Non Spingete by Giodecer

mercoledì 18 marzo 2009

NAPOLI, UN GRANDE LABORATORIO PER CAPIRE

Ora che mancano le pressioni perché gli obiettivi sono stati falliti; ora che una serie di maldestre operazioni di mercato sono state impietosamente smascherate al punto che il Presidente ha ritenuto necessario riprendere con forza le briglie del Napoli togliendole a Marino; ora che mancano ancora dieci giornate alla fine di questo campionato, il Napoli diventa un grande laboratorio in cui c'è da capire cosa sia giusto salvare in vista del potenziamento tecnico della prossima estate.
Una cosa è certa: c'è molto, moltissimo da lavorare, perché nelle mani di Donadoni non c'è nemmeno un reparto che offra garanzie.

A cominciare dal portiere, con Navarro, frutto di scelta fantasiosa quanto improduttiva.

Per proseguire con la difesa, indebolita in modo sconcertante rispetto alla stagione scorsa con gli arrivi di Rinaudo, Aronica e Vitale a fronte delle partenze di Domizzi, Savini e Cupi.

Per continuare col centrocampo, in cui si è voluto insistere a scommettere con comica miopia sulle inesistenti doti di regìa di Gargano, finendo con il far passare inosservate anche le sue ottime virtù di incontrista.

Per finire con l'attacco, lasciando Lavezzi completamente solo a cantare e a portare la croce e alternandogli accanto le comparsate di uno svogliato Zalayeta e di un modesto Denis in versione tanque pezzottato.

Molto, c'è davvero molto da lavorare.

E' un organico a cui mancano serenità e capacità in porta e in difesa, fosforo a centrocampo, centimetri e fiuto del gol in attacco.

Da valutare con attenzione quanto si dispone per correre ai ripari, ma anche per non svilire ulteriormente quei pochi acquisti azzeccati che rappresentano quasi l'intero patrimonio: i Maggio, i Santacroce, i Lavezzi, gli Hamsik, i Gargano, i Mannini.

Da qui si deve ripartire, non è moltissimo, ma neanche così poco.

E forse anche tra questi si nasconde qualche grosso bluff che però potrebbe rendere tanti di quei milioni che sarebbero un toccasana in funzione della ricostruzione della squadra.

De Laurentiis ha scelto personalmente Donadoni perché sia il principale artefice tecnico della ricostruzione.

Marino non potrà non ascoltarlo.

E forse un giorno sarà grato ad entrambi, perché capirà che era l'unico modo per ridurre la sua possibilità di far danni.

lunedì 16 marzo 2009

REGGINA-NAPOLI 1-1. IL GOL DI LAVEZZI PER DONADONI E LE LACRIME DI COCCODRILLO DI MARINO PER REJA

Una maggior attenzione nel mantenere le giuste distanze tra i reparti, la cura nell'evitare quanto più possibile il lancio lungo a beneficio di trame con palla a terra, una buona reazione dal punto di vista psicologico.
Coloro che pensavano di vedere di più la mano di Donadoni nel giorno del suo debutto sulla panchina azzurra potrebbero essere rimasti delusi. Una delusione evitabilissima dato che 4 giorni di lavoro non sono bastati nemmeno al Padreterno.

Da considerare poi che il materiale umano di cui ha potuto disporre il tecnico bergamasco offriva ridottissime opzioni di scelta, al punto da imporgli di mandare in campo la stessa formazione che aveva perso con la Lazio causando l'esonero di Reja.

In questo contesto ha fatto addirittura un pò compassione Donadoni, quando le telecamere lo hanno scovato mentre chiedeva ripetutamente ai suoi di allargare il gioco sulle fasce. Era come chiedere a una formica di saltare come un grillo. Con cosa? E nel caso del Napoli, con chi?

Per dare ampiezza al gioco serve almeno Mannini, che se c'è una giustizia dovrebbe tornare presto sui campi di gioco.

Al momento dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo.

Sì, esattamente quello che ha dovuto fare Reja, anche per colpa sua, dato che ha sempre accettato supinamente ogni scelta di mercato anche se in contraddizione con le sue esigenze.

E' sotto questo aspetto che ci si attende molto da Donadoni, oltre alla cura certosina degli aspetti tattici e psicologici della squadra.

E' sin da adesso sotto esame la capacità dell'ex CT di non farsi prevaricare, di non consentire ad altri di farsi fare l'organico e di recitare il ruolo spersonalizzante dell'assemblatore di idee altrui.

De Laurentiis pare finalmente aver capito che la scena dell'allenatore schiacciato dalle interferenze è assolutamente da evitare.

Come prima conseguenza ha di fatto rivisto il mandato urbi et orbi consegnato 5 anni fa nelle mani di Marino.

L'ultimo atto di fede nei confronti del DG il Presidente lo ha compiuto a gennaio, quando ha sostenuto all'unisono con lui, quasi fossero un'unica persona, che il Napoli "stava bene così". Oltre al danno, la beffa di aver fatto una figura di merda a livello mondiale.

De Laurentiis, da imprenditore avveduto qual è, nonostante le ampie attestazioni di fiducia che è capace di offrire, tiene sempre d'occhio il riscontro di produttività dell'azienda.

Il fallimento dell'obiettivo tecnico prestabilito, la spaventosa perdita d'immagine della Società e il depauperamento del patrimonio giocatori causato dalle sconfitte non potevano rimanere senza un responsabile. Ed è ridicolo solo pensare di poter accomodare tutto eliminando un capro espiatorio "a caso": Eddy Reja.

Era ovvio che le responsabilità andassero ricercate più in alto.

De Laurentiis quindi ha finalmente deciso di riprendersi il Napoli e, sapendo che per fare questo non sarebbe bastata una sua più assidua presenza a contatto con l'ambiente azzurro, si è affidato alla competenza dell'ex CT della Nazionale.

Di fatto a Donadoni, in qualità di allenatore, sono restituite le competenze che Marino aveva indebitamente sottratte al ruolo della guida tecnica, contando sull'inesperienza del Presidente in materia in tema di rapporti professionali nell'ambito di una società calcistica.

Donadoni non solo dovrà essere ascoltato, da chi opera sul mercato, su esigenze e priorità dell'organico, ma dovrà anche relazionare direttamente al Presidente sulla correttezza di questo flusso.

Ovviamente lo stesso Donadoni dovrà poi rispondere di queste importanti responsabilità.

Non per niente De Laurentiis ha affermato che, al di là della scadenza attuale del suo contratto, l'idea sarebbe quella di puntare sul bergamasco per l'intero quinquennio della fase 2 del progetto, ma che tutto dipende dalle capacità dimostrate.

Il Marino torvo di questi giorni, che si autodefinisce triste per l'allontanamento dell'amico Reja, ha come abbiamo visto una spiegazione più complessa.

Ed è irritante constatare che anche in questo caso il DG voglia dare a bere qualcosa di diverso dalla realtà.

La realtà è che lui sta pagando, in termini di immagine e di responsabilità, gli errori compiuti.

E questo è un buon motivo per incupirsi.

In quanto alla presunta tristezza per il licenziamento di Reja, beh, forse è opportuno stendere un velo pietoso, perché dovremmo parlare di lacrime, sì, ma di coccodrillo.

domenica 15 marzo 2009

A REGGIO CALABRIA IL NAPOLI DI DE LAURENTIIS DIVENTA ADULTO

Sale incredibilmente la febbre da partita.
Mancano poche ore ad un appuntamento calcistico che gli eventi di questa settimana hanno trasformato completamente.

Reggina-Napoli non è più l'ennesima prova d'appello di una squadra allo sbando, ma rappresenta l'atto di partenza della fase 2 del Progetto di Aurelio De Laurentiis.

Il lungo percorso di rinascita dalle ceneri del fallimento, di passaggio tra gli inferi delle serie minori, di primo assestamento nel principale palcoscenico calcistico nazionale, si è simbolicamente concluso martedì scorso.

L'avvicendamento alla guida tecnica del Napoli di un allenatore quale Reja, che ha traghettato la squadra fino alle sponde del Calcio che conta, con Roberto Donadoni, ex CT della Nazionale, sta a significare che la Società ritiene sia giunto il momento di puntare a bersagli finalmente consoni alla passione del tifo partenopeo.

Occhi puntati su Donadoni, quindi. Sulla scossa soprattutto psicologica che sarà riuscito ad infondere alla squadra. Sulle soluzioni tattiche semplici ma efficaci che sarà riuscito a far assimilare. Sul compattamento del gruppo che sarà riuscito ad ottenere.

Null'altro si può pretendere da un allenatore in soli 4 giorni. La lettura della partita di Reggio da parte del Napoli dovrà basarsi quindi esclusivamente sulle indicazioni che ho appena richiamate.

Risposte già positive sotto il profilo psicologico avranno grande valore, anche in presenza di un risultato ancora non gratificante.

Se poi il Napoli sarà in grado di mettere in cascina anche del fieno, inteso come punti pesanti, la festa per la Nascita della Fase 2 sarà completa.

