia pane e salame ti tira via la pelle ad unghiate, senza aspettarti.
Il rauco Cosmi ha polmoni come mantici e soffia sui suoi e li spinge con impeto contro quella difesa alta e fragile come un trampoliere, contro quel pressing privo di pressione come una ruota bucata.
Il rigore forse non c'era, per 15 minuti abbiamo giocato in 10, ma cosa cambia se lo spettacolo è sempre lo stesso, quando da un certo momento in poi chiunque ci prende a pallonate?
Abbiamo dato ossigeno alla Juve, resuscitato l'Inter, beatificato il Bologna, praticato la respirazione bocca a bocca al Vicenza. Tutti si sono divertiti col Napoli. Tutti hanno preso e ringraziato. Meno che noi, che il Napoli l'abbiamo nelle vene, che non abbiamo bisogno di prendere 2 miliardi per sperare che vada bene.
Eppure la stampa racconta che si doveva aspettare. Che il Grande Progetto prima o poi si sarebbe realizzato. Che con giocatori così scarsi nessuno avrebbe fatto di meglio.
Vedremo se è vero, quanto è vero e con chi potrà essere un pò meno vero.

lunedì 23 febbraio 2009

ERA GIA' TUTTO SCRITTO

Sembra lo sviluppo anche un pò prevedibile di un copione già scritto.
Le batoste in campionato, la crisi, il rapporto ad alta tensione tra Reja e Marino, la protesta della tifoseria.

Era tutto già scritto, nel momento stesso in cui Pierpaolo Marino si è consegnato ad un narcisismo delirante e nel momento stesso in cui Aurelio De Laurentiis s'è placidamente omologato all'idea che Marino davvero incarnasse il Napoli.

Lui, Marino, e la sua voglia di stupire, di strabilirare, di ricevere complimenti ed elogi sperticati per il suo miracolo. Lui, Marino, eroe di questa resurrezione, che ha condotto con mano sapiente il Napoli dalle ceneri del fallimento e della C1 ai palcoscenici europei e della Serie A (più o meno come la Fiorentina prima e il Genoa con noi).

Lui, Marino, oculatissimo gestore delle finanze societarie, artefice di un bilancio in cui ci si può specchiare.

Lui, Marino, profondo conoscitore di ogni minima sfumatura della piazza napoletana.

Lui, Marino, scaltrissimo e saggissimo operatore di mercato, capace di fiutare l'affare o la fregatura a distanze siderali.

Lui, Pierpaolo Marino, ha scritto le scene che stiamo vivendo in questi giorni.

Le ha scritte quando convinse De Laurentiis che per fare una Società di Calcio bastavano 4 persone: il Presidente e tre volte Marino, perché lui si ritiene almeno uno e trino.

Le ha scritte man mano che ingaggiava una sequela di modesti mestieranti della palla, che ora vagano, chi a Napoli, chi disperso per la Penisola, con l'unica certezza di essere di proprietà del Napoli.

Le ha scritte quando ha confermato Reja per la stagione in corso e quando allo stesso Reja ha comprato gente poco funzionale al suo progetto tattico.

Quando s'è mostrato tirchio di fronte all'acquisto di Campioni e quando ha sperperato per calciatori che definire ordinari è già una gentilezza.

Le ha scritte quando, cieco e sordo alle effettive e pressanti esigenze di organico, ha considerato pubblicamente che "il Napoli sta bene così".

Quando, cominciando a stuzzicare la pazienza della piazza, all'inizio di questo fin ora disastroso 2009, ha dichiarato che nella finestra di mercato di gennaio non avrebbe comprato nessuno, anche a fronte di più sconfitte. E infatti le sconfitte sono arrivate; sì, ma a gennaio è tradizione che il Napoli perda. Allora la tradizione s'è estesa anche a febbraio, perché si continua a perdere. Però a gennaio un giocatore lo ha preso: Jesus Datolo.

Peccato che Reja, di Datolo, non sappia che farne.

Peccato che l'arrivo dell'incolpevole argentino sia stato accompagnato da una menzogna di Marino ("Datolo è il sostituto di Mannini"), quando in realtà serviva solo a calmare i mugugni dei tifosi senza però denunciare la debolezza di essersi smentito (aveva giurato che non avrebbe comprato alcun giocatore).

Peccato che Datolo sia stato usato dal Presidente (omologato Marino) per mostrare la magnanimità del Capo, e sia stato presentato alla folla portandolo a spasso sul prato del San Paolo come un trofeo, come una testona d'alce imbalsamata.


Quelle scene Marino le ha scritte quando, così ben calato nel suo ingombrante narcisismo, ha mancato di rispetto a Reja, relegandolo a ruolo di parafulmini.

E ha mancato di rispetto ai tifosi del Napoli, considerandoci un enorme, impagabile, generosissimo, caldissimo gregge di minchioni.

Voglio sperare che Marino non abbia scritto anche la rottura completa del giocattolo Napoli, che poi sarebbe la tragica conseguenza di una definitiva e non auspicabile rottura di balle di De Laurentiis.

Ha ancora tempo, il signor Pierpaolo Marino, per ridisegnare il Napoli.

