Una maggior attenzione nel mantenere le giuste distanze tra i reparti, la cura nell'evitare quanto più possibile il lancio lungo a beneficio di trame con palla a terra, una buona reazione dal punto di vista psicologico.Coloro che pensavano di vedere di più la mano di Donadoni nel giorno del suo debutto sulla panchina azzurra potrebbero essere rimasti delusi. Una delusione evitabilissima dato che 4 giorni di lavoro non sono bastati nemmeno al Padreterno.
Da considerare poi che il materiale umano di cui ha potuto disporre il tecnico bergamasco offriva ridottissime opzioni di scelta, al punto da imporgli di mandare in campo la stessa formazione che aveva perso con la Lazio causando l'esonero di Reja.
In questo contesto ha fatto addirittura un pò compassione Donadoni, quando le telecamere lo hanno scovato mentre chiedeva ripetutamente ai suoi di allargare il gioco sulle fasce. Era come chiedere a una formica di saltare come un grillo. Con cosa? E nel caso del Napoli, con chi?
Per dare ampiezza al gioco serve almeno Mannini, che se c'è una giustizia dovrebbe tornare presto sui campi di gioco.
Al momento dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo.
Sì, esattamente quello che ha dovuto fare Reja, anche per colpa sua, dato che ha sempre accettato supinamente ogni scelta di mercato anche se in contraddizione con le sue esigenze.
E' sotto questo aspetto che ci si attende molto da Donadoni, oltre alla cura certosina degli aspetti tattici e psicologici della squadra.
E' sin da adesso sotto esame la capacità dell'ex CT di non farsi prevaricare, di non consentire ad altri di farsi fare l'organico e di recitare il ruolo spersonalizzante dell'assemblatore di idee altrui.
De Laurentiis pare finalmente aver capito che la scena dell'allenatore schiacciato dalle interferenze è assolutamente da evitare.
Come prima conseguenza ha di fatto rivisto il mandato urbi et orbi consegnato 5 anni fa nelle mani di Marino.
L'ultimo atto di fede nei confronti del DG il Presidente lo ha compiuto a gennaio, quando ha sostenuto all'unisono con lui, quasi fossero un'unica persona, che il Napoli "stava bene così". Oltre al danno, la beffa di aver fatto una figura di merda a livello mondiale.
De Laurentiis, da imprenditore avveduto qual è, nonostante le ampie attestazioni di fiducia che è capace di offrire, tiene sempre d'occhio il riscontro di produttività dell'azienda.
Il fallimento dell'obiettivo tecnico prestabilito, la spaventosa perdita d'immagine della Società e il depauperamento del patrimonio giocatori causato dalle sconfitte non potevano rimanere senza un responsabile. Ed è ridicolo solo pensare di poter accomodare tutto eliminando un capro espiatorio "a caso": Eddy Reja.
Era ovvio che le responsabilità andassero ricercate più in alto.
De Laurentiis quindi ha finalmente deciso di riprendersi il Napoli e, sapendo che per fare questo non sarebbe bastata una sua più assidua presenza a contatto con l'ambiente azzurro, si è affidato alla competenza dell'ex CT della Nazionale.
Di fatto a Donadoni, in qualità di allenatore, sono restituite le competenze che Marino aveva indebitamente sottratte al ruolo della guida tecnica, contando sull'inesperienza del Presidente in materia in tema di rapporti professionali nell'ambito di una società calcistica.
Donadoni non solo dovrà essere ascoltato, da chi opera sul mercato, su esigenze e priorità dell'organico, ma dovrà anche relazionare direttamente al Presidente sulla correttezza di questo flusso.
Ovviamente lo stesso Donadoni dovrà poi rispondere di queste importanti responsabilità.
Non per niente De Laurentiis ha affermato che, al di là della scadenza attuale del suo contratto, l'idea sarebbe quella di puntare sul bergamasco per l'intero quinquennio della fase 2 del progetto, ma che tutto dipende dalle capacità dimostrate.
Il Marino torvo di questi giorni, che si autodefinisce triste per l'allontanamento dell'amico Reja, ha come abbiamo visto una spiegazione più complessa.
Ed è irritante constatare che anche in questo caso il DG voglia dare a bere qualcosa di diverso dalla realtà.
La realtà è che lui sta pagando, in termini di immagine e di responsabilità, gli errori compiuti.
E questo è un buon motivo per incupirsi.
In quanto alla presunta tristezza per il licenziamento di Reja, beh, forse è opportuno stendere un velo pietoso, perché dovremmo parlare di lacrime, sì, ma di coccodrillo.
Nessun commento:
Posta un commento