La formazione che oggi scenderà in campo dovrebbe essere la seguente:

Navarro tra i pali, linea a quattro difensiva con Santacroce e Aronica esterni bassi, Cannavaro e Contini centrali; rombo a centrocampo, con Blasi vertice basso, Pazienza e Bogliacino interni e Hamsik alto dietro le punte, che saranno Lavezzi e Zalayeta.

Oggi preparatevi a mettere un altro segnalibro sulla storia del Napoli.

Oggi il Napoli di De Laurentiis diventa adulto.

sabato 14 marzo 2009

REGGINA-NAPOLI. CHE ABBIA INIZIO LA FASE 2

Sono talmente risicate le opzioni di scelta consentite dalla rosa del Napoli, che Donadoni pare orientato a confermare per Reggio Calabria gli stessi giocatori le cui performances di domenica scorsa hanno di fatto reso impossibile la permanenza di Reja sulla panchina azzurra.
Si riparte quindi da lì, da quel poco che il goriziano aveva di presentabile in campo, da quello scarso (numericamente) e depresso materiale umano ulteriormente svilito dagli infortuni gravi di Gargano e Maggio e dalle condizioni precarie di Datolo e Vitale.

I nomi saranno gli stessi e perfino il modulo tattico (4-3-1-2) dovrebbe ricalcare quello deciso da Reja contro la Lazio.

Aggiungiamo poi che in 4 giorni è impossibile approfondire schemi e soluzioni tattiche al punto da cambiare la fisionomia di gioco di una squadra.

Eppure l'auspicio di un'immediata inversione di tendenza sin da domenica, almeno rispetto all'approccio alla gara, si fonda su valide motivazioni.

E' dalla testa dei giocatori che dovrebbe cominciare la rinascita.

Donadoni sta lavorando con scrupolo su quella paura di sbagliare che ha sempre più attanagliato la squadra negli ultimi due mesi. Paura di sbagliare intervento, di prendere iniziative, di saltare l'uomo, di tirare.

Nel corso delle partite di allenamento di questi giorni, Donadoni ha sempre fermato il gioco in presenza di errori, per richiamare l'attenzione su di essi e su come evitarli.

Sintomatico il verbo usato dal nuovo allenatore: "osare". E' quanto ha spesso richiesto ai suoi uomini: osare di più, provare il tiro per esempio, anche dalla distanza. Prendere iniziative senza remore.

Ma sarà possibile osare solo quando la mente dei giocatori verrà sgomberata dai fantasmi di una crisi che ha reso l'ambiente una polveriera.

Paradossalmente la presa d'atto del fallimento degli obiettivi (l'accesso alla Coppa Uefa al momento è distante), fallimento che gioco forza ha sancito la fine della prima fase del Progetto, può rivelarsi anche la medicina per uscire fuori dalla crisi.

L'ammorbidimento delle aspirazioni, passate dalla qualificazione alla Champions League alla conclusione dignitosa del campionato, già di per sé rende meno pesante l'attesa dei risultati.

L'arrivo dell'ex CT della Nazionale ha determinato poi l'ulteriore affievolimento delle pressioni ambientali, convogliando l'attenzione su quello che sarà, più su quello che deve essere fatto hic et nunc.

Si è perciò restituito tempo alla squadra. Al punto che sembrano lontane le pur recenti minacce degli ultras di far venire meno il loro appoggio alla squadra.

Ora quelle minacce non hanno più senso, perché l'amarezza per il fallimento di una stagione non può non aver lasciato il posto alle aspettative di miglioramento di Società e squadra, supportate dall'intervento deciso (anche in questa sede ripetutamente auspicato) di De Laurentiis.

Scegliendo personalmente Donadoni, il Presidente ha assicurato ampia legittimazione alla guida tecnica, riducendo le possibili interferenze esterne nell'area di competenza.

Da più parti questa operazione è stata intesa come sostanziale riduzione delle competenze di Marino.

Io preferisco vederla da una diversa angolatura: il Presidente ha semplicemente ripreso da Marino competenze che il DG aveva espropriato al ruolo dell'allenatore.

Agire al meglio sulla testa dei giocatori azzurri significa far coesistere tranquillità e giusta tensione senza causarne il conflitto.

La tranquillità di giocare senza paura di sbagliare perché ormai nulla è più possibile chiedere alla classifica, la tensione di dare il massimo perché è chiaro che nelle restanti 11 partite ognuno sarà sotto osservazione, anche le talentuose speranze azzurre.

E stavolta ad osservare e valutare i giocatori non sarà più un tecnico/parafulmini in scadenza di contratto e in odore di pensione, ma l'ex CT della Nazionale che relazionerà direttamente al Presidente.

Che abbia inizio la fase 2.


giovedì 12 marzo 2009

AURELIO C'E'

Nella conferenza stampa di presentazione di Donadoni, Pierpaolo Marino è apparso incupito.
Comprensibilissima la tristezza causata dall'allontanamento di un uomo, Edy Reja, con cui ha condiviso gioie e dolori della avventura calcistica azzurra degli ultimi 4 anni. Impossibile davvero rimanere impassibili. Anche se troppo spesso Marino ha mostrato di non saper o, peggio ancora ,voler ascoltare opinioni, suggerimenti ed esigenze del tecnico goriziano.

Ma c'è il forte sospetto che i motivi dell'incupimento di Marino non erano solo di ordine sentimentale, ma, e forse soprattutto, andrebbero ricercati a livello professionale.

Basta leggere e sentire alcune dichiarazioni di De Laurentiis, che parla quasi sempre in prima persona, sia quando descrive la riflessione che lo ha portato alla decisione di dare una sterzata (licenziamento di Reja), sia quando si riferisce ai contatti con Donadoni.

Sembra chiaro che abbia voluto lanciare un messaggio CHIARO E FORTE a tutti: stampa, tifosi, Marino, squadra e allenatore nuovo arrivato, che lui non è un presidente di facciata.

Non è il capo che delega perché si cura personalmente solo degli impegni che ritiene prioritari.

De Laurentiis ha voluto far capire che le deleghe, da lui distribuite sulla base della fiducia nelle competenze dei suoi collaboratori e necessarie in un mondo complesso e difficile in cui lui si autodefinisce "nuovo" e quindi inesperto, quelle deleghe non sono un'investitura vita natural durante.

Quelle deleghe sono sempre in discussione, nell'ampiezza e nella durata, parametri che sono decisi univocamente dal Presidente, sulla base dei risultati che ognuno, nell'ambito delle proprie competenze, mostra di produrre.

"Il bastone del comando è qui", sembra aver voluto dire De Laurentiis.

L'incupimento di Marino rispecchia probabilmente la presa di coscienza che la presunta intoccabilità di certe posizioni, come la sua, si fondava su basi di cristallo invece che di cemento come credeva.

Tutto questo a chi ama il Napoli non può che fare comodo.

Perché a noi interessa solo il bene del Napoli.

D'altronde lo diciamo anche ai giocatori che esiste solo la maglia, figuriamoci se non possiamo dirlo anche a chi è dietro una scrivania...

CHI E' DA NAPOLI E CHI NO

Le condizioni per la auspicata scossa adesso ci sono.
I giocatori azzurri ora non trovano più sulla panchina un vecchio allenatore alla evidente conclusione di un ciclo, un rassicurante parafulmini ad uso di tutti, un signore vecchia maniera con tanto buon senso ma con riconosciuta modesta fantasia tattica.


I nostri calciatori ora trovano un allenatore giovane, con le spalle temprate dall'esperienza di massimo prestigio per un mister: la guida della Nazionale; rispettato dalla FIGC; rispettato nell'ambiente per trascorsi da calciatore ad altissimo livello coronati da una caterva di successi.


Un allenatore VOLUTO, IMPOSTO E QUINDI LEGITTIMATO direttamente dal PRESIDENTE.

Un allenatore a cui è stato affidato il comando della squadra per le 2 stagioni a venire, oltre che per il finale di questa.


Ora ogni calciatore non può non prendere consapevolezza che non c'è più un parafulmini sotto cui ripararsi e che comportamento e rendimento saranno valutati attentamente, senza filtri, senza giustificazioni esterne.


Una valutazione che si fa semplice come sfogliare una margherita: CHI E' DA NAPOLI E CHI NON E' DA NAPOLI.


In questi 2 mesi e mezzo TUTTI devono capire che non c'è scelta: devono mostrare a Donadoni e alla Società le proprie virtù caratteriali e professionali, le proprie doti umane e tecniche.

Basta coi tremori, basta col torpore di questi ultimi due mesi.

FUORI GLI ATTRIBUTI.

Forza ragazzi, è giunta l'ora di far vedere chi siete, a cominciare da Reggio Calabria.

In bocca al lupo a voi.

E a noi.

GRAZIE REJA, GRAZIE VECCHIA ROCCIA FRIULANA

Ci sono certe persone che basta guardare in faccia per capire che le puoi amare.
Reja è tra queste.

