Non Spingete by Giodecer

giovedì 12 marzo 2009

GRAZIE REJA, GRAZIE VECCHIA ROCCIA FRIULANA

Ci sono certe persone che basta guardare in faccia per capire che le puoi amare.
Reja è tra queste.

Vedendolo nel corso delle interviste mi fa venire in mente il nonno dell'alunno al ricevimento dei professori, tutto preso a sostituire il papà del ragazzo, con gli obiettivi ben precisi di difendere e smorzare i toni.

Quanta saggezza tra le rughe del nostro Clint Eastwood, quanta consapevolezza della nobiltà del lavoro.

Quanta umiltà e quanta attenzione a non prevaricare nessuno ma anzi a far da scudo a tutti.

Nell'epoca dei venditori di fumo, modi e sostanza di Reja richiamano alla memoria le migliori virtù dell'uomo.

Il licenziamento di martedì notte è un disonore che poteva essere evitato.

Poteva essere evitato dalla Società stessa, che bene avrebbe fatto a considerare il ciclo di Reja concluso al termine della scorsa stagione.

Poteva essere evitato dallo stesso allenatore goriziano, se avesse rassegnato inderogabili dimissioni qualche settimana fa, prendendo magari coscienza di quanto era ormai sotto gli occhi di tutti: la squadra non rispondeva più ai suoi comandi e stava percorrendo a folle una discesa pericolosissima.

Sì, poteva pensarci Reja, quando ha capito che la Società lo stava usando per coprire gli errori di tutti.

Ma nella vita il libero arbitrio ci consente di compiere scelte secondo la personale sensibilità.

E Reja ha scelto di rimanere aggrappato al volante di guida, con la ferrea volontà di condurre a destino la sua vettura, la stessa vettura con cui aveva superato qualsiasi momento di difficoltà, con cui aveva affrontato e superato i percorsi più infidi e impervi.

La ferrea volontà di portare al termine con successo ancora una volta il suo lavoro lo ha reso cieco rispetto a quanto gli stava succedendo intorno.

Ha continuato a guidare nonostante le spie fossero tutte accese al rosso, il motore stesse fondendo e i cerchioni scintillassero grattando sull'asfalto, essendosi le gomme già bucate da un pò.

L'ho accusato di scarsa dignità per questo.

E credo di essermi sbagliato, perché un'indagine più approfondita dell'animo di Reja avrebbe potuto consentirmi di coglierne prima l'indole del friulano che non si abbatte davanti a niente.

Reja fa parte di quella gente che non s'è fermata un attimo nemmeno quando bisognava ricominciare daccapo nella disgrazia del terremoto.

Reja ha una percezione diversa delle difficoltà.

E' come se avesse consapevolezza solo di due parametri: il lavoro frutto della sua applicazione e l'obiettivo che gli è stato chiesto di raggiungere.

Il resto è un dettaglio secondario: non importa se ricostruisci una casa dalle macerie usando una gru o le sole mani, l'importante è vederla in piedi prima possibile.

E questa tempra probabilmente non ha consentito al nostro Reja di accorgersi che nelle macerie ci stava finendo lui con tutto l'equipaggio.

Sappiamo bene che certe frasi sono dettate dalle circostanze.

E quello che ha detto dopo il licenziamento fa quasi tenerezza.

Mi riferisco a quando ha sostenuto che, comunque fossero andate le cose, aveva già deciso di lasciare a giugno.

Fa tenerezza perché nel dirlo sembra non abbia considerato che a giugno comunque scadeva il suo contratto e che il cambio della guida tecnica del Napoli era più certo della morte.

Sembra una dichiarazione di circostanza, la sua, dettata più dal tentativo di salvare la faccia che altro, a fronte dell'interruzione brutale di un mandato che aveva onorato da 4 anni.

Invece io voglio credergli. Voglio pensare che in quelle parole, con cui rendeva pubblica l'intenzione di lasciare a giugno il "suo" Napoli, c'è tutto l'orgoglio di un uomo che decide lui di restituire una squadra che ha visto nascere e che ha fatto crescere, e dalla quale ha tratto impensabili motivi di gioia e soddisfazione quasi alla fine di una carriera buona ma fino a 4 anni fa senza bagliori.

Nel riprendere il Napoli dalle sue mani, tutti, ma davvero tutti, dai dirigenti ai tifosi, dovrebbero alzarsi in piedi per tributargli un lungo e commovente applauso.

Grazie, vecchia roccia friulana.

Sebbene fisicamente ti stia allontanando dalle luci accecanti della ribalta, tornando nell'ombra della tua riservatezza, sono certo di poterti garantire che il posto che è per te qui, nel cuore di chi ama il Napoli, nessun esonero potrai mai fartelo perdere.


3 commenti:

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  2. BELLISIMA FRASE DI CHIUSURA GIORGIO.....DAVVERO RIASSUME IL PENSIERO DI TUTTI NOI, CHE LO ABBIAMO CRITICATO, ED ABBIAMO SPERATO IN UN CAMBIO DI GUIDA TECNICA, CERTO A COSE FATTE, UN Pò DI MAGONE VIENE A TUTTI NOI TIFOSI, HA RIDATO LUSTRO AL NAPOLI, 5 ANNI INDIMENTICABILI, DALLA DELUSINOE DI AVELLINO AL TRIONFO DEL SAN PAOLO CONTRO IL MILAN, FORSE SAREBBE STATO PIù ONESTO CHIUDERLA LI, MA IT WENT LIKE THAT......

    GRZIE DI CUORE EDY.......SEI STATO IL NOSTRO FERGUSON...AL DI Là DI TUTTO, GRANDE UOMO, E VOGLIO AGGUNGERE PER I RISULTATI CONSEGUITI: GRANDE TECNICO.....NON è IPOCRISIA QUEST ULTIMA, HO SEMPRE SOTTOLINEATO I SUOI LIMITI, MA ORA NON è PIù IL MOMENTO, DA ORA IN POI SI RICORDA SOLO QUELLO CHE C'HA DATO, E QUELLO CHE C'HA DATO è DEGNO DI UN GRANDE ALLENATORE, TRA I MIGLIORI AVUTI DAL DOPO BOSKOV....OPPURE ABBIAMO DIMENTICATO, AGOSTINELLI, SCOGLIO, COLOMBA, ULIVIERI, MUTTI, GALEONE, MONTEFUSCO (CI DEVE ANCORA UNA COPPA ITALIA)...

    EDY HAI SCRITTO UN PEZZO DELLA NOSTRA STORIA:

    ONORE A CHI HA SCRITTO LA NOSTRA STORIA

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  3. Sante parole, Fabio. Hai detto bene: in momenti come questi sottilizzare sul suo operato sarebbe irriconoscente. Grazie per il tuo contributo, amico mio.

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