Napoli-Juventus per i tifosi azzurri è sempre stata la madre di tutte le battaglie calcistiche. L'odiata squadra bianconera ha da sempre incarnato l'avversario snob agganciato ai poteri forti, così lontani dal capoluogo partenopeo, l'avversario ricco e potente colonna portante di un sistema che lo vuole vincente a tutti i costi, con o senza Moggi.Battere la Juventus significa l'affermazione, anche se temporanea, del riscatto sportivo e sociale. L'umiliazione dello spocchioso per mano di chi per definizione deve stare dietro, il trionfo di Davide su Golia.
Il quarto di finale di questa sera, reso ancora più drammatico dalla partita secca, avrebbe in realtà in sé il germe del cambiamento dei rapporti tra le due squadre. Perché il Progetto di De Laurentiis prevede a breve l'inseriemento stabile del Napoli nei quartieri alti del calcio nazionale ed internazionale. E quindi prevede un netto accorciamento delle distanze tra azzurri e bianconeri.
Peccato che l'attuale momento di difficoltà della squadra di Reja riduca le possibilità di godere di un pò di quest'accorciamento anche stasera. Anche se, nel cuore dei napoletani, la speranza accompagnerà i propri beniamini fino all'ultimo secondo di gioco.
Nelle precedenti analisi abbiamo imputato la crisi delle ultime settimane al calo fisico che sempre in questo periodo hanno accusato le squadre di Reja. Calo fisico reso ancora più pesante dalla preparazione cominciata nettamente in anticipo causa partecipazione all'Intertoto.
E ormai sappiamo perfettamente che questo Napoli, così poco supportato da buone idee tattiche, da evidenti carenze di personalità e da qualche erronea valutazione tecnica (l'esempio più eclatante è l'ostinazione a ritenere Gargano un possibile regista), questo Napoli per mettere sotto gli avversari deve necessariamente disporre di una migliore condizione atletica.
Altrimenti è buio pesto.
Detta così sembrerebbe che il tracollo debba ineluttabilmente continuare ad oltranza, ma così non sarà. Il Napoli ha già pagato abbondantemente la pesantezza delle gambe dei propri calciatori. Nel giro di poche settimane è normale che si ritroverà in parte la brillantezza che consentirà al Napoli di affrontare con autorevolezza la volata per la qualificazione Uefa.
L'auspicio e che sin dalla prossima stagione, sotto la quasi certa nuova guida tecnica, si sarà in grado di sopperire alle fisiologiche flessioni atletiche con rosa, personalità e accorgimenti tattici adeguati.
Lo stesso modulo tattico, il 3-5-2 rejano, contribuisce alle magre figure di questi tempi, dato che rappresenta un bersaglio fisso che per allenatori svegli è un gioco da ragazzi imbrigliare. Basta bloccare gli esterni di centrocampo, ingabbiare Lavezzi e dare un'occhiata ad Hamsik che quando non è in palla si ingabbia da solo. E il gioco è fatto.
Dopo lungo esame di coscienza, pare che l'unica novità tattica di questa sera potrebbe consistere nell'avanzamento di qualche metro di Hamsik, per consentirgli maggior appoggio alle punte e più frequenti inserimenti nell'area di rigore avversaria. Ovviamente per far questo Reja metterà a sinistra Aronica al posto di Vitale, cioé praticamente un terzino puro che consentirebbe di sollevare Hamsik da particolari obblighi di copertura.
Il turn over non dovrebbe stravolgere l'undici di base. La terza linea dovrebbe essere composta da Cannavaro centrale, Santacroce cul centrodestra e Contini sul centrosinistra; in mediana Gargano e Blasi con Maggio (in ballottaggio con Montervino) a destra, Aronica a sinistra (anche se sembra azzardato nel suo caso parlare di mediana) e Hamsik dietro le punte, che dovrebbero essere Lavezzi e il grande ex di turno: Marcelo Zalayeta.
Questa sera, come detto, o si resta dentro e si va in doppia semifinale con la Lazio, o si va fuori e arrivederci e grazie.
Difficile la prima opzione, ma non crederci per niente è un insulto al cuore dei tifosi napoletani.
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