Vedendolo nel corso delle interviste mi fa venire in mente il nonno dell'alunno al ricevimento dei professori, tutto preso a sostituire il papà del ragazzo, con gli obiettivi ben precisi di difendere e smorzare i toni.

Quanta saggezza tra le rughe del nostro Clint Eastwood, quanta consapevolezza della nobiltà del lavoro.

Quanta umiltà e quanta attenzione a non prevaricare nessuno ma anzi a far da scudo a tutti.

Nell'epoca dei venditori di fumo, modi e sostanza di Reja richiamano alla memoria le migliori virtù dell'uomo.

Il licenziamento di martedì notte è un disonore che poteva essere evitato.

Poteva essere evitato dalla Società stessa, che bene avrebbe fatto a considerare il ciclo di Reja concluso al termine della scorsa stagione.

Poteva essere evitato dallo stesso allenatore goriziano, se avesse rassegnato inderogabili dimissioni qualche settimana fa, prendendo magari coscienza di quanto era ormai sotto gli occhi di tutti: la squadra non rispondeva più ai suoi comandi e stava percorrendo a folle una discesa pericolosissima.

Sì, poteva pensarci Reja, quando ha capito che la Società lo stava usando per coprire gli errori di tutti.

Ma nella vita il libero arbitrio ci consente di compiere scelte secondo la personale sensibilità.

E Reja ha scelto di rimanere aggrappato al volante di guida, con la ferrea volontà di condurre a destino la sua vettura, la stessa vettura con cui aveva superato qualsiasi momento di difficoltà, con cui aveva affrontato e superato i percorsi più infidi e impervi.

La ferrea volontà di portare al termine con successo ancora una volta il suo lavoro lo ha reso cieco rispetto a quanto gli stava succedendo intorno.

Ha continuato a guidare nonostante le spie fossero tutte accese al rosso, il motore stesse fondendo e i cerchioni scintillassero grattando sull'asfalto, essendosi le gomme già bucate da un pò.

L'ho accusato di scarsa dignità per questo.

E credo di essermi sbagliato, perché un'indagine più approfondita dell'animo di Reja avrebbe potuto consentirmi di coglierne prima l'indole del friulano che non si abbatte davanti a niente.

Reja fa parte di quella gente che non s'è fermata un attimo nemmeno quando bisognava ricominciare daccapo nella disgrazia del terremoto.

Reja ha una percezione diversa delle difficoltà.

E' come se avesse consapevolezza solo di due parametri: il lavoro frutto della sua applicazione e l'obiettivo che gli è stato chiesto di raggiungere.

Il resto è un dettaglio secondario: non importa se ricostruisci una casa dalle macerie usando una gru o le sole mani, l'importante è vederla in piedi prima possibile.

E questa tempra probabilmente non ha consentito al nostro Reja di accorgersi che nelle macerie ci stava finendo lui con tutto l'equipaggio.

Sappiamo bene che certe frasi sono dettate dalle circostanze.

E quello che ha detto dopo il licenziamento fa quasi tenerezza.

Mi riferisco a quando ha sostenuto che, comunque fossero andate le cose, aveva già deciso di lasciare a giugno.

Fa tenerezza perché nel dirlo sembra non abbia considerato che a giugno comunque scadeva il suo contratto e che il cambio della guida tecnica del Napoli era più certo della morte.

Sembra una dichiarazione di circostanza, la sua, dettata più dal tentativo di salvare la faccia che altro, a fronte dell'interruzione brutale di un mandato che aveva onorato da 4 anni.

Invece io voglio credergli. Voglio pensare che in quelle parole, con cui rendeva pubblica l'intenzione di lasciare a giugno il "suo" Napoli, c'è tutto l'orgoglio di un uomo che decide lui di restituire una squadra che ha visto nascere e che ha fatto crescere, e dalla quale ha tratto impensabili motivi di gioia e soddisfazione quasi alla fine di una carriera buona ma fino a 4 anni fa senza bagliori.

Nel riprendere il Napoli dalle sue mani, tutti, ma davvero tutti, dai dirigenti ai tifosi, dovrebbero alzarsi in piedi per tributargli un lungo e commovente applauso.

Grazie, vecchia roccia friulana.

Sebbene fisicamente ti stia allontanando dalle luci accecanti della ribalta, tornando nell'ombra della tua riservatezza, sono certo di poterti garantire che il posto che è per te qui, nel cuore di chi ama il Napoli, nessun esonero potrai mai fartelo perdere.


mercoledì 11 marzo 2009

DA REJA A DONADONI, COSA CAMBIA NELL'IMMEDIATO E NON SOLO

La cosa paradossale, soprattutto per chi ha ritenuto che buona parte della prevedibilità e della asfitticità del gioco azzurro sia da attribure al modulo tattico di Reja, è che con il 3-5-2 di Donadoni (per la precisione a Livorno) l'attaccante centrale (Lucarelli) segnò valanghe di gol, mentre con i vari 4-3-2-1 / 4-3-1-2, in Nazionale, Toni ha fatto costantemente pena.
E adesso come la mettiamo? Naturalmente speriamo sia solo una provocazione un pò ironica.

E naturalmente una buona obiezione è che Toni arrivò agli europei tragicamente giù di corda di suo.

Ad ogni modo, se dobbiamo porre come riferimento principale le soluzioni tattiche del nuovo allenatore adottate quando era CT, una tra quelle più logiche per l'immediato potrebbe essere la seguente (con modulo 4-3-2-1):

Navarro/Iezzo; Santacroce, Cannavaro, Contini, Vitale/Aronica; Pazienza, Blasi, Hamsik; Lavezzi, Datolo; Denis/Zalayeta.

In prospettiva futura, col recupero di Gargano e Maggio, ci si auspica che Donadoni possa essere camaleontico al punto di cambiare modulo senza traumi, in modo da utilizzare al massimo gli elementi della rosa, passando dal 4-4-2 (in cui troverebbe spazio Maggio), ai sopra citati 4-3-1-2/4-3-2-1/4-3-3.

Ovviamente in qualsiasi caso resta fondamentale la necessità (e mi riferisco solo alla squadra titolare, per le esigenze della rosa il discorso va fatto a parte) di almeno un regista dinamico, di un difensore centrale che garantisca più certezze degli attuali, di un attaccante che vada abbondantemente in doppia cifra. E diciamo anche di un terzino sinistro coi controzebedei.

Si partirebbe da questa squadra:
Navarro (Iezzo? Un nuovo portiere?); Santacroce, MISTER-X, Contini, MISTER-Y; Gargano(Blasi), MISTER-Z, Hamsik; Lavezzi, Datolo; MISTER-W.


Tanto per intenderci, Donadoni in Nazionale ha usato due esterni bassi con grande capacità di spinta (Zambrotta e Grosso, e purtroppo ritengo difficile il processo di zambrottamento di Maggio, forse un pò meno quello di grossizzazione di Mannini) e a centrocampo un bel mix di forza e qualità con De Rossi, Gattuso e Pirlo.


Nel Napoli, se Gargano fa il Gattuso, Hamsik riveduto e corretto potrebbe essere pirlizzato (anche se ho dei dubbi, addirittura sulla sua permanenza a Napoli), manca il De Rossi (e hai detto niente!).

Un allenatore come Donadoni non può non aver preteso garanzie tecniche all'atto della sottoscrizione del contratto.

Vediamo se De Laurentiis finalmente vieterà a Marino di continuare con la vecchia abitudine di sovrapporsi alla guida tecnica azzurra, imponendogli di operare le future scelte di mercato non più sordo alle richieste del mister.

Donadoni è un ex CT della Nazionale, già questo è indicativo delle volontà del Presidente di alimentare con decisione il Progetto.

Roberto Donadoni rappresenta un investimento che va tutelato nei confronti di chiunque.

E questo principio deve valere anche (e forse soprattutto?) quando il chiunque risponde al nome di Pierpaolo Marino.

