Certe cose, anche se devono ancora accadere, sembrano scolpite nella roccia e basta solo leggerle per predire gli eventi più prossimi.Peccato che non tutti hanno saputo o hanno avuto voglia di leggere.
Come Reja, che avrebbe potuto e dovuto dare dimissioni serie, cioé irrevocabili, qualche settimana fa, quando era già lampante che aveva perso la squadra di mano.
Non lo ha fatto e adesso rischia di veder terminare la sua avventura napoletana, fino a qualche tempo fa onorevolisima, in maniera poco dignitosa, con la piazza inferocita contro e con la Società che deve solo capire come gestire il proprio capro espiatorio prediletto per salvare la faccia.
Come Marino, che è dall'estate scorsa che a leggere (per esempio le esigenze della rosa e del tecnico) non ci pensa proprio, tutto preso a riscrivere a modo suo la storia di Re Mida, storia in cui egli stesso è la versione riveduta e corretta del Re, ma la merda è la versione riveduta e corretta dell'oro.
Come De Laurentiis che, emulando le tre scimmiette che non vedono non sentono e non parlano, si è ritirato nelle americhe assistendo da lontano all'affondamento della sua Nave, con l'unica preoccupazione a dir poco paradossale di rinnovare la fiducia per 5 anni alla persona che dall'estate scorsa, su questa Nave, si è dilettato a creare nuove falle e a non tappare le vecchie.
La partita di oggi con la Lazio, tanto per tornare alla stretta attualità, ha impietosamente messo di fronte una squadra ad uno squinternato gruppetto di persone.
Tanto per sintetizzare, ha messo di fronte un attaccante come Rocchi, che da solo fa reparto, ad un reparto d'attacco, quello del Napoli, che da solo non vale nemmeno un attaccante.
Il Napoli non c'è più. Nella testa, nelle gambe, nella convinzione, nella rabbia. Lo ha dimostrato una volta di più la totale assenza di reazione emotiva a fronte del tremendo uno due laziale.
In questo sfascio c'è almeno la consolazione che i punti acquisiti nel girone di andata dovrebbero garantire la salvezza anche nel caso che la Società non sia capace di determinare una drastica inversione di tendenza.
Inversione di tendenza che a questo punto non può aversi in altro modo se non con un cambio della guida tecnica.
Una mossa che però va valutata con grandissima attenzione, a partire dalla scelta tra l'ipotesi di un traghettatore e quella della contrattualizzazione di un allenatore buono anche per la prossima stagione, per finire con la scelta del nominativo più idoneo.
Scelte difficilissime, che se male operate possono creare danno su danno.
E il fatto che queste scelte debbano essere compiute da chi ha ridotto il Napoli all'attuale stato pietoso (il Marino Re Mida di cui sopra) certamente è poco rassicurante.
Io continuo ad aspettare il ruggito del Presidente, perché lo ritengo ancora un leone, più che una delle tre scimmiette.
Un ruggito che inchiodi ognuno alle sue responsabilità e che apra la strada ad una riorganizzazione Societaria di cui è impossibile fare a meno e che richiede scelte drastiche, precise e sensate.
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