Non Spingete by Giodecer

lunedì 20 aprile 2009

LA STRANA CAMPAGNA NON ACQUISTI

Si aggira tra i resti del suo Napoli ultimo nella classifica del girone di ritorno, senza nemmeno la gruccia-Marino, alla quale si era appoggiato fino all’esonero di Reja.
Furioso, in un mondo che conosce quanto la letteratura araba.

Come un cieco irascibile, pauroso dei pericoli che incombono ma al contempo convinto di potercela fare da solo, De Laurentiis sbraita e vibra bastonate a vanvera.

In pochi giorni ha pianificato la prossima campagna acquisti.

Cinque anni di praticantato, tra un cinepanettone e l’altro, gli hanno restituito la consapevolezza di poter individuare le esigenze della squadra (un difensore, un regista, una punta da 20 gol) e di inaugurare un’originalissima campagna non acquisti. Una campagna che invece di basarsi sull’elenco dei possibili nomi da trattare, al momento è caratterizzata dalla lista degli indesiderati. Ed è paradossale che i primi nomi di questa lista siano di due napoletani, quando era suo vecchio auspicio l’allestimento di una formazione che parlasse soprattutto il dialetto partenopeo.

E così nel tritacarne dei suoi principi cardine, sono finiti prima Fabio Cannavaro, giudicato troppo vecchio, poi Fabio Quagliarella, considerato troppo poco prima punta.

E così due giocatori ambiti da mezza Europa, nonostante il manifesto gradimento per la maglia azzurra, sono stati battezzati come inadeguati per quella che, conti alla mano, nel 2009 è la squadra più debole della serie A.

Il Napoli passa quindi dal mercato delle strategiche bugie di Marino a quello delle sconcertanti verità di De Laurentiis. Verità il cui significato sarà svelato nel corso del prossimo mercato estivo, grazie al quale avremo modo di verificare l’effettiva inadeguatezza di Fabio Cannavaro e Quagliarella nel nuovo Napoli (a fronte dell’arrivo di campioni di caratura superiore) oppure di svelare le verità nascoste del Presidente, per esempio che la rinuncia ai due giocatori nasconde in realtà motivazioni prettamente economiche.

Fatto sta che anche questa ripartenza della SSC Napoli è avvenuta col piede sbagliato.

Perché lo stile di una Società non si costruisce sbattendo porte in faccia e perché si rischia di perdere simpatie e consenso soprattutto quando tali porte sono sbattute in faccia a possibili beniamini della piazza.

Purtroppo però la mancanza di stile e immagine non è l’unico problema.

I dolori del giovane Napoli sono trasversali e riguardano tanto lo staff dirigenziale, minimalista e per di più screditato, quanto la guida tecnica, incapace finora di rendere giusto il licenziamento di Reja, quanto la squadra, monca e fisicamente come psicologicamente in vacanza da quattro mesi. L’auspicio è che De Laurentiis realizzi quanto prima che né singole grucce né il bastone potranno aiutarlo più di tanto, e che per rimettere in moto e rendere competitiva la macchina del suo Progetto occorre un lavoro di equipe, portato avanti da un team di professionisti competenti con ruoli e responsabilità ben definiti.

Tutto il resto sarebbe solo una felice conseguenza.

1 commento:

  1. Ciao caro, leggerò più spesso il tuo blog. Come hai visto oggi, dopo 5 mesi, si parla male della gestione delle giovanili del Napoli, beh.. quando lo dicevo io mi rispondevano a suon di risultati...

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