AZZ... di Max Alver. Un tuffo umoristico nel passato

LA PAGELLINA DI NAPOLI-VICENZA
Mancini-se guarda a partita,poi s'ncazza vede Schwochannanz a isso,s'arricorda che tre anni fa o' chiammai strunz e ceda nu cavcio.Se fa male isso,ma intanto o Vicenza nun segna-Seie
Saber-ma mannatelo a scola,facitemo opiacere.Accominciammodall'alfabeto.A,B C.Arrivat' alla Caccuminciate"casa,cane,cima poicross"Arrivato a crossstate mez'ora finche' nun so 'mpara.Pero' dopp o'ramadan,in do frattiempolasciatelo a casa coi professori-quatt
Bocchetti-dopo la sostituzione se'ncazzato pecche'c'hanno fatto pava' o'pallone che a nu cierto punto aveva jettato ncopp'acurva.Azz,150.000 lire ha cacciato,accussi' s'mpara e n'atavota o' pallone soaccatta o Carrefur al tre per due-cinc
Luppi-nun ce sta male pe nu pocherillo,poi se ne veneo catetere e chiede diuscire.De Canio ce dice"statt lloco,pisci dopo".Iss sesta e ottiene sulo diessere abbracciato a nu' zuzzuso che trase ind 'o'campo Che schifo!-cinc emiez
Caruso-cu chillo ceruttiello ncoppo o' naso , aprotesi all'anca,o' fierronelle ginocchia,ce manca sulo la mano di legno e popare Capitan Uncino.E tutto appezzuttato e fa quello che puo'-cinc
Magoni-o' maggiordono.Mago' va all'ala,elui"sissignore",Mago' va annanz',elui"sissignore",Mago' t'aggio ditt e cupri' a difesa"e lui sissignore,mache cazz aggia fa'?E nun fa manc o' cazz-Cinc e miez
Husain-aeh,si o veco ai mondiali me venn o'televisore,faccio na telefonataa Trapattoni e faccio convoca' o cane mio.Tanto fa estessi ccose,ma alluccae chhiu' e fa cchiu' paura all'avversarie-quattJankulosky-n'uocchio chiuso,n'ato apierto.Nu pocodorme ,nu poco joca,Cia'fa e nu cia' fa.Tene o' tuorto e nun piglia' a cavcen'culo a Husain chequann tene e crampi o jetta fore comm a numatarazzo-seie
Montezine-siconno me porta 42 di piede e ce danno e'scarpe numero39.Sembrace ce fanno semp male e piedi,sempre n'espressionesofferente,dui passe ecare,e se non cade o jettano pe ll'aria .Poi o fannoasci' e se va a cunta'i calle-quett e miezo
Stellone- il ritorno del guerriero,il Van Basten deidepressi.47,morto cheparla .Chiacchiera tutta a partita co se stess a casasoia.Cu o' stopperavversario,cull'arbitro,cu i cumpagni,ma e tocca' napalla manc pesbaglio.Poi s'arricorda che ce steva a partita fa pureo dribbling ncopp' opurtiere ma ce spostano a porta nu poco cchiu' alla' ea mena fore-cinc meno
Graffiedi-sentite:primm adda i addu' Tardelli a se faspiega' comm funzionaKalo uomo.Pare na botte,ma e vino malamente .Pare chece steva pur 'isso.Ma non è confermato-quatt
Bonomi,SesaFloro Flores-cercano e purta' o'preservativo ai cumpagne ma amisura era troppo piccerella-sv a tutt' e ttre.

Grazie per l'attenzione
Max Alver

martedì 10 marzo 2009

NAPOLI: E VENNE L'ORA DI ROBERTO DONADONI

"Napoli, Donadoni nuovo tecnico.
La Società ringrazia Edoardo Reja per il grande lavoro svolto".

Con queste due semplici righe sul sito ufficiale il Napoli rende pubblica la svolta appena compiuta.

Dopo una giornata da teatrino delle marionette con incontri dichiarati e poi smentiti, dopo aver ufficialmente confermato Reja fino al termine della stagione, dopo aver consentito allo stesso tecnico di Gorizia di dirigere l'allenamento pomeridiano a Castelvolturno, dopo un infinito tam tam mediatico che ha descritto gli spostamenti di Donadoni sul suolo patrio come fossero le traiettorie impazzite di una mosca, prevale la soluzione più logica, cioé quella di provare a dare un'energica scossa a una squadra con elettroencefalogramma piatto e a gettare abbondante acqua sul fuoco delle polemiche di piazza.

Il tutto è stato però cucinato nel contesto di un menù a cui non è mancato proprio nulla.

Vergogna e scarsa dignità sembrano gli ingredienti maggiormente utilizzati.

Vergogna per aver utilizzato Reja come un burattino a cui far dire e far fare cose idonee alla bisogna. L'allenatore friulano ha conservato sino alla fine la parte del parafulmini su cui scaricare colpe e peccati anche non suoi.

E' stato trattato come un tappo, che prima ha trovato posto nel buco lasciato da una iniziale trattativa fallita con Donadoni e poi - quando l'ex CT della Nazionale ha ceduto alle lusinghe di De Laurentiis - ha trovato posto mestamente nella spazzatura, probabilmente in compagnia di qualche tappo più prestigioso, servito a liberare lo champagne da versare per le grandi occasioni, come può essere l'accordo con un allenatore ritenuto di prestigio.

L'altro ingrediente del "ricco" menù pomeridiano è stata la scarsa dignità del signor Edoardo Reja, che si è placidamente accomodato nel tritacarne allestito dalla Società partenopea.

Dopo la sconfitta con il Genoa avevo auspicato le dimissioni irrevocabili dell'allenatore goriziano, in modo da vederlo uscire a testa alta da questo squallore. Non lo ha fatto, ha aspettato di essere accompagnato alla porta il giorno stesso dell'ennesima conferma. Se lui è contento così, noi lo siamo per lui, perché dopo 4 anni trascorsi sulla panchina napoletana Reja meriterebbe solo una razione massiccia di applausi e ringraziamenti.

Peccato non si sia accorto che il suo ciclo era finito, che la squadra gli era completamente sfuggita di mano, che il comandante ormai non comandava più.

C'è solo un modo per lenire il male causato da tanta vergogna e tanta scarsa dignità: si offra immediatamente a Reja un posto da dirigente nella Società.


Capitolo Donadoni.

L'aver accettato la panchina di un Napoli in caduta libera gli rende onore. Ha agito da professionista. Non gli avrei mai perdonato il tentativo di rimandare il discorso a giugno.

Entra nella famiglia (!) azzurra con un contratto di due anni e mezzo e ha quindi subito l'opportunità di mettersi al lavoro. E di lavoro ce n'è davvero tanto, da subito.

Deve scuotere una squadra che sembra senza spirito e senza corpo.

E' un predestinato, Donadoni. E' giovanissimo, eppure è già al secondo banco di prova di grandissimo rilievo. Il Napoli, questo Napoli in particolare, dopo la Nazionale italiana. Non male come curriculum. Roba da essere invidiato anche da colleghi con esperienza e successi di gran lunga superiori.

Dal punto di vista sportivo, il popolo azzurro già trepida per moduli tattici più offensivi, che sono nelle corde di Donadoni.

Dal punto di vista caratteriale, molte delle perplessità che aleggiano potranno essere cancellate o (speriamo di no) confermate a breve, vista la situazione critica in cui versano ora squadra e Società azzurre.

Ultima annotazione. Sembrerebbe che la decisione di ingaggiare Donadoni con decorrenza immediata sia da attribuire a De Laurentiis, perché Marino pare fosse propenso a confermare Reja sino al termine della stagione.

Era ora che il Presidente facesse il Presidente. Era ora che decidesse.

Questo Napoli non può e non deve essere solo Marino.

NAPOLI: LA SFORTUNA DI INDOVINARE DUE ACQUISTI

Un errore nel titolo? Affatto. Esprime un concetto semmai paradossale, ma nella sostanza ha una grossa attinenza con la realtà dei fatti.
Per acquisti indovinati mi riferisco in particolare ai due giocatori del Napoli che attualmente sono ritenuti di maggior pregio: Marek Hamsik ed Ezequiel Lavezzi.

Perchè mai il loro acquisto dovrebbe ritenersi sfortunato?

Perché mai, visto che il loro attuale valore di mercato è almeno quintuplicato rispetto a quanto furono pagati?

Ma per questo, proprio per questo.

Perché i raffinati colpi di mercato che hanno riguardato questi due giocatori, hanno convinto l'artefice di suddette operazioni, il DG Pierpaolo Marino, che oramai era tempo di trascendere dalle umane spoglie del semplice uomo mercato per incarnare l'essenza del dio Calcio.

E' così nato PierPalla Marino, mezzo uomo e mezzo pallone.

Un dirigente, ma di più, un dirigibile che tutto vede e tutto sa.

Una mente suprema, dotata di senso della misura immane, di astuzia micidiale, di capacità di gestire a suo piacimento gli esseri umani e soprattutto di una infallibilità la cui perfezione trova giustificazione nel dogma.

Peccato che tutto questo è quanto solo lui crede di essere, facendolo volare talmente in alto da non consentirgli di vedere la caterva di puttanate che nel frattempo si stanno ammucchiando sotto di lui, nella sua ampia sfera di competenze.

Ha riempito il Progetto di più macerie di quanta era la monnezza a Napoli lo scorso anno.

Quasi con sentenza divina a gennaio ha ritenuto l'organico azzurro assolutamente adeguato alle occorrenze, mostrandosi cieco dinanzi alle falle già esistenti come minimo dalla sessione di mercato precedente.

Ora che, oltre ad aver perso la testa, la squadra sta perdendo pezzi lungo la strada per via di infortuni e squalifiche, è avvilente rilevare come il Napoli torni così tanto a somigliare alla vecchia squadra di serie C.

E se questo sta succedendo, la sfortuna c'entra solo in parte, e soprattutto non deve rappresentare un alibi.

L'attuale dodicesimo posto, un allenatore frustrato e inadeguato, una piazza illusa e poi umiliata...

Che sfortuna indovinare due acquisti!



