Dell'intervista a Reja, nel dopopartita di Juventus-Napoli (terminata 1-0 per l'autogol di Blasi), sono da mettere in evidenza alcune osservazioni del tecnico di Gorizia.A proposito delle ennesime sofferenze manifestate in fase di impostazione delle manovre offensive, Reja ha sottolineato come le caratteristiche della squadra, priva di elementi di stazza in attacco, limiti il ricorso agli schemi da lui preferiti, che prevedono spizzate e protezione della palla da parte della punta centrale, in modo da far salire la squadra.
Lo stesso Tanque (come da Reja stesso nominato) è in difficoltà perché in realtà manca dei centimetri e del peso necessari. Tradotto: Denis, secondo il pensiero dell'allenatore del Napoli, non è né agile e guizzante come i brevilinei né "importante" fisicamente come gli attaccanti di peso, quindi non è funzionale al suo Napoli.
Siamo sicuri che abbia torto?
Alla richiesta di spiegazioni sulla scelta di Montervino invece di Maggio, il tecnico azzurro ha ricordato che la stessa scelta era risultata utile nella partita di Coppa Italia sempre contro la Juve, quando servì a contenere, esattamente come avrebbe dovuto verificarsi ieri, Giovinco. Ma Reja non ha tardato a rimarcare che oltre alla fase difensiva il capitano avrebbe dovuto assicurare anche una certa percentuale di spinta, cosa che è mancata forse per la "poca freschezza" del giocatore.
Poca freschezza di Montervino, che non gioca mai? Sembra il peggiore dei paradossi. Il segnale che viene invece da cogliere da quella presunta poca freschezza è invece che anche la vecchia guardia abbia mollato gli ormeggi, lasciandosi trasportare dove portano le onde, senza la minima preoccupazione sul destino del comandante.
In realtà la domanda sulla scelta di Montervino era retorica, dato che conoscendo un pò Reja già si conosceva la risposta. L'obiettivo era quello di contenere i bianconeri nella prima frazione di gioco, per poi inserire gente di fantasia nella ripresa (leggi Datolo e Russotto) per mettere in difficoltà una Juventus reduce dal pesante incontro di Champions di mercoledì scorso.
Reja sembra aver completamente perso di mano la squadra. La brillantezza fisica e le giocate dei singoli che fino a poco tempo fa erano state le sue ancore di salvezza sembrano un miraggio e non solo per il dazio pagato all'intertoto (ormai dovrebbe essere in via di completamento il recupero fisico), quanto perchè la paura di sbagliare (e il S. Paolo ora rischia di diventare una dannosa zavorra) frena slanci e mortifica la fantasia. Senza contare che i nostri presunti campioncini hanno imparato che gli alibi ci sono: il vecchio e retrogrado Eddy Reja e una Società capace solo di improvvisazione, così come sentenziato dalle curve.
Il problema è che in questo contesto che per quest'anno rischia di portarci ben lontano dall'Europa, De Laurentiis sta vedendo anche drasticamente ridursi il patrimonio rappresentato dai giocatori, che sconfitte e svogliatezza hanno portato ad essere molto meno l'oggetto del desiderio di qualche tempo fa.
A proposito, De Laurentiis...
Il Patron in quel di Los Angeles continua la scelta del silenzio, della sottoesposizione. Ed è una scelta giusta. Le parole, i proclami, le chiacchiere ora più che mai devono lasciare il posto ai fatti.
E di fatti, anche drastici, ne aspettiamo molti e forse non solo a cominciare dal prossimo giugno.
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