Ad una condizione, però, che cominci col ridisegnare se stesso, intingendo la penna nell'inchiostro dell'umiltà.

venerdì 20 febbraio 2009

PRIMA DI PRETENDERE OCCORRE AVERE LA CERTEZZA DI AVER BEN OPERATO

Il vero problema del Napoli è che al di là di tutti i bei discorsi sul gioco, la Società ha sempre preteso da Reja risultati e punti. E fin qui nulla di male, solo che fin quando la squadra era in C e in B gli organici che erano stati allestiti giustificavano tali richieste, mentre in A la musica è diversa: come fai a pretendere le stesse cose e allo stesso tempo essere miope davanti alle lacune di un organico che certamente non è migliore di tante altre squadre? Come fai a dire: bisogna assolutamente vincere col Bologna... col Genoa, quando hai una squadra che anche per la mancanza di elementi carismatici e d'esperienza, ora che si sta riprendendo fisicamente dimostra sempre più limiti evidenti sotto un profilo di mentalità, se non addirittura psicologico?
Davvero pretendi che Reja, che è il parafulmine di tutte le pressioni, in una situazione come questa si dedichi a sperimentazioni tattiche valorizzando giocatori che neanche ha voluto?

Per questo può essere che Datolo finisca in panchina, ma per favore, non diamone la colpa sempre all'allenatore.

Quando si chiede un bagno di umiltà alla Società, si chiede che questa (a fronte dell'attuale lungo sbandamento della squadra sulle cui cause ci troviamo d'accordo noi tifosi ma anche l'intero mondo della critica calcistica) faccia un passo indietro sollevando squadra e allenatore, per quest'anno, dall'obbligo di raggiungere qualsiasi obiettivo.

Non deve più nemmeno esserci il sospetto che DeLa riterrebbe una tragedia il mancato aggancio all'Europa.

Questa squadra e questo allenatore non è giusto che paghino anche pesanti colpe non a loro attribuibili.

Morale della favola:il Napoli attuale per stupire o strabilirare (parole di Marino) deve essere senza pressioni e senza obiettivi prestabiliti. Ma se tu, come Società, oltre a stupire imponi anche il raggiungimento di precisi obiettivi, allora ti devi adoperare prima di tutto tu perché la tua squadra abbia le capacità di centrarli. Altrimenti giochi solo a scaricabarile.

Chiarezza e umiltà!

mercoledì 18 febbraio 2009

NAPOLI, COME STOPPARE I TORTI ARBITRALI?

Il profilo basso che la Società azzurra ha deciso di mantenere nei confronti delle decisioni arbitrali potrebbe essere frutto della volontà di non gettare benzina sul fuoco di una piazza che è sempre nell'occhio del ciclone.
Si vuol evitare polemiche che potrebbero innescare reazioni che andrebbero a penalizzare ultriormente il Napoli.

Detto questo, dovrebbe essere comunque scontato che il Napoli faccia valere i suoi diritti e faccia ascoltare la sua voce direttamente presso le sedi opportune, senza il clamore dei media. Ma EVIDENTEMENTE NON E' COSI' e questo è un errore, come sicuramente è un limite la mancata partecipazione alla vita del Palazzo, probabilmente resa difficile dagli impegni di De Laurentiis, perchè lo stesso Ferlaino dimostrò a suo tempo come l'accettazione di certi incarichi consentisse quantomeno di farsi vedere, di farsi ricordare e di non essere completamente "trasparenti" come il Napoli è adesso (caso Volpi docet).

Marino che agisce nel Palazzo con delega di De Laurentiis, come fa Galliani per il Milan? Probabilmente sarebbe la soluzione ottimale e anche la più redditizia, in virtù dell'esperienza e delle capacità diplomatiche del DG, ma potrebbe essere praticata solo quando (e sarebbe ora!) Marino smetterà di occuparsi materialmente di tutto all'interno della Società azzurra, perché le giornate sono sempre e solo di 24 ore, anche per lui.

Certi discorsi in sostanza saranno attuabili quando il Napoli sarà una Società di nome e di fatto, con competenze meglio distribuite, una Società a tutti gli effetti, capace di mantenere e curare rapporti a tutto tondo e quindi anche col Palazzo, così da perdere l'attuale "invisibilità", anzi così da non essere più considerati un fastidioso oggetto esterno al sistema.

Il che non vuol dire necessariamente essere una delle parti guaste del sistema stesso e quindi avvantaggiarsi di questa partecipazione, ma - come dimostrò Ferlaino ai tempi d'oro - partecipare alla vita del Palazzo comporta quanto meno la possibilità di offrire la percezione della propria esistenza a chi governa il calcio italiano.

domenica 15 febbraio 2009

COL BOLOGNA UN ACCENNO DI CONTESTAZIONE

Il problema dell'attuale scollatura tra tifoseria e SSC Napoli, emerso in modo rilevante nel corso della partita contro il Bologna, è dovuto al fatto che quest'ultima appare troppo propensa a rivolgersi alla "massa del tifo" come ad un gregge di pecoroni che è facilmente gestibile con la presunta intelligenza superiore del Dirigente.
Il non colmare le lacune della rosa o l'acquisto di Datolo non sono stati gestiti con questa presunzione?

Invece di dire "la rosa sta bene così", quanto ci voleva a far giungere il messaggio che le operazioni di mercato sono frenate da questioni di bilancio dato che ALCUNI ERRORI hanno fatto sì che la Società abbia ancora sulle spalle molti giocatori difficili da smaltire? Che si vorrebbe evitare di allungare suddetta lista aspettando con pazienza (di nome e di fatto) il momento buono per acquistare elementi di grandissima affidabilità anche a costo di prendere nel frattempo qualche legnata sui denti?

Quanto ci voleva a dire: "ok visto che vi state incazzando noi prendiamo in anticipo Datolo (che era previsto per giugno) e vediamo se può dare un valore aggiunto sin da adesso", invece di inventarsi la balla che Datolo è arrivato come sostituto di Mannini (oltretutto quando quest'ultimo doveva ancora essere squalificato)?