AZZ... di Max Alver

I MISTERI IRRISOLTI DELLA VITA
pecche'gli avversari del Napoli parono semp e' chhiu'?
pecche' quann'ero guaglione o' Napule era e'Ferlaino,me so fatto viecchio ed è semp e Ferlaino?
pecche'o'tabbellone d'o San Paolo nun funziona mai?
pecche' cagnamm 'allenatori e o Napule joca semp'ostesso?
pecche' i salernitane ce sfottono?
pecche' nun vincimm mai duie partite e seguito?
pecche' Baresi s'opera o' menisco e aropp 'quinnecejourne fa a finale dei Mondiali e Stellone s'opera o'menisco e sta fore duie mise?
pecche' la partita che dobbiamo vincere è semprequella dopo e mai quella prima?
pecche' e ' malate d'o Napule non guariscono maicompletamente?
pecche' o' capitano è semp o 'cchiu' strunzo d'asquadra?
pecche' e jucature d'o Napule so' tutti corti?
pecche' Pavarese sta n'anno o' Torino e duie acca'?
pecche' e seggiulini d'o' stadio so sempre 'nafetenzia?
pecche' in curva sta nu scemo che sta sempe avutato enun se vere mai a partita?
pecche' quann dicono e' formazioni nun se capisce mainiente?
pecche' quann jesci d'o'stadio c'è sta sempre nucretino che te chiere o' risultato?
pecche' vincono sempre gli "altri"?
pecche' quann facimm nu gol quello di dietro t'addommanna sempre "chi ha signato"?
pecche' quann c'amma accatta' nu giucatore...mancanosolo pochi dettagli e poi nun vene mai?
Io non lo so
Ai posteri l'ardua sentenza
Grazie per l'attenzione
Max Alver

In versione Little Italy

THE UNSOLVED MYSTERIES OF VITA
pecche' the adversaries of Naples seem semp e' chhiu'?
pecche' quann' I was guaglione o' Napule was e'Ferlaino, me I know made viecchio and is semp and Ferlaino?
pecche' o' tabbellone of or Saint Paul nun he never works?
pecche' cagnamm ' trainers and or Napule joca semp' orsame?
pecche' the salernitane ce sfottono?
pecche' nun vincimm never separated duie and continuation?
pecche' Natives of Bari s' work o' menisco and aropp ' quinnecejourne ago to end of Mondiali and Stellone s' work o'menisco and it is fore duie put?
pecche' the game that we must win is alwaysthat one after and never that before?
pecche' and ' sick of or Napule they never do not recovercompletely?
pecche' o' captain is semp or ' cchiu' strunzo of tosquare?
pecche' and Napule or jucature so' all courts?
pecche' Pavarese is n' year o' Turin and duie acca'?
pecche' and seggiulini of o' stage I always know ' nafetenzia?
pecche' in curve it is nu scemo that it is sempe avutato andnun if true never to game?
pecche' quann they say e' formations nun if it never understandsnothing?
pecche' quann jesci of o' stage there is is always nucretino that you to chiere o' turned out?
pecche' they gain always " the others "?
pecche' quann facimm nu goal that one of behind t' toddommanna always " who has signato "?
pecche' quann there amma accatta' nu giucatore... they lackonly little details and then nun veins never?
I do not know it
To the posteri the arduous sentence

Thanks for the attention
Max Alver

lunedì 9 marzo 2009

ERAVAMO DA CHAMPIONS

Siamo sicuri che l'illusione, alla fine del girone d'andata, di poter restare in zona Champions fosse così immotivata, propria di tifosi incapaci di leggere un campionato e la forza delle squadre che ne fanno parte?
Vediamo perché quella che ora sembrerebbe una certezza in realtà non lo è.

C'è semplicemente da chiedersi se 3 vittorie e 6 sconfitte rappresentino un ruolino di marcia così impossibile da realizzare.

Lo stesso dicasi per 2 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte.

Sottolineo che mi sto riferendo alla misera media di un punto a partita.

Bene, è quanto sarebbe bastato al Napoli in queste ultime famigerate 9 partite per essere a quota 42, vale a dire ad appena 4 punti dalla zona Champions.

Bastava una striscia modestissima per essere ancora in gioco e dopo aver pagato il dazio fisico della preparazione anticipata causa intertoto.

Allora chiedo: siamo stati noi tifosi così ingenui a pensare di poter raggiungere un obiettivo oggettibamente impossibile, o è stata la Società incapace di "leggere" il valore della propria squadra, credendo che i risultati del girone d'andata fossero il frutto di preziosi equilibri (che sarebbe stato un sacrilegio toccare) invece che la conseguenza di una condizione fisica migliore degli avversari unita a giocate straordinarie di alcuni singoli (Lavezzi su tutti)?

Altro che rompere gli equilibri (espressione che tanto piace a Reja, ma che ha sempre usato per dire che fa quello che può con quanto ha a disposizione).

Non una, ma 2 campagne acquisti sono state ignorate per poter fare quei 9 miseri punti in 9 partite.

Colmare lacune e allestire un organico in grado di sopperire alla mancanza dei titolari con giocatori freschi e di qualità. Nient'altro serviva.

Restare alla portata dell'obiettivo Champions avrebbe poi mantenuto alte motivazioni e concentrazione, altro che il blocco mentale e le paure di sbagliare di adesso.

Con questi due banalissimi conti credo che sia dimostrato che, sì, ERAVAMO DA CHAMPIONS.

Ci sta che noi tifosi pensavamo che fosse un'illusione.

Non ci sta che la Società pensava che fosse una bestemmia, perché 9 punti in 9 partite sono una bestemmia, sì. Ma se non li fai.

Forse De Laurentiis adesso sta riflettendo anche su questo.

SOSPESO IL COME ERAVAMO. MEGLIO DARSI ALLA POESIA!

Causa tristi analogie, quantomeno a livello di avvilimento, ho deciso di sospendere temporaneamente il Come Eravamo dedicato alla stagione 2000/2001.

Al suo posto credo di fare cosa gradita postando alcune poesie di MAX ALVER, carissimo amico e compagno di viaggio all'epoca del mio vecchio e non più esistente TIFOSIDELNAPOLI.COM, per il quale curava la rubrica AZZ... di Max Alver.


A distanza di tanti anni queste poesie per me rappresentano ancora qualcosa di unico, di insuperato, un connubio irresistibile tra passione del tifoso e umorismo del napoletano.
Godetevele.

QUANDO...
...si mangiava o' panino a dummenica alle undici.
.... a dummenica se magnava e' ssei d'o pomeriggio
.....mantieneme o' posto in d' a curva ,arrivo amiezjuorno
....se steva allerta pure in Coppa Italia
.....a Juventus a veco malamente a putimm vattere oggi
.....e' curve nun e' tengono manco e' bagarini
.....Speggiorin cu nuie era 'na chiavica,mo vene cca'e caccia a 'scienza
.....chiurite l'ombrella nun chiove cchiu'
.....scusate ma l'Intèr abbusca ancora?
.....ci jammo a Torino?
.....Lo Bello tene e' corna
.....se se mo' vincimmo ma o' Napule e Vinicio eran'ato juoco
.....si chillo strunz e Ferrario non faceva l'autogolvincevamo o' scudetto
......o' Lokomotiv e ddo' è?
......150milalire na' tribbuna.Ma jatevenne
........o' biglietto po' o' Real mo so accattato duiemise fa
.......Sivori se ne gghiuto
.......mo c'accattammo a Giggi Riva,l'aggio lettoncopp'a Sport Sud
.......ma Diego è turnato?
......chillo scem e' Bigon fa asci' a Careca?
......Chiappe' fa trasi' o ' Cane
.........maro' che gol!
......Castellini o' para o rigore
........Giordano sta e' genio
......o Milàn?Nun so nisciuno
..........ma che cazz ' sta Sampdoria vene a rompere osasiccio sul' a nuie?
......i tempi erano....
Bei tempi
Grazie per l'attenzione
Max Alver
Versione Little Italy

WHEN...
... sandwich to dummenica to the eleven was eaten o'
.... to dummenica if magnava e' ssei of or afternoon
.....mantieneme o' place in of to curve, arrival tomiezjuorno
... se steva allerta also in Italy Goblet
.....a Juventus to veco malamente to putimm vattere today
.....e' curves nun e' hold lack e' touts
.....Speggiorin cu nuie was ' na chiavica, mo veins cca'and hunting to ' science
.....chiurite the ombrella nun chiove cchiu'
.....scusate but the Intèr abbusca still?
.....ci jammo to Turin?
.....Lo Beautiful tene e' corna
.....se if mo' vincimmo but o' Napule and Vinicio weren' ato juoco
.....si chillo strunz and Ferrario it did not make the own-goalwe gained o' badge
...... o' Lokomotiv and ddo' is?
...... to 150milalire na' tribbuna.Ma jatevenne
......... o' ticket po' o' Real mo I know accattato duieit put ago
...... Sivori if ne gghiuto
...... mo there accattammo to Giggi Riva, the read premiumncopp' to Sport South
...... ma Diego is turnato?
...... chillo scem e' Bigon makes asci' Careca?
...... Chiappe' makes trasi' or ' Dog
......... maro' that goal!
...... Castellini o' adorns or rigor
....... Giordano is e' genius
...... or Milàn?Nun I know nisciuno
......... but that cazz ' it is Sampdoria veins to break off orsasiccio sul' to nuie?
...... the times were...
Beautiful times
Thanks for the attention
Max Alver

domenica 8 marzo 2009

NAPOLI-LAZIO 0-2. NELLE MANI DEL PRESIDENTE

Certe cose, anche se devono ancora accadere, sembrano scolpite nella roccia e basta solo leggerle per predire gli eventi più prossimi.
Peccato che non tutti hanno saputo o hanno avuto voglia di leggere.

