Non Spingete by Giodecer

lunedì 23 febbraio 2009

ERA GIA' TUTTO SCRITTO

Sembra lo sviluppo anche un pò prevedibile di un copione già scritto.
Le batoste in campionato, la crisi, il rapporto ad alta tensione tra Reja e Marino, la protesta della tifoseria.

Era tutto già scritto, nel momento stesso in cui Pierpaolo Marino si è consegnato ad un narcisismo delirante e nel momento stesso in cui Aurelio De Laurentiis s'è placidamente omologato all'idea che Marino davvero incarnasse il Napoli.

Lui, Marino, e la sua voglia di stupire, di strabilirare, di ricevere complimenti ed elogi sperticati per il suo miracolo. Lui, Marino, eroe di questa resurrezione, che ha condotto con mano sapiente il Napoli dalle ceneri del fallimento e della C1 ai palcoscenici europei e della Serie A (più o meno come la Fiorentina prima e il Genoa con noi).

Lui, Marino, oculatissimo gestore delle finanze societarie, artefice di un bilancio in cui ci si può specchiare.

Lui, Marino, profondo conoscitore di ogni minima sfumatura della piazza napoletana.

Lui, Marino, scaltrissimo e saggissimo operatore di mercato, capace di fiutare l'affare o la fregatura a distanze siderali.

Lui, Pierpaolo Marino, ha scritto le scene che stiamo vivendo in questi giorni.

Le ha scritte quando convinse De Laurentiis che per fare una Società di Calcio bastavano 4 persone: il Presidente e tre volte Marino, perché lui si ritiene almeno uno e trino.

Le ha scritte man mano che ingaggiava una sequela di modesti mestieranti della palla, che ora vagano, chi a Napoli, chi disperso per la Penisola, con l'unica certezza di essere di proprietà del Napoli.

Le ha scritte quando ha confermato Reja per la stagione in corso e quando allo stesso Reja ha comprato gente poco funzionale al suo progetto tattico.

Quando s'è mostrato tirchio di fronte all'acquisto di Campioni e quando ha sperperato per calciatori che definire ordinari è già una gentilezza.

Le ha scritte quando, cieco e sordo alle effettive e pressanti esigenze di organico, ha considerato pubblicamente che "il Napoli sta bene così".

Quando, cominciando a stuzzicare la pazienza della piazza, all'inizio di questo fin ora disastroso 2009, ha dichiarato che nella finestra di mercato di gennaio non avrebbe comprato nessuno, anche a fronte di più sconfitte. E infatti le sconfitte sono arrivate; sì, ma a gennaio è tradizione che il Napoli perda. Allora la tradizione s'è estesa anche a febbraio, perché si continua a perdere. Però a gennaio un giocatore lo ha preso: Jesus Datolo.

Peccato che Reja, di Datolo, non sappia che farne.

Peccato che l'arrivo dell'incolpevole argentino sia stato accompagnato da una menzogna di Marino ("Datolo è il sostituto di Mannini"), quando in realtà serviva solo a calmare i mugugni dei tifosi senza però denunciare la debolezza di essersi smentito (aveva giurato che non avrebbe comprato alcun giocatore).

Peccato che Datolo sia stato usato dal Presidente (omologato Marino) per mostrare la magnanimità del Capo, e sia stato presentato alla folla portandolo a spasso sul prato del San Paolo come un trofeo, come una testona d'alce imbalsamata.


Quelle scene Marino le ha scritte quando, così ben calato nel suo ingombrante narcisismo, ha mancato di rispetto a Reja, relegandolo a ruolo di parafulmini.

E ha mancato di rispetto ai tifosi del Napoli, considerandoci un enorme, impagabile, generosissimo, caldissimo gregge di minchioni.

Voglio sperare che Marino non abbia scritto anche la rottura completa del giocattolo Napoli, che poi sarebbe la tragica conseguenza di una definitiva e non auspicabile rottura di balle di De Laurentiis.

Ha ancora tempo, il signor Pierpaolo Marino, per ridisegnare il Napoli.

Ad una condizione, però, che cominci col ridisegnare se stesso, intingendo la penna nell'inchiostro dell'umiltà.

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