E' una falsa quiete quella che attualmente circonda l'ambiente azzurro dopo la tempesta di domenica scorsa, quando è scattata la prima dura contestazione dell'epoca delaurentiisiana. Siamo ancora al giro della bottiglia per individuare i responsabili della crisi.Della squadra è finito sotto accusa il clan dei sudamericani, quelli che la notte si divertono.
Indice puntato in particolare su Lavezzi, Gargano e Navarro. In città le loro scorribande notturne sarebbero di pubblico dominio, a causa del tam tam di camerieri, baristi ed altri puttanieri. Bacchettate a loro da parte di tutti, dai tifosi, dalla Società, dai compagni di squadra dalla vita esemplare.
Tutto corretto, ma resta solo il "piccolo" dubbio di quanto quelle scorribande possano essere effettivamente la parte rilevante dell'attuale crisi napoletana, visto che Lavezzi per l'impegno profuso è stato considerato fino a poco tempo fa l'unico degno della maglia, che Gargano ha sempre corso come un pazzo e che a Navarro a far difetto non sono le gambe molli, ma le doti tecniche, che certo non si perdono in discoteca.
Ancora una volta è evidentemente interesse di qualcuno spostare il problema.
E chi potrebbe giovarsi del fatto che si focalizzi l'attenzione sui problemi disciplinari di qualche giocatore, se non la stessa persona che ha da sempre utilizzato Reja come punching-ball di tifosi, stampa e opinionisti?
Se non la stessa persona che fa passarella nel caso di vittoria e striscia in silenzio accanto ai muri in caso di sconfitta?
Se non lo stesso soggetto che "apre" al dialogo con i contestatori più duri, raggiungendo con questi compromessi che scavalcano le competenze dell'allenatore e il diritto di informazione della maggioranza del tifo?
Chi, se non Pierpaolo Marino, che sta facendo sottoporre i giocatori al training autogeno per risolvere il problema del blocco psicologico di questi, continuando personalmente a sentirsi con la coscienza a posto, anzi, sottolineando che il Napoli ha comunque 5 punti in più rispetto alla passata stagione?
Così non va bene. Questo scaricare le responsabilità sugli altri, siano essi allenatore, calciatori, opinionisti o chiunque altro, non fa presagire nulla di buono.
Siamo davvero arrivati al più squallido degli scaricabarile.
Con queste premesse anche il prossimo giugno, da tutti visto come il momento della chiarezza, del repulisti generale e della ricostruzione, è a forte rischio di inquinamento da delirio di onnipotenza del DG.
Mai come ora il Napoli è unicamente nelle mani di De Laurentiis. Spetta a lui prima di tutto capire quanto stia realmente accadendo, facendosi un'idea delle reali cause della crisi.
E spetta a lui adoperarsi di conseguenza, cominciando col rivedere l'assetto della Società, in modo da delimitare l'aspirazione all'onnipotenza di Marino in un perimetro di competenze che lo individuino come unico responsabile del suo operato, senza consentirgli di spostare il problema verso altri, esattamente come ha fatto finora.
Deve finire questa sorta di immunità per la quale chi si è assunto il compito di fare tutto, si è al contempo arrogato il diritto di non rispondere di alcunché.
Dipende unicamente da De Laurentiis l'uscita del Napoli da questo circolo vizioso e quindi la ripresa della crescita del Progetto.
Forza Aurelio, non tradirci neanche questa volta.
Nessun commento:
Posta un commento