Come Reja, che avrebbe potuto e dovuto dare dimissioni serie, cioé irrevocabili, qualche settimana fa, quando era già lampante che aveva perso la squadra di mano.

Non lo ha fatto e adesso rischia di veder terminare la sua avventura napoletana, fino a qualche tempo fa onorevolisima, in maniera poco dignitosa, con la piazza inferocita contro e con la Società che deve solo capire come gestire il proprio capro espiatorio prediletto per salvare la faccia.

Come Marino, che è dall'estate scorsa che a leggere (per esempio le esigenze della rosa e del tecnico) non ci pensa proprio, tutto preso a riscrivere a modo suo la storia di Re Mida, storia in cui egli stesso è la versione riveduta e corretta del Re, ma la merda è la versione riveduta e corretta dell'oro.

Come De Laurentiis che, emulando le tre scimmiette che non vedono non sentono e non parlano, si è ritirato nelle americhe assistendo da lontano all'affondamento della sua Nave, con l'unica preoccupazione a dir poco paradossale di rinnovare la fiducia per 5 anni alla persona che dall'estate scorsa, su questa Nave, si è dilettato a creare nuove falle e a non tappare le vecchie.

La partita di oggi con la Lazio, tanto per tornare alla stretta attualità, ha impietosamente messo di fronte una squadra ad uno squinternato gruppetto di persone.

Tanto per sintetizzare, ha messo di fronte un attaccante come Rocchi, che da solo fa reparto, ad un reparto d'attacco, quello del Napoli, che da solo non vale nemmeno un attaccante.

Il Napoli non c'è più. Nella testa, nelle gambe, nella convinzione, nella rabbia. Lo ha dimostrato una volta di più la totale assenza di reazione emotiva a fronte del tremendo uno due laziale.

In questo sfascio c'è almeno la consolazione che i punti acquisiti nel girone di andata dovrebbero garantire la salvezza anche nel caso che la Società non sia capace di determinare una drastica inversione di tendenza.

Inversione di tendenza che a questo punto non può aversi in altro modo se non con un cambio della guida tecnica.

Una mossa che però va valutata con grandissima attenzione, a partire dalla scelta tra l'ipotesi di un traghettatore e quella della contrattualizzazione di un allenatore buono anche per la prossima stagione, per finire con la scelta del nominativo più idoneo.

Scelte difficilissime, che se male operate possono creare danno su danno.

E il fatto che queste scelte debbano essere compiute da chi ha ridotto il Napoli all'attuale stato pietoso (il Marino Re Mida di cui sopra) certamente è poco rassicurante.

Io continuo ad aspettare il ruggito del Presidente, perché lo ritengo ancora un leone, più che una delle tre scimmiette.

Un ruggito che inchiodi ognuno alle sue responsabilità e che apra la strada ad una riorganizzazione Societaria di cui è impossibile fare a meno e che richiede scelte drastiche, precise e sensate.

giovedì 5 marzo 2009

NAPOLI: ALZI LA MANO CHI E' RESPONSABILE DI QUEST'ANNO DA BUTTARE

Se martedì la Lazio, superando la Juventus per 2-1 nella prima semifinale di Coppa Italia, aveva socchiuso la porta di servizio per l'accesso alla Coppa Uefa, ieri la Sampdoria, travolgendo con un roboante 3-0 l'Inter, l'ha praticamente chiusa a chiave.
E così anche quel settimo posto che avrebbe potuto rappresentare la scappatoia dei perdenti per l'Europa è praticamente diventato inutile.

A meno di notevoli sorprese (cioé i recuperi di Juve e Inter, che soprattutto nel caso dei nerazzurri avrebbe il sapore del miracolo), il palcoscenico europeo - seppur di serie B rispetto alla Champions - è distante 9 punti. Quelli che separano la squadra di Reja dalla Roma, attualmente 6^ in classifica.

Dopo l'eliminazione dalla Coppa Uefa al primo ostacolo decente (Benfica) e dalla Coppa Italia per mano della prima squadra di serie A affrontata (Juventus), c'è quindi da registrare anche il quasi certo fallimento dell'obiettivo minimo stagionale, quella zona Uefa che a questo punto sembra irraggiungibile sia in campionato, sia puntando (ultimo e un pò misero traguardo) ai successi altrui in Coppa Italia.

Ma non dovevamo stupire, anzi strabiliare?

Come al solito Marino, al di là dell'ipocrita e vago "chiediamo scusa a tutti" ha sempre una vasta platea di possibili soggetti da additare come responsabili di questo anno da buttare: dal fin troppo facile capro espiatorio Reja, alla troppo innamorata e quindi pressante folla partenopea, ai soloni delle emittenti napoletane, alla cinica e ingenerosa stampa nazionale, ai giocatori immaturi e amanti della dolce vita; e poi ancora, ai calciatori napoletani che non hanno voluto ridursi lo stipendio pur di vivere l'esaltante esperienza di fare i profeti in patria, ai giovani talenti internazionali che non hanno accettato il Napoli in serie C, all'aria da funerale dell'ambiente dopo soli due mesi con una media retrocessione.

Più in là potrebbero essere chiamati in causa anche il magazziniere per i palloni sgonfi e Carmando per il bacio che riceve in fronte da Paolo Cannavaro, possibile causa delle distrazioni in partita del capitano azzurro.

Ma non è un caso se nella burrasca in cui è finito il Napoli sia spuntato un freschissimo e lunghissimo rinnovo contrattuale proprio per lui, per Pierpaolo Marino, che essendo il plenipotenziario, cioé teoricamente il responsabile di tutto, sta cercando con l'abilità di sempre di sgravarsi di ogni responsabilità pratica.

La stessa abilità che nel lontano 1993, all'epoca del processo sportivo su eventuali illeciti commessi dal Pescara (di cui era dirigente), venne a lui riconosciuta dall'accusa, che lo definì così: "E' uno scafato uomo di calcio, sa che non può permettersi di proporre direttamente l' illecito, quindi mette in atto le sue manovre aggiratorie, ma astutamente finalizzate, mente e mente ancora" (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/07/10/pescara-tutti-colpevoli.html).

La stessa abilità grazie alla quale, come riportato da Wikipedia nella pagina a lui dedicata (http://it.wikipedia.org/wiki/Pierpaolo_Marino), benché squalificato (3 anni di inibizione per illecito sportivo) secondo gli almanacchi sportivi ha continuato tranquillamente a fare il direttore generale del Pescara (e poi dell’Udinese).

Mentire, negare responsabilità, farla sporca e continuare a far finta di niente.

Solo De Laurentiis può fare in modo che la storia non si ripeta, rivedendo con intelligenza e lungimiranza l'assetto societario.

COME ERAVAMO. La scelta degli acquisti (8° turno campionato 2000/2001)