Che ci voleva a dire da subito "ragazzi ora si fa dura, aiutatateci a crescere in presenza di QUALSIASI RISULTATO", anziché buttare il fumo negli occhi con la storia dello STUPIRE e dello STRABILIARE, anzichè mostrare così artificiosamente e pomposamente la forza della Società come quando De Laurentiis ha presentato col giro di campo Datolo, facendo tornare alla mente la presentazione dei gladiatori nelle arene dell'antica Roma e la soddisfazione di offrirli alla sete di sangue delle orde di incivili assiepati sugli spalti?

Quello che si chiede è un bagno di umiltà che comporterebbe senz'altro minori prese per i fondelli e una maggior considerazione per un popolo di tifosi che certamente ricorda Lanciano, che certamente ricorda Maradona e sa quanto sia lontano, che certamente ha nella memoria nel cuore e nel fegato i disastri e i patimenti delle recentissime epoche dell'ultimo Ferlaino, di Corbelli, di Naldi.

Questo è un popolo che SA CERTAMENTE ASPETTARE. Basta dirglielo.

NAPOLI - BOLOGNA, LE PAGELLE

Navarro 6. Si sdraia mollemente come una prostituta sul tiro sbilenco di Volpi in occasione del pareggio bolognese, dando a Di Vaio il tempo di fumarsi una sigaretta, di mettere mano al portafogli e preparare la cento euro già stabilita per la prestazione. Nella ripresa svolazza plasticamente salvando in un paio di cirostanze il Napoli dalla debacle. Alla fine la traversa salva lui. Soave.

Cannavaro 5. Regge l'impatto col muro dei fischi ricambiando con un apprezzabile applauso e senza inveire nei confronti di Reja, reo di avergli regalato una standing ovation coi fiocchi. E' il capo di un terzetto tremebondo, che va in tilt al minimo accenno di pressing avversario. Delirius tremens.


Rinaudo 5. A questo punto infierire sarebbe come maramaldeggiare. Era la riserva del Palermo, che potevamo pretendere? Strapagato.


Contini 5. Trema per solidarietà coi compagni di reparto. Sindacalista.


Maggio 7. Una partita sembra morto, l'altra sembra un razzo. Stasera corona la sua buona prestazione perfino con un gol. Analizzarne la dieta.


Gargano 5. In considerazione dei sistematici errori commessi passando il pallone, a questo punto deve scegliere tra due opzioni: o si lascia crescere la peluria sotto il mento, oppure si lascia limare gli zoccoli. Caprino.


Pazienza 5. La riserva che cerca di eseguire il suo compito cercando di dimostrare che è più forte del titolare ma che alla fine consolida il sospetto che non è meritevole nemmeno del ruolo di riserva. Contorto.


Datolo 6. Piede sinistro delicato, angoli e punizioni tagliate, quasi sempre pericolose, discreta visione di gioco, buone movenze nello stretto. Ma lento, tremendamente lento. 3-5-2? In porta?


Vitale 5. Un gatto lascerebbe maggior traccia di sè, magari su un cerchione, ma sempre meglio che essere invisibili. Fantomas.


Lavezzi 5. A forza di caricarsi la squadra sulle spalle potrebbe essergli scesa l'ernia, quindi si sta dedicando ad un sano riposo. Lavori sforzati.


Denis 6,5. Una delle migliori partite da quando è in maglia azzurra. Si batte, si sposta, trova anche l'assist giusto per Maggio in occasione del gol. I tiri però restano nella norma, cioè pochi e mosci o sbilenchi. Vivo (o quasi).

Subentrato:
Russotto ng

Reja 5. A furia di pensare al prossimo giugno (cioè al pensionamento) si scorda perfino di effettuare qualche cambio. Ciclicamente finito.

sabato 14 febbraio 2009

IL MISTERO DELL'OTTAVO NANO (DATOLO)

Viene da pensare con grande amarezza a quando, nel mese di dicembre, c'era qualcuno che storceva il naso davanti al ruolino di marcia sino ad allora tenuto dal Napoli, dicendo che, sì, in casa la squadra andava bene, ma che in trasferta occorreva necessariamente cambiare registro.
Viene da ripensare con amarezza a quei tempi, perché non era necessaria una grandissima competenza calcistica per immaginare che era più probabile che questo Napoli l'inversione di tendenza l'avrebbe fatta registrare in casa piuttosto che fuori. E infatti in poco tempo s'è raggiunto purtroppo il trend attuale, che ci vuole perdenti lontano da Napoli e al massimo pareggianti al San Paolo.

Tanto per rimanere in tema di San Paolo, è ancora più preoccupante notare che come in casa si stia perdendo colpi con squadre sempre più tenere: si è cominciato con la "grande" Roma di Spalletti, si è continuato con la discontinua Udinese di Marino, si è arrivati a concedere il punticino anche al disperato Bologna di Mihajlovic.

Particolare oggetto d'attenzione, nel corso della sfida di questa sera con la compagine felsinea, è stato Jesus Datolo, l'unico colpo di mercato di Marino pomposamente presentato da De Laurentiis prima di Napoli - Udinese. E certo non si poteva pretendere dall'ultimo arrivato, nonostante il nome, che resuscitasse la squadra. Collocato da Reja nel ruolo dell'infortunato Hamsik, l'argentino ha mostrato un sinistro interessante, a cominciare dall'esecuzione dei calci da fermo (anche se fare meglio di Gargano non è particolarmente difficile). E' piuttosto abile nello stretto, evidenziando una discreta difesa della palla sotto pressing, e ha dimostrato una apprezzabile visione di gioco nonostante la modesta intesa coi compagni. Insomma, nel complesso, sembra una pedina valida, fermo restando che ha bisogno di tempo per inserirsi al meglio in squadra e ambiente. Una pedina valida, sì, ma TUTTO FUORCHE' UN ESTERNO DI CENTROCAMPO DEL 3-5-2 così come ipotizzato da Marino. Non ne ha il passo, non ne ha la velocità, non ne ha la predisposizione alla copertura.

