Il vero problema del Napoli è che al di là di tutti i bei discorsi sul gioco, la Società ha sempre preteso da Reja risultati e punti. E fin qui nulla di male, solo che fin quando la squadra era in C e in B gli organici che erano stati allestiti giustificavano tali richieste, mentre in A la musica è diversa: come fai a pretendere le stesse cose e allo stesso tempo essere miope davanti alle lacune di un organico che certamente non è migliore di tante altre squadre? Come fai a dire: bisogna assolutamente vincere col Bologna... col Genoa, quando hai una squadra che anche per la mancanza di elementi carismatici e d'esperienza, ora che si sta riprendendo fisicamente dimostra sempre più limiti evidenti sotto un profilo di mentalità, se non addirittura psicologico?Davvero pretendi che Reja, che è il parafulmine di tutte le pressioni, in una situazione come questa si dedichi a sperimentazioni tattiche valorizzando giocatori che neanche ha voluto?
Per questo può essere che Datolo finisca in panchina, ma per favore, non diamone la colpa sempre all'allenatore.
Quando si chiede un bagno di umiltà alla Società, si chiede che questa (a fronte dell'attuale lungo sbandamento della squadra sulle cui cause ci troviamo d'accordo noi tifosi ma anche l'intero mondo della critica calcistica) faccia un passo indietro sollevando squadra e allenatore, per quest'anno, dall'obbligo di raggiungere qualsiasi obiettivo.
Non deve più nemmeno esserci il sospetto che DeLa riterrebbe una tragedia il mancato aggancio all'Europa.
Questa squadra e questo allenatore non è giusto che paghino anche pesanti colpe non a loro attribuibili.
Morale della favola:il Napoli attuale per stupire o strabilirare (parole di Marino) deve essere senza pressioni e senza obiettivi prestabiliti. Ma se tu, come Società, oltre a stupire imponi anche il raggiungimento di precisi obiettivi, allora ti devi adoperare prima di tutto tu perché la tua squadra abbia le capacità di centrarli. Altrimenti giochi solo a scaricabarile.
Chiarezza e umiltà!
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