L'ingegnere ha pensato
di GIODECER

Il comproprietario del Napoli, Ferlaino ing. Corrado, dopo più di 30 anni di conduzione societaria ha fatto una grande pensata.
Alla vigilia della delicatissima sfida interna col Bari, oltre a comunicare alla squadra che non ammetterà più giustificazioni e che pretende grinta e determinazione, ha aggiunto ai giornalisti che dalla prossima campagna acquisti le scelte dei giocatori verranno compiute privilegiando l'aspetto caratteriale rispetto a quello squisitamente tecnico.
Semplice o semplicistico?
Dalle sue parole dobbiamo intanto arguire che abbiamo un organico impreziosito da innumerevoli fuoriclasse.
Non ce ne eravamo accorti.
Forse un giorno si renderà anche conto che il carattere e le virtù tecniche, se non supportate dall'integrità fisica, a nulla servono tra ospedali ed infermeria.
Ma questo non è tutto.
La valutazione di un possibile acquisto richiede massima attenzione.
Partendo, naturalmente, dalle capacità di investimento della Società.
Occorre in primo luogo individuare le carenze dell'organico, vagliare una rosa di giocatori di sicuro rendimento che possano essere utilizzati nei ruoli non adeguatamente coperti. Per "sicuro rendimento" intendo dal rendimento tecnico ed agonistico costante ed elevato, con riferimento agli ultimi campionati. Si devono valutare le caratteristiche di gioco della squadra e quindi soppesare l'efficacia che avrebbe in quel contesto il nuovo inserimento.
Si analizza la carriera dei papabili, con un occhio di riguardo agli infortuni patiti. Nutrita è infatti la schiera di calciatori predisposti a noie muscolari o a fragilità dei legamenti.
E' necessario anche considerare i possibili risvolti psicologici dell'impatto col nuovo ambiente, soprattutto per gli stranieri, per i quali sarebbe opportuno, per favorirne il processo di integrazione, costruire piccoli blocchi della stessa nazionalità.
Importanti anche le motivazioni, come voglia di riscatto o di affermazione. Chi vivacchia ai margini della pensione non può essere preso in considerazione.
Compiuta la scelta, l'ultima parola spetta allo staff medico.
La visita medica deve essere determinante. Non è possibile aspettare chi non sia al cento per cento.
Noi, queste attese, le stiamo pagando a caro prezzo.
Fare tale ricerca non equivale a compilare un questionario. I dirigenti dell'area tecnica devono mostrare di possedere intuito, grande capacità critica e comprovata competenza calcistica. Chi non è all'altezza, chi sbaglia, venga gentilmente invitato a cambiare sport.
Considerato che è possibile acquistare giocatori in ogni angolo della Terra, non si può prescindere da una affidabile rete di osservatori, anche locali.
Come imprescindibili sono l'investimento sul settore giovanile ed il filo diretto con l'allenatore della prima squadra.
Vincere non è frutto dell'improvvisazione, ma è la conseguenza del lavoro sinergico di persone competenti.

Passando alla partita col Bari, Mondonico pare ancora incerto tra il 3-5-2 ed il 3-4-1-2, con un centrocampista più avanzato a supporto delle punte. La mia convinzione è che ricorrerebbe certamente al secondo modulo, se solo avesse una pedina di sicuro affidamento da impiegare in quel ruolo.
Ma Pecchia rientra da un infortunio, Sesa è fuori condizione e Moriero glielo devono ancora presentare.
Probabile che la scelta ricada sull'"avvocato", data la brillante prova disputata con l'Atalanta e considerato anche che può dare sostanza ad un attacco ormai storicamente anemico.
La soluzione Moriero, che sta mostrando opportuna prudenza perché vuole riconquistare la Nazionale (anche se dovesse arrivarci a 60 anni), mi sembra una forzatura tattica.
I giocatori di fascia hanno un preciso riferimento: la linea laterale. E' il loro corridoio, dove l'obiettivo è quello di sopraffare chiunque gli capiti tra i piedi.
Moriero ha una vita da centrocampista di fascia o attaccante esterno. Accentrarlo significherebbe costringerlo ad una visione di gioco completamente differente.
Anche se le qualità tecniche sono superiori, occorre che esistano le condizioni perché queste vengano espresse.
In quel ruolo vedrei bene il fratello bravo di Sesa, quello che giocava nel Lecce. Era un tipo veloce, ottimo nel dribbling e nel cercare i corridoi. Dotato di una pregevole botta. Chissà che fine abbia fatto.

Davanti a Mancini difesa a tre, senza possibilità di scelte, a causa dell'infortunio di Fresi.
Da destra: Baldini, Troise e Quiroga.
Tutti e tre a mio avviso reduci da una buona prestazione contro il Milan.
Mi aspetto soprattutto un Troise galvanizzato dall'aver messo la museruola a Sheva, dimostrando grande attaccamento alla maglia per aver continuato a giocare col setto nasale fratturato. La folla partenopea lo ha notato e lo ringrazierà.

Sulla linea mediana, Magoni e Pineda esterni con compiti anche di copertura, e i due centrali Husain e Matuzalem, l'agguerrito tandem argentino/brasiliano dal quale molto dipendono le nostre possibilità di salvezza.
Dell'eventuale trequartista ho già detto.
In avanti Bellucci e Amoruso, che sta giocando malissimo, è vero, ma che se continuiamo a fischiare, oltre agli stop è possibile che sbagli anche la porta in cui dover segnare.
L'aria è pesante, siamo sempre sul filo della contestazione. E' la logica conseguenza di un pessimo inizio di stagione in una piazza affamata di calcio ad alti livelli.
Ma "gli stipendi sono adeguati anche alle alte tensioni che occorre sopportare a Napoli" ha detto Ferlaino ing. Corrado.

Ragazzi, cominciate a guadagnarvi la pagnotta e le fiamme degli inferi si spegneranno presto.

mercoledì 4 marzo 2009

ZEMAN: PECCATO CHE CON GLI AZZURRI NON LAVORAI COME AVREI VOLUTO

“Il mio più grande rimpianto calcistico è il Napoli”. Parla Zdenek Zeman, l’uomo che ha rivoluzionato i tatticismi moderni del pallone, ma che ha fatto quasi sempre parlare di sé per le sue bordate al Palazzo. Attualmente il tecnico boemo è senza squadra; l’ultima è stata la Stella Rossa di Belgrado, mentre lui il Napoli l’ha guidato solo per poche giornate all’alba della stagione 2000-2001: “Peccato non essere riuscito a fare felici quei fantastici tifosi azzurri – dice - ma in quel periodo le cose non è che andassero bene da un punto di vista societario, c’era una diatriba tra Corbelli e Ferlaino e non sono riuscito a lavorare come avrei voluto, poi sono stato esonerato. Ora le cose vanno diversamente, c’è una maggiore stabilità economica. Certo la squadra è in crisi, ma credo che riuscirà avenirne fuori, il problema degli azzurri è a centrocampo; ci vorrebbe un po’ più di qualità”. Fonte Calcionapoli1926.

martedì 3 marzo 2009

COME ERAVAMO. Allarme fisico (dopo 7° turno camp. 2000/2001)

Siamo a pezzi o siamo interi?
di GIODECER

Il responso delle analisi mediche per verificare le attuali condizioni fisiche dei calciatori del Napoli tutto pare fuorché di facile interpretazione.
Si è detto che tali condizioni, nella media, risultano non buone, se non pessime. Occorre però specificare i termini di confronto.
Cioè, rispetto a chi e a quando.
Il primo confronto che si è tirato in ballo riguarda il rendimento dei giocatori azzurri della passata stagione.
Ma i superstiti del Napoli della promozione in A sono 8, di cui 2 (Baldini e Bellucci) erano out, chi infortunato e chi malato, uno (Troise) era poco impiegato da Novellino, 2 (Nilsen e Stellone) sono attualmente infortunati, uno (Stojak) adesso, come allora, è "non pervenuto".
Solo Matuzalem e Magoni offrono un valido metro di paragone con loro stessi.
A me sembra troppo poco per considerarla una comparazione attendibile.
Anche perché gli ex napoletani in giro per l'Italia, i Turrini, gli Scapolo, i Mora, lo stesso Schwoch, non stanno compiendo sfracelli.
Il solo Oddo da segni di buona forma atletica, ma rappresenta quasi un caso isolato.
Allora tali condizioni sono scadenti, ma rispetto a chi?
Il laboratorio che ha rilevato i dati, specializzato in altre discipline sportive, è in grado, nel Calcio, di stabilire un parametro di riferimento in questa fase della stagione?
Ho sempre pensato che i ritmi della preparazione di Zeman fossero esagerati, accentuati da quell' integralismo senza pentimenti che si nutre delle sue stesse obiezioni: il boemo più è contestato, più torchia.
Ritmi che avrebbero potuto arrecare più danno che giovamento, soprattutto alla luce della maniacale insistenza durante gli allenamenti infrasettimanali a campionato in corso.
Ma i dati medico/scientifici vanno chiariti, altrimenti danno l'impressione di voler essere utilizzati strumentalmente.
Lo stesso Mondonico avrebbe dovuto essere più cauto.
Ha dichiarato alla stampa che, per quanto gli avevano riferito i medici, la condizione atletica dei suoi calciatori è scadente e non migliorabile.
Successivamente ha corretto il tiro, negando di aver riportato che la squadra è a pezzi.
Mi è sembrato una sorta di giochino furbino, in cui mezze verità sono servite a dare un colpo a Zeman, senza però gettare l'intero ambiente nello sconforto totale.
A me interessa sapere a chiare lettere, sempre che qualcuno sia in grado di dare una risposta, se la squadra, fisicamente, abbia margini di miglioramento oppure no.
E' logico chiederselo dopo un avvio di stagione in cui solo con l'Atalanta si è arrivati per primi sul pallone.
Nel peggiore dei casi, Zeman (chi altri lo vorrà...) dovrà gioco/forza cambiare mestiere e noi, la domenica pomeriggio, cominceremo a dilettarci coi tornei di guerra simulata.
Sarà forse la speranza del tifoso, ma credo che anche le gambe, oltre al cervello, alla tattica e alla tecnica dei nostri, siano destinate a migliorare.
I progressi evidenziati contro gli orobici non devono rappresentare solo un'illusione.
Noi vogliamo undici guerrieri, capaci di lottare su ogni pallone: in campo vanno i calciatori, non le loro analisi.

lunedì 2 marzo 2009

NAPOLI: è crisi, MA IL PROGETTO CONTINUA!

