Non Spingete by Giodecer

sabato 14 marzo 2009

REGGINA-NAPOLI. CHE ABBIA INIZIO LA FASE 2

Sono talmente risicate le opzioni di scelta consentite dalla rosa del Napoli, che Donadoni pare orientato a confermare per Reggio Calabria gli stessi giocatori le cui performances di domenica scorsa hanno di fatto reso impossibile la permanenza di Reja sulla panchina azzurra.
Si riparte quindi da lì, da quel poco che il goriziano aveva di presentabile in campo, da quello scarso (numericamente) e depresso materiale umano ulteriormente svilito dagli infortuni gravi di Gargano e Maggio e dalle condizioni precarie di Datolo e Vitale.

I nomi saranno gli stessi e perfino il modulo tattico (4-3-1-2) dovrebbe ricalcare quello deciso da Reja contro la Lazio.

Aggiungiamo poi che in 4 giorni è impossibile approfondire schemi e soluzioni tattiche al punto da cambiare la fisionomia di gioco di una squadra.

Eppure l'auspicio di un'immediata inversione di tendenza sin da domenica, almeno rispetto all'approccio alla gara, si fonda su valide motivazioni.

E' dalla testa dei giocatori che dovrebbe cominciare la rinascita.

Donadoni sta lavorando con scrupolo su quella paura di sbagliare che ha sempre più attanagliato la squadra negli ultimi due mesi. Paura di sbagliare intervento, di prendere iniziative, di saltare l'uomo, di tirare.

Nel corso delle partite di allenamento di questi giorni, Donadoni ha sempre fermato il gioco in presenza di errori, per richiamare l'attenzione su di essi e su come evitarli.

Sintomatico il verbo usato dal nuovo allenatore: "osare". E' quanto ha spesso richiesto ai suoi uomini: osare di più, provare il tiro per esempio, anche dalla distanza. Prendere iniziative senza remore.

Ma sarà possibile osare solo quando la mente dei giocatori verrà sgomberata dai fantasmi di una crisi che ha reso l'ambiente una polveriera.

Paradossalmente la presa d'atto del fallimento degli obiettivi (l'accesso alla Coppa Uefa al momento è distante), fallimento che gioco forza ha sancito la fine della prima fase del Progetto, può rivelarsi anche la medicina per uscire fuori dalla crisi.

L'ammorbidimento delle aspirazioni, passate dalla qualificazione alla Champions League alla conclusione dignitosa del campionato, già di per sé rende meno pesante l'attesa dei risultati.

L'arrivo dell'ex CT della Nazionale ha determinato poi l'ulteriore affievolimento delle pressioni ambientali, convogliando l'attenzione su quello che sarà, più su quello che deve essere fatto hic et nunc.

Si è perciò restituito tempo alla squadra. Al punto che sembrano lontane le pur recenti minacce degli ultras di far venire meno il loro appoggio alla squadra.

Ora quelle minacce non hanno più senso, perché l'amarezza per il fallimento di una stagione non può non aver lasciato il posto alle aspettative di miglioramento di Società e squadra, supportate dall'intervento deciso (anche in questa sede ripetutamente auspicato) di De Laurentiis.

Scegliendo personalmente Donadoni, il Presidente ha assicurato ampia legittimazione alla guida tecnica, riducendo le possibili interferenze esterne nell'area di competenza.

Da più parti questa operazione è stata intesa come sostanziale riduzione delle competenze di Marino.

Io preferisco vederla da una diversa angolatura: il Presidente ha semplicemente ripreso da Marino competenze che il DG aveva espropriato al ruolo dell'allenatore.

Agire al meglio sulla testa dei giocatori azzurri significa far coesistere tranquillità e giusta tensione senza causarne il conflitto.

La tranquillità di giocare senza paura di sbagliare perché ormai nulla è più possibile chiedere alla classifica, la tensione di dare il massimo perché è chiaro che nelle restanti 11 partite ognuno sarà sotto osservazione, anche le talentuose speranze azzurre.

E stavolta ad osservare e valutare i giocatori non sarà più un tecnico/parafulmini in scadenza di contratto e in odore di pensione, ma l'ex CT della Nazionale che relazionerà direttamente al Presidente.

Che abbia inizio la fase 2.


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