Il dopopartita di Napoli-Atalanta ha assunto significati che vanno ben oltre le semplici valutazioni tecnico-tattiche dell’incontro. E’ bastata infatti la scialba prestazione prepasquale degli azzurri a dare la stura a quel concentrato d’ira che da qualche mese ha in sé Aurelio De Laurentiis.Nella conferenza stampa di fine gara il Presidente ha impugnato idealmente la spada e ha vibrato feroci fendenti ad altezza d’uomo, per la precisione all’altezza di Pierpaolo Marino.
“A questo punto devo ammettere che a questa squadra manca un regista in grado di dettare i tempi. Mi dispiace non averlo preso prima perché abbiamo perso due anni. Dopo cinque anni ho imparato qualcosa e visto che in passato sono stati fatti errori cercherò ora di rimediare”, questo il suo esordio davanti ai giornalisti.
Ed è il primo colpo di lama per il Direttore Generale, gli errori del quale il Presidente si ripromette ora di rimediare in virtù di una maggiore conoscenza del mondo del calcio. Errori che avrebbero stoppato la crescita del Progetto Napoli addirittura per due anni (probabilmente intende la stagione in corso, più la prossima senza Europa).
“Io l’intertoto non lo volevo fare ma sono stato consigliato male da persone esperte all’interno della società. Purtroppo stiamo pagando le conseguenze di quella scelta”. E questo sembra essere il colpo di grazia per l’ex plenipotenziario irpino, dato che è di dominio pubblico che, fino all’ingaggio di Donadoni, nel Napoli non s’è mossa foglia senza il volere di Marino, partecipazione all’Intertoto compresa.
L’Aurelio furioso, così come l’Orlando dell’Ariosto serbò infinito rancore per la traditrice Angelica, non sembra voler perdonare nulla a Pierpaolo Marino ed è stato sufficiente rivedere il fiacco Napoli anti-Atalanta perché fosse strappato quel velo pietoso di diplomazia che aveva accompagnato l’insediamento del nuovo allenatore.
Questo fiacco Napoli, che non è solo il frutto di una stagione divenuta fallimentare per la preparazione anticipata, per infortuni, squalifiche e scarsa crescita di personalità dei giovani talenti, ma che è anche la triste conseguenza di una serie di valutazioni errate proprio sotto il profilo tecnico.
Questo Napoli che, dopo qualche flebile lampo di miglioramento, è tornato sonnolento e apatico, nonostante il nuovo allenatore, nonostante il fiato sul collo del Presidente seduto in panchina, questo Napoli - che invece di stupire regala sbadigli - a De Laurentiis proprio non va giù.
Oltre all’ingaggio del regista, il Presidente preannuncia anche l’arrivo di un attaccante da 20 gol, più forte di Floccari, molto più forte di Denis, e di un difensore di razza. Come a dire che nemmeno un reparto finora è stato attrezzato a dovere. E chissà quali siano i suoi attuali tormenti su Navarro.
Giusto rimarcare gli errori quando i nodi vengono al pettine. Giusto ristabilire di conseguenza ruoli e