E' di oggi la notizia del rinnovo contrattuale di Marino.
Sì, a detta dello stesso DG, stavolta stiamo parlando di nero su bianco e non di una semplice, per quanto moralmente impegnativa, stretta di mano.

Dunque si riparte da Marino. Ed è probabile che sia giusto così, in considerazione del considerevole impegno profuso dal dirigente avellinese e dei risultati conseguiti da quando il Napoli è risorto dalle ceneri del fallimento grazie a De Laurentiis.

E' anche giusto altresì rimarcare che a generare l'attuale burrasca in cui naviga il Napoli (e non solo la squadra) ha contribuito lo stesso Marino con un contributo davvero generoso.

La conferma di Reja della scorsa estate, il dialogo stile fischi per fiaschi con lo stesso tecnico (caso eclatante l'arrivo di Datolo a fronte di ben altre richieste del goriziano), l'ingaggio dei Rinaudo e dei Denis, per converso il mancato ingaggio di pedine essenziali, come un regista, un esterno sinistro, un difensore e un attaccante di qualità superiore (il tutto giustificato dallo slogan allo stato delle cose comico secondo cui "il Napoli sta bene così"), sono tra i capisaldi della politica troppo spesso avvilente del direttore generale azzurro.

Inutile continuare a gettare sale sulle ferite, ricordando che questo Napoli, che secondo Marino avrebbe dovuto strabiliare, è stato capace di entrare nella Storia per aver eguagliato il record delle sconfitte esterne consecutive. Inutile piangersi addosso ed evocare fantasmi che come sono arrivati potrebbero e dovrebbero dileguarsi in tempi ragionevoli.

Una firma sul contratto non dovrebbe dispensare Marino dall'attenta riflessione su quanto sta succedendo, cioé che sta per essere buttato al vento un anno del Progetto.

Ma se ne parlo è perché ho la confortante certezza che IL PROGETTO CONTINUA, perché di questo Progetto sono ben stabili l'autore, De Laurentiis, e il substrato basilare: il popolo azzurro.

Inquadrando i problemi che stanno attualmente affliggendo il Napoli in quest'ottica è possibile perfino coglierne un aspetto positivo: dichiarati esauriti i vari debiti di riconoscenza, d'ora in poi le varie componenti del Progetto saranno chiamate a giocare A CARTE SCOPERTE, e ogni eventuale bluff rischierà di essere immediatamente "sgamato".

COME ERAVAMO, NAPOLI-Bari 1-0 (9° turno camp. 2000/2001)

Giocato, sofferto, VINTO
di GIODECER

I 5 minuti di recupero, il guardialinee che si accascia, il Bari che si riversa nella nostra metà campo con la forza della disperazione...Ferro, legno, attributi...Che altro toccare???
Ma stavolta CI SIAMO. Il triplice sospirato fischio finale dell'arbitro sancisce la conclusione della gara e il primo successo stagionale del Napoli.
Tre punti preziosissimi per classifica, morale, entusiasmo, VOGLIA DI CONTINUARE A LOTTARE.
La cura Mondonico comincia a dare concretamente i suoi frutti: pur con un solo gol all'attivo, nelle tre partite guidate dal mister lombardo abbiamo incamerato 4 punti, raggiungendo in classifica il Brescia, scavalcando il Bari, lasciando la Reggina da sola all'ultimo posto e portandoci a 3 punti dalle quint'ultime che adesso sono Perugia e Vicenza.
Anche col Bari sono state confermate due importanti caratteristiche del nuovo Napoli post zemaniano: la impermeabilità della difesa (un gol subito in tre gare) e la vistosa crescita della squadra nel secondo tempo.
Resta il problema della modestissima capacità realizzativa, ma il gol di Nicola Amoruso allo scadere della prima frazione di gioco ha consentito di poter sciupare sei palle gol nei venti minuti di grande intensità della ripresa. Ad onor del vero occorre sottolineare la grande prova del portiere avversario, il belga Gillet.
E veniamo al nostro attaccante centrale. Sente di essersi finalmente sbloccato ed ha imputato alla preparazione di Zeman il ritardo nel raggiungimento di una forma accettabile. Come volevasi dimostrare, mi permetto di aggiungere.
Sappiamo che vuol dire aspettare a lungo lo stato di forma ottimale: ogni riferimento al Roberto Stellone della passata stagione non è puramente casuale.
L'apporto della folla del S.Paolo ha dimostrato che stiamo sulla strada del ricompattamento dell'ambiente.
Mondonico ha sottolineato che crogiolarsi ancora nelle polemiche per il cambio di gestione tecnica porterebbe il Napoli dritto in serie B. Se non si può impedire ai mass media di sollevare artatamente casi per vendere più giornali ed ottenere maggiori ascolti, si deve chiedere a tutti i tifosi di concentrarsi su di un solo obiettivo: la salvezza, per il bene del Napoli, cioé di noi stessi.
Gli errori/orrori della gestione societaria non devono assolutamente rappresentare un alibi per nessuno, non devono toccare la squadra.
Il momento è delicatissimo, abbiamo solo compiuto un primo piccolo passo.
Mondonico viene da due retrocessioni consecutive, sicuramente è il più motivato di tutti. Confido nella sua capacità di mantenere alta la tensione.
Ora godiamoci questa vittoria. Nella doverosa speranza che non sia solo una pia illusione.

domenica 1 marzo 2009

JUVENTUS - NAPOLI 1-0 Ora servono drastiche scelte

Dell'intervista a Reja, nel dopopartita di Juventus-Napoli (terminata 1-0 per l'autogol di Blasi), sono da mettere in evidenza alcune osservazioni del tecnico di Gorizia.
A proposito delle ennesime sofferenze manifestate in fase di impostazione delle manovre offensive, Reja ha sottolineato come le caratteristiche della squadra, priva di elementi di stazza in attacco, limiti il ricorso agli schemi da lui preferiti, che prevedono spizzate e protezione della palla da parte della punta centrale, in modo da far salire la squadra.

Lo stesso Tanque (come da Reja stesso nominato) è in difficoltà perché in realtà manca dei centimetri e del peso necessari. Tradotto: Denis, secondo il pensiero dell'allenatore del Napoli, non è né agile e guizzante come i brevilinei né "importante" fisicamente come gli attaccanti di peso, quindi non è funzionale al suo Napoli.

Siamo sicuri che abbia torto?

Alla richiesta di spiegazioni sulla scelta di Montervino invece di Maggio, il tecnico azzurro ha ricordato che la stessa scelta era risultata utile nella partita di Coppa Italia sempre contro la Juve, quando servì a contenere, esattamente come avrebbe dovuto verificarsi ieri, Giovinco. Ma Reja non ha tardato a rimarcare che oltre alla fase difensiva il capitano avrebbe dovuto assicurare anche una certa percentuale di spinta, cosa che è mancata forse per la "poca freschezza" del giocatore.

Poca freschezza di Montervino, che non gioca mai? Sembra il peggiore dei paradossi. Il segnale che viene invece da cogliere da quella presunta poca freschezza è invece che anche la vecchia guardia abbia mollato gli ormeggi, lasciandosi trasportare dove portano le onde, senza la minima preoccupazione sul destino del comandante.

In realtà la domanda sulla scelta di Montervino era retorica, dato che conoscendo un pò Reja già si conosceva la risposta. L'obiettivo era quello di contenere i bianconeri nella prima frazione di gioco, per poi inserire gente di fantasia nella ripresa (leggi Datolo e Russotto) per mettere in difficoltà una Juventus reduce dal pesante incontro di Champions di mercoledì scorso.
Reja sembra aver completamente perso di mano la squadra. La brillantezza fisica e le giocate dei singoli che fino a poco tempo fa erano state le sue ancore di salvezza sembrano un miraggio e non solo per il dazio pagato all'intertoto (ormai dovrebbe essere in via di completamento il recupero fisico), quanto perchè la paura di sbagliare (e il S. Paolo ora rischia di diventare una dannosa zavorra) frena slanci e mortifica la fantasia. Senza contare che i nostri presunti campioncini hanno imparato che gli alibi ci sono: il vecchio e retrogrado Eddy Reja e una Società capace solo di improvvisazione, così come sentenziato dalle curve.

Il problema è che in questo contesto che per quest'anno rischia di portarci ben lontano dall'Europa, De Laurentiis sta vedendo anche drasticamente ridursi il patrimonio rappresentato dai giocatori, che sconfitte e svogliatezza hanno portato ad essere molto meno l'oggetto del desiderio di qualche tempo fa.

A proposito, De Laurentiis...

Il Patron in quel di Los Angeles continua la scelta del silenzio, della sottoesposizione. Ed è una scelta giusta. Le parole, i proclami, le chiacchiere ora più che mai devono lasciare il posto ai fatti.

E di fatti, anche drastici, ne aspettiamo molti e forse non solo a cominciare dal prossimo giugno.