E allora viene spontaneo chiedersi perché Marino, che è un profondo conoscitore di calcio, abbia detto questa EMERITA IDIOZIA.

La risposta è in queste pagine, basterebbe andare indietro di qualche post. Ad ogni modo la riassumo di seguito.

Marino aveva deciso che non averebbe acquistato nessuno nel corso della finestra di mercato di gennaio. Il pessimo ruolino di marcia di inizio 2009, come ben sappiamo, suscitò però più di qualche malumore della piazza, che al contrario chiedeva con decisione interventi di rafforzamento dell'organico. Continuare con la politica dell'immobilismo avrebbe potuto irritare ancora di più il popolo azzurro, ma al contempo contraddire palesemente l'affermazione di non voler intervenire sul mercato avrebbe potuto essere inteso come un segno di debolezza della Società.

Ma ecco che l'imminente sentenza del TAS su Mannini suggerisce a Marino l'escamotage per accontentare la piazza senza però mostrare alcuna debolezza. Ancora prima che la sentenza di squalifica fosse emessa, quindi dimostrando anche grande intuito (complimenti...) su quello che sarebbe stato l'amaro destino di Mannini, Marino ufficializza l'acquisto di Jesus Datolo, giustificando questo intervento di mercato con la necessità di ricoprire il ruolo che di lì a poco sarebbe stato lasciato libero dall'ex bresciano. Era così salvata l'immagine di una Società forte, coerente e addirittura preveggente.

Per questo Datolo è stato presentato come il futuro esterno di sinistra del 3-5-2 rejano. Solo per questo. Perché anche un cieco vedrebbe che Datolo non ha le caratteristiche per ricoprire quel ruolo.

Il sospetto, fondatissimo, è che Datolo sarebbe dovuto arrivare a giugno, nel contesto di una serie di operazioni funzionali all'assetto tattico di un nuovo allenatore (Delio Rossi?).

Palpabile l'imbarazzo di Reja quando deve rispondere in merito alla collocazione tattica dell'ultimo arrivato.

Insomma di tutte queste piccole e grandi palle, di questi sotterfugi, ne faremmo sinceramente a meno.

Il pareggio di questa sera, conseguito tramite i gol di Maggio e Di Vaio, ha confermato tutti i limiti dell'attuale Napoli. Ripeterne l'elenco sarebbe davvero stucchevole.

E' davvero un peccato che si sia buttata una stagione così inutilmente.

Davvero un peccato che la presunzione rischi di trasformare in bestemmia non solo l'aspirazione alla qualificazione alla Champions, ma anche la realizzazione dell'obiettivo prestabilito, cioè la zona Uefa.


L'INQUIETANTE BERLUSCONISMO DI MARINO

E' davvero sconcertante l'inutilità delle chiacchiere. Ed è altrettanto sconcertante che le stesse dichiarazioni vengano ripetute implacabilmente di settimana in settimana, sempre come fosse la prima volta.
E' quanto sta accadendo al Napoli da due mesi a questa parte. Sette sconfitte esterne consecutive, una sconfitta e un pareggio negli ultimi due incontri al San Paolo, che ha così perso l'aspetto della fossa dei leoni della prima fase del campionato.

Un lungo momento no in cui, oltre allo sconforto, a regnare sovrana è la confusione.

Confusione sui moduli tattici da adottare, sul futuro della guida tecnica, sulle scelte (ma anche sulle non scelte) di mercato, sulla lunga lista di giocatori che appartengono al Napoli e che si è incapaci perfino di regalare, sulla gestione degli uomini della rosa.

E invece di mostrare una rassicurante attenzione sui motivi di quest'annata certo non esaltante e lontana dall'essere in linea con la dichiarata volontà di stupire sempre sbandierata da Marino, prima di ogni partita siamo costretti a sentire le solite chiacchiere sul riscatto immediato, sul diverso approccio alle partite fuori casa e bla bla bla.

Adesso c'è poco da blaterare e da promettere, ma solo ed esclusivamente da fare.

La verità è che fin qui la stagione del Napoli ha prodotto l'eliminazione in Coppa Uefa alla prima partita con un'avversaria decente, l'eliminazione dalla Coppa Italia alla prima partita con un'avversaria decente, un ottavo posto pari merito in campionato, che al momento significa estromissione dalla partecipazione alla Coppa Uefa.

Il tutto condito dal malumore di una piazza che, nel ritenere giustamente di dare non meno di quanto riceve, non riesce a spiegarsi perché si perda ogni occasione per dare una sterzata ad una squadra che rischia di ristagnare tra le secche del centro classifica.

Una piazza che non sa spiegarsi perché la Società non abbia concluso il fantastico ciclo di Reja al termine della passata stagione, riducendosi a chiedere quest'anno al tecnico goriziano qualcosa che non può assolutamente dare.

Non sa spiegarsi perché il potenziamento dell'organico, ad ogni finestra di mercato, è diventato stitico è quasi sempre non consono alle reali esigenze della rosa soprattutto in considerazione dell'impostazione tattica della squadra come voluta dall'allenatore (che a sua volta - naturalmente - è voluto da Marino).

Non sa spiegarsi perché si continui con lo scollamento tra tecnico e dirigenza, nonostante abbia prodotto e continui a produrre scarti di mercato che non riescono a trovare più una collocazione neanche se regalati.

Chi conosce l'ambiente partenopeo sa bene che gli errori commessi hanno portato il Napoli malauguratamente sul bordo di una polveriera, perché Napoli - seppur perfettamente cosciente di ciò che è stato fatto dal Cittadella ad oggi - sa che il proprio pesante contributo al Progetto in termini di affetto e denari merita un corrispettivo fatto di maggior chiarezza e minori batoste.

La partita col Bologna di questa sera purtroppo offre più rischi che vantaggi. Perché quando si ritiene obbligatoria la vittoria, il mancato successo comporta una caduta ancora peggiore.

Se malauguratamente non dovessero arrivare i tre punti questa sera la crisi che si aprirebbe sarebbe profonda. E sappiamo perfettamente che Napoli non è città capace di gestire con misura una crisi. Napoli è fatta di parti malsane subito pronte a squarciare le più piccole lesioni per razziare meglio ciò che possa soddisfare i propri biechi interessi.

Ma non serve nemmeno richiamare alla memoria i pericoli della malavita, basti pensare che Napoli è in genere molto umorale e poco razionale.

Napoli ha una pancia al posto del cervello.

Le crisi a Napoli hanno sempre effetti esasperati, difficil da contenere.

Ma siamo anche consapevoli che le risorse per dare una svolta positiva a questo momento ci siano, sia a livello di squadra, sia (direi conseguentemente) a livello di piazza.

E' chiaro comunque che qualsiasi cosa accada, stasera come nel resto di questo campionato, una svolta Marino debba cominciare a darla a se stesso. Cominciando col dismettere i panni berlusconiani del voler essere chiunque e dovunque.

La smetta, Marino, di vivere col terrore che altri possano commettere errori a lui imputabili.

La smetta di ritenersi perfetto, perché nessuno lo è e perché - per quanto bene abbia operato finora - ha comunque già maturato una lista di sbagli e di incapacità lunga come via Caracciolo. La smetta di voler essere dirigente, allenatore, addetto stampa, accompagnatore e presidente.

Soprattutto non faccia proprie competenze non a lui direttamente attribuite.

Non viva più sugli allori per quanto fatto, altrimenti gli stessi colpi di Lavezzi ed Hamsik rischiano di diventare un boomerang.

Non viva nel terrore di scegliere un tecnico che possa mal digerire le sue cervellotiche scelte di come e quando operare, di un tecnico che voglia dire anche la sua, come è giusto che sia.

Anzi è proprio da qui che deve (ri)partire: l'individuazione di un allenatore capace, con cui effettuare in compartecipazione un programma tecnico, che si traduca nel potenziamento mirato dell'organico secondo le effettive esigenze ravvisate dalla guida tecnica.

La prima fase del Progetto, quella dell'uscita dal baratro del fallimento e delle categorie inferiori ormai è finita.

Ora non basta più l'entusiasmo e la sfrontatezza per ottenere risultati. Ora è il momento di ragionare, di scegliere.

Ora è il momento in cui tutti, dalla dirigenza all'allenatore, dalla piazza alla squadra, debbono dimostrare di essere in grado di effettuare quel salto di qualità che tutti sognamo.

Altrimenti corriamo il rischio di restare a lungo coi calzoni corti e con il moccio al naso.

lunedì 9 febbraio 2009

PALERMO-NAPOLI 2-1, LE PAGELLE

Navarro 5. Se è vero che era impossibile immaginare che Aronica si sarebbe fatto anticipare in quel modo nel primo gol, è anche vero che in occasione del raddoppio Nicolas viene palesemente disturbato mentre ha ricordi dell'infanzia. Distolto.
Maggio 5. Vado? Meglio che resto? Marco, non marco, spingo, freno, mi sgancio. Caos calmo.
Cannavaro 5. Avrebbe gradito di più una martellata sui testicoli che essere costretto ad affrontare Miccoli palla a terra. Tanghista.
Contini 5,5. Arranca, morde e impreca. Di più di questi tempi non è possibile chiedergli. Tanghero.
Aronica 4. Il problema suo è di essere sempre al posto giusto al momento giusto perché sbaglia tutto e sempre. Disaster.
Blasi 4. Impalpabile nel primo tempo, si riscatta nella ripresa finendo con l'impreziosire la sua prestazione con due gemme: gli assist impeccabili a Cavani e Succi, merito dei suoi delisiosi passaggi laterali. Ricominciare dalle scuole basse.
Bogliacino 5. Offre la costante impressione di non aver capito posizione da tenere in campo, ruolo, incombenze, dettami tattici, schemi e geometrie. Per il resto disputa una partita davvero scialba. Ubbidiente ma non cosciente.
Gargano 5. Sventaglia palloni con la disinvoltura di Rivera e la perizia di uno scimpanzè, corre in funzione della squadra avversaria, recupera più imprecazioni che palloni. Ha bisogno di un regista e forse anche di un medico. Delirante.
Hamsik 6. L'unico che si guarda intorno per imbastire eventuali azioni in profondità. E' vero che oltre a guardare fa poco, oltre al gol di pregevole fattura, però almeno pensa. Cogito ergo sum.
Lavezzi 6. Troppo tempo che cerca di reggere la baracca da solo, non perdonargli questi 90 minuti di riflessione sarebbe da ingrati. Un bel respiro profondo.
Denis 5. Opta per prendersi a sportellate con i dirimpettai e in una di queste occasioni detta l'assist per il gol di Hamsik. Non è il peggiore degli attaccanti, ma forse potrebbe essere più utile a cause diverse da quella azzurra. Monolite.

Subentrati:
Pazienza 5. Più tristezza che pazienza.
Zalayeta 5. Se sorridesse un pò venerebbe almeno di un pò di simpatia la sua tragedia.

Reja 3. Russotto e Vitale in tribuna. Pià e Pazienza in campo. 4-3-1-2 per Datolo ma senza Datolo. Forse vuole dimostrare che il suo 3-5-2 con quegli uomini resta il modulo tattico migliore e per farlo tiene bassi i terzini e non chiede a nessuno di allargarsi sulle fasce dalla metà campo in su. Gradisce il fraseggio orizzontale e inconcludente dei suoi e non si vergogna neanche un pò. Diarreja.

IL FRASEGGIO DEL BALBUZIENTE.

Sebbene Reja abbia evidenziato come il Napoli contro il Palermo sia migliorato sotto il profilo del fraseggio, gli azzurri in realtà tartagliano anche al Renzo Barbera, rimediando la settima sconfitta consecutiva esterna, eguagliando un record negativo vecchio di oltre 70 anni.
Caro Reja, se quella melina asfittica e inconcludente nella trequarti avversaria induce a pensare che stiamo crescendo nel gioco e nel possesso palla, ahimè stiamo tirando colpi bassi alla serietà del Progetto azzurro.

Un conto è far girare palla, un altro è creare i presupposti per rendersi insidiosi. Il palleggio degli azzurri a Palermo è stato il dramma dell'inconcludenza, l'apoteosi della palla orizzontale. Una secca del mar adriatico è dotata di maggior profondità.

Mister Reja per ottemperare agli input societari predispone un modulo tattico idoneo a Datolo, che però manda in tribuna. Accontenta piazza e dirigenti e cala il poker in difesa, schierando Maggio terzino destro, Cannavaro e Contini centrali e Aronica terzino sinistro. Blasi, Gargano e Bogliacino compongono la linea mediana, mentre Hamsik va a fare il trequartista dietro le punte Lavezzi e Denis. Progressi rispetto al 3-5-2? Nessuno, perché il gioco non nasce nè al centro, dove sappiamo perfettamente che manca la mente pensante, né sulle fasce, perché i due terzini naturalmente non hanno il compito di spingere fino al fondo, ma anche Lavezzi e Bogliacino si astengono scrupolosamente dal farlo. Il maggior possesso palla del Napoli si estrinseca così in un fraseggio (per dirla alla Reja) davvero stucchevole, tutto in orizzontale e senza sbocchi.

In questo contesto tattico s'è poi dato fondo al peggio del peggio.

Abbiamo visto Cannavaro mandato a farsi bere in dribbling da Miccoli, la cui velocità era roba da Santacroce (fatto accomodare in panchina).

Abbiamo visto Aronica effettuare generose ma sistematicamente tardive diagonali che ci sono costate due gol in 15 minuti, mentre il più veloce Vitale era costretto a intristirsi in tribuna.

Abbiamo visto Pià effettuare invece una tempestiva diagonale su Lavezzi, salvando il Palermo dal probabile gol del pareggio.

Abbiamo visto Blasi dettare i tempi e assurgere a metronomo del centrocampo. Del centrocampo rosanero però, visto che ricorrendo al suo ormai leggendario passaggio orizzontale ha innescato per ben due volte il contropiede palermitano, mettendo Cavani e Succi a tu per tu con Navarro.

A proposito, abbiamo visto Navarro mostrare la reattività di un bradipo in occasione del raddoppio di Simplicio. Ha cercato di intercettare il pallone dopo che gli avevano citofonato per avvisarlo che lo stesso era ormai finito in rete.

Abbiamo visto Gargano andare talmente fuori misura nell'appoggio che forse s'è preoccupato anche Hamsik per il bene della sorella. Non sarà mai troppo tardi quando si metterà un bel regista vicino al Mota, dando a quest'ultimo il compito di proteggere il compagno dotato di fosforo e di servirlo con passaggi al massimo di due metri.

Abbiamo visto Maggio che tra l'assolvere il compito di terzino e l'assecondare la naturale vocazione offensiva ha presto optato per non fare né l'uno né l'altro.

Abbiamo visto le due punte, Denis e Lavezzi, che in campo si capiscono quanto un cristiano e un mussulmano.

In sostanza abbiamo visto NIENTE. Se non probabili provocazioni in codice di Reja indirizzate al suo Dirigente Generale, ovvero Marino, che ormai se la suona e se la gode in totale autonomia, cieco al cospetto dei buchi dell'organico azzurro e sordo davanti al botto che la squadra sta facendo nell'attuale stagione.

Il suo Napoli, in cui Marino si rispecchia con delizioso spirito narcisistico, continua a stupire battendo ogni record, anche quelli negativi.

S'impone un accurato lavaggio dei panni in famiglia, in modo da presentarsi pronti e lucidi al momento delle scelte cruciali che dovranno consentire al Napoli di non bighellonare più di tanto e di spiccare quel salto di qualità che certamente De Laurentiis auspica e che il popolo azzurro merita.

Caro Marino, per la prossima stagione sono gradite meno chiacchiere e più fatti, perché ccà nisciuno è fesso.

giovedì 5 febbraio 2009

JUVENTUS - NAPOLI 4-3 d.c.r., LE PAGELLE

Navarro 6,5. Piaccio o non piaccio a Reja, piaccio o non piaccio alla Società, sfogliando la margherita Navarro s'è presentato all'Olimpico carico e concentrato. In crescita personalità e sicurezza, in calo rinvii assurdi sui piedi degli avversari. Il mistero del portiere nascosto.

Cannavaro 7. Al centro pensa, si muove e gioca da leader. Centro di gravità permanente.


Contini 6. Sembra uscito dal tunnel di uno stato di forma pietoso. Ricomicia a farsi valere con le unghie e coi denti. Peccato che sprechi il match ball, ma succede anche nelle migliori famiglie. Meta.


Santacroce 6,5. Squalifiche e panchine lo restituiscono al campo tirato a lucido. Recupera la grande virtù dell'anticipo e in genere sembra fare maggior ricorso al fosforo di prima. Talento recuperato.


Montervino 6. Cuore di capitano, combatte meglio se ha come riferimento la striscia del fallo laterale. Del resto che a fargli difetto non fosse la grinta ma i piedi già lo sapevamo. Maggio impegnato molto.


Gargano 7. Toglietegli quella assurda sedia da regista sotto il sedere e vedrete, come ha mostrato con la Juve, che splendido e moderno interditore abbiamo. Pitbull.


Pazienza 6. Ha portato in campo residui di incazzatura da allenamento con Santacroce. Ha morso caviglie e tamponato buchi. Diligente nel compitino di impostazione. Giobbe.


Hamsik 5,5. Non ha mai dato l'impressione di trovare la giusta posizione in campo, di entrare in partita, di dialogare coi compagni, di entrare allo stadio, di pagare il prezzo del biglietto. Ha vagato e non ha mai quagliato. Nel vagare ha però mostrato una migliore condizione fisica. E già è qualcosa. Mareskuro.


Aronica 6. Ragiona, corre, difende e sbaglia da terzino. E' esattamente quanto voleva Reja sull'out sinistro. Savini secondo estratto.


Lavezzi 7. Mezzo voto in meno per la poca lucidità quando batte a rete, sia in partita sia nei rigori. Ciò non toglie che incarna meritatamente la gioia presente e le aspirazioni future dell'immenso popolo partenopeo. Uno e trino.


Zalayeta 5. Finisce presto la carica a molla innescata per affrontare la sua ex squadra. Quando comincia a dimenticarsi il pallone mentre corre, pardon cammina, non sappiamo se sta facendo l'attore per scherzi a parte, se occorra chiamare l'ambulanza, se Gabriella Ferri s'è ispirata a lui scrivendo "Dove sta Zazza'?". Stupore e malore.





Subentrati:


Vitale s.v.


Denis 5. Con tutto l'affetto che si può provare per colui che avremmo voluto diventasse un beniamino del San Paolo, non si può non scrivere che El Tanica (già Tanque) continua a non convincere. Triste e cingolato.





Reja 6. La Società pretende, lui ottempera. Così si violenta tatticamente e, forse senza volere, rischia quasi di battere la juve nei tempi regolamentari. Stupito di sé.

A UN PELO DALLA SEMIFINALE DI COPPA ITALIA

Come ipotizzato nell'articolo "ADDA PASSA' 'A NUTTATA" una buona parte del debito di ossigeno contratto dal Napoli era stato già pagato con una serie di passi falsi che avevano visto scivolare gli azzurri dal 4° al 7° posto pari merito.
Il recupero progressivo della brillantezza fisica è già in via di realizzazione, come si è visto ieri sera nel gelido catino dell'Olimpico di Torino. Migliorata la condizione fisica il Napoli ha ripreso anche a giocare o, per meglio dire, ad arrivare spesso primo sul pallone, a vincere contrasti, a recuperare con maggiore disinvoltura, a spuntarla nei dribbling, a correre di più e con maggior criterio.

Per il gioco vero e proprio sappiamo bene che Reja usa impostare uno o più moduli tattici iperequilibrati, per poi lasciare all'estro dei singoli l'iniziativa vincente.

Il Napoli di Reja non fa gioco, ma giocate, sempreché supportato dalla condizione fisica, altrimenti nemmeno queste ultime.

Poi ci si è messa anche la dea bendata, che pure nel passato è andata spesso a braccetto col tecnico goriziano, ad evitare alla Juventus un'amara capilotazione tra le mura amiche, al cospetto di un Napoli che nell'ultimo quarto d'ora regolamentare s'è presentato ripetutamente dalle parti di Manninger senza però mai avere la lucidità e la freddezza per chiudere il conto.

Lucidità e freddezza mostrate invece da Trezeguet quando in un rapido cambio di fronte ha messo la palla nel sacco. Fortuna ha voluto che il guardialinee, ravvisando un fuorigioco (peraltro dubbio), invalidasse la marcatura del francese.

Ciò non toglie che quest'ultimo episodio è indicativo di cosa, tra l'altro, serva al Napoli: un bomber che vede la porta e che possibilmente la trova, proprio come ha fatto Trezeguet.

Reja, non ritenendo idonei all'uso i migliori interpreti del suo 3-5-2 (Mannini e Maggio), sperimenta diversi atteggiamenti tattici, ricorrendo anche alla difesa a 4 col semplice arretramento in terza linea di Aronica.

Da uomo intelligente qual è, il tecnico azzurro ha capito che la possibilità della sua permanenza a Napoli passa attraverso la soddisfazione delle pù recenti esigenze di De Lautentiis ("attaccare, attaccare e attaccare") e di Marino (valorizzazione di Datolo, naturalmente in un contesto tattico a lui consono).

Il parziale recupero di condizione fisica non deve però nascondere le lacune di sempre, anche se il Napoli a Torino è caduto assolutamente in piedi (basti però ricordare, per definire la giusta dimensione dell'impresa, che tre giorni prima nello stesso stadio il Cagliari aveva fatto a fette i bianconeri).

Passando ad alcune osservazioni sui singoli, c'è da dire che rivedere il Gargano mattatore del centrocampo nello stesso tempo in cui veniva sollevato da incombenze in cabina di regia, potrà indurre qualcuno ad intuire finalmente la giusta collocazione dell'uruguagio, per farne uno dei più moderni mediani di rottura del panorama europeo.

Buona la prova di Navarro, che ritrova la maglia da titolare misteriosamente solo a fronte della contemporanea inabilità di Iezzo e Gianello. Ci volevano due infortuni pesanti per dare un taglio alla stucchevole farsa dei portieri di quest'anno?

Rallegra ritrovare un Tom Tom Bogliacino carico e combattivo, per sua e nostra fortuna lontano sia dall'infortunio patito che dall'ultima minacciosa finestra di mercato.

Bene Paolo Cannavaro al centro della difesa, ne guadagna in autorevolezza e senso della posizione.

Apprezzabile la crescita di forma di Santacroce, che non ha demeritato seppur al cospetto di un certo Alex Del Piero.

Ancora una volta sotto la sufficienza, ma ormai è chiaro che per l'attacco occorrerà completamente riattrezzarsi, sia il Panterone che El Tanica.

Prossimo appuntamento il posticipo di domenica alla Favorita di Palermo. Quasi sicuramente ancora senza Datolo. Quasi sicuramente con la rinnovata voglia di stupire.


mercoledì 4 febbraio 2009

ADDA PASSA' 'A NUTTATA!

Napoli-Juventus per i tifosi azzurri è sempre stata la madre di tutte le battaglie calcistiche. L'odiata squadra bianconera ha da sempre incarnato l'avversario snob agganciato ai poteri forti, così lontani dal capoluogo partenopeo, l'avversario ricco e potente colonna portante di un sistema che lo vuole vincente a tutti i costi, con o senza Moggi.
Battere la Juventus significa l'affermazione, anche se temporanea, del riscatto sportivo e sociale. L'umiliazione dello spocchioso per mano di chi per definizione deve stare dietro, il trionfo di Davide su Golia.
Il quarto di finale di questa sera, reso ancora più drammatico dalla partita secca, avrebbe in realtà in sé il germe del cambiamento dei rapporti tra le due squadre. Perché il Progetto di De Laurentiis prevede a breve l'inseriemento stabile del Napoli nei quartieri alti del calcio nazionale ed internazionale. E quindi prevede un netto accorciamento delle distanze tra azzurri e bianconeri.
Peccato che l'attuale momento di difficoltà della squadra di Reja riduca le possibilità di godere di un pò di quest'accorciamento anche stasera. Anche se, nel cuore dei napoletani, la speranza accompagnerà i propri beniamini fino all'ultimo secondo di gioco.
Nelle precedenti analisi abbiamo imputato la crisi delle ultime settimane al calo fisico che sempre in questo periodo hanno accusato le squadre di Reja. Calo fisico reso ancora più pesante dalla preparazione cominciata nettamente in anticipo causa partecipazione all'Intertoto.
E ormai sappiamo perfettamente che questo Napoli, così poco supportato da buone idee tattiche, da evidenti carenze di personalità e da qualche erronea valutazione tecnica (l'esempio più eclatante è l'ostinazione a ritenere Gargano un possibile regista), questo Napoli per mettere sotto gli avversari deve necessariamente disporre di una migliore condizione atletica.

Altrimenti è buio pesto.

Detta così sembrerebbe che il tracollo debba ineluttabilmente continuare ad oltranza, ma così non sarà. Il Napoli ha già pagato abbondantemente la pesantezza delle gambe dei propri calciatori. Nel giro di poche settimane è normale che si ritroverà in parte la brillantezza che consentirà al Napoli di affrontare con autorevolezza la volata per la qualificazione Uefa.

L'auspicio e che sin dalla prossima stagione, sotto la quasi certa nuova guida tecnica, si sarà in grado di sopperire alle fisiologiche flessioni atletiche con rosa, personalità e accorgimenti tattici adeguati.

Lo stesso modulo tattico, il 3-5-2 rejano, contribuisce alle magre figure di questi tempi, dato che rappresenta un bersaglio fisso che per allenatori svegli è un gioco da ragazzi imbrigliare. Basta bloccare gli esterni di centrocampo, ingabbiare Lavezzi e dare un'occhiata ad Hamsik che quando non è in palla si ingabbia da solo. E il gioco è fatto.

Dopo lungo esame di coscienza, pare che l'unica novità tattica di questa sera potrebbe consistere nell'avanzamento di qualche metro di Hamsik, per consentirgli maggior appoggio alle punte e più frequenti inserimenti nell'area di rigore avversaria. Ovviamente per far questo Reja metterà a sinistra Aronica al posto di Vitale, cioé praticamente un terzino puro che consentirebbe di sollevare Hamsik da particolari obblighi di copertura.

Il turn over non dovrebbe stravolgere l'undici di base. La terza linea dovrebbe essere composta da Cannavaro centrale, Santacroce cul centrodestra e Contini sul centrosinistra; in mediana Gargano e Blasi con Maggio (in ballottaggio con Montervino) a destra, Aronica a sinistra (anche se sembra azzardato nel suo caso parlare di mediana) e Hamsik dietro le punte, che dovrebbero essere Lavezzi e il grande ex di turno: Marcelo Zalayeta.

Questa sera, come detto, o si resta dentro e si va in doppia semifinale con la Lazio, o si va fuori e arrivederci e grazie.

Difficile la prima opzione, ma non crederci per niente è un insulto al cuore dei tifosi napoletani.