Squarci d'azzurro nel diluviodi GIODECER
Lo avevo preannunciato nell'articolo di presentazione all'incontro: a così poca distanza dall'esonero del boemo, che aveva ridotto il Napoli ad un buco nero, in cui qualsiasi calciatore fosse catapultato veniva risucchiato da un gorgo malefico, non potevamo chiedere di più. Ma una prima risposta c'è stata.
Bravo Mondonico ad infondere fiducia, a disporre gli uomini in campo in maniera senz'altro più protetta, a dargli coraggio per tutta la partita.
E i co-autori del fallimento del Grande Progetto hanno finalmente rialzato la testa, dando fondo alle loro energie, sfoderando grinta e determinazione, soprattutto (incredibile ma vero) nel secondo tempo e lottando per il successo fino al 94'.
Il consueto crollo della seconda frazione di gioco dunque non c'è stato.
Ridotte al minimo quelle amnesie che ci facevano prendere a pallonate da chicchessia. Torniamo ad essere una squadra di calcio sotto il diluvio, una specie di coda della perturbazione zemaniana che ci auguriamo non lasci più traccia sulla compagine azzurra, anche se Mondonico, da gran signore, ha pubblicamente ringraziato il predecessore per il lavoro svolto, attribuendogli meriti per la buona prestazione atletica contro l'Atalanta, dando così una lezione di stile al collega.
Sta di fatto che il lavoro del tecnico cremonese non è stato solo finalizzato a "tirare fuori quanto i ragazzi avevano dentro", ma è stato prezioso anche nell'impostazione tattica e nella scelta degli uomini più in forma.
Il popolo partenopeo presente allo stadio, dopo un inizio un pò freddo, in cui ha comunque accolto con rispetto il nuovo allenatore, si è lasciato via via contagiare dalla generosità messa in campo dai calciatori azzurri, fino a sospingerli col proprio calore alla ricerca di una vittoria che sarebbe stata meritata.
Lo 0-0 finale, se da un lato è indicativo di una migliore tenuta difensiva, dall'altro rimarca le difficoltà che abbiamo nel finalizzare. Non è un caso se l'uomo più pericoloso tra i napoletani sia stato Fabio Pecchia, particolarmente sfortunato nell'occasione in cui ha colto il palo, che ha dimostrato di essere "velenoso" nei suoi inserimenti, recapitando un bel messaggio al tecnico, con cui ebbe screzi nella passata stagione al Toro.
Ma Pecchia è un centrocampista, mentre l'attacco continua a latitare.
Un paio di volte Amoruso ha perfino "rischiato" di segnare, pur essendo ancora fuori condizione. Purtroppo non è possibile aspettare il suo recupero con calma, perché a differenza di altri ruoli, quello della punta centrale non prevede al momento alternative all'attaccante pugliese, data la prolungata inabilità di Roberto Stellone.
Bene la difesa, con un Quiroga che, se concentrato, sa mettere sul terreno un buon bagaglio tecnico.
Folto e combattivo il centrocampo, in cui Magoni (per l'occasione capitano) ha giocato un'infinità di palloni (purtroppo...mi verrebbe da dire, in realtà se tutti avessero la sua tempra,,,). Buona prova di Husain: senza problemi di impegni infrasettimanali e di smaltimento di fuso orario è destinato a diventare un leader.
Come risaputo, si è sentita la mancanza di un giocatore di fantasia.
Moriero, torni, non torni, che fai...?
Adesso la stampa nazionale è già pronta ad insinuare che il Napoli ha cominciato a correre perchè ha finito di remare contro l'ex allenatore. Se ciò rispondesse a verità farebbe pensare ad un autolesionismo a dir poco comico.
In verità, se ogni azione offensiva avversaria rappresenta una concreta possibilità di subire un gol, tutta la squadra ne risente a livello psicologico.
Diciamo pure che era incapace di eseguire il gioco dettato da Zeman.
Un ammutinamento è ipotesi quantomeno azzardata.
E poi, molti dei nuovi acquisti, non erano stati indicati espressamente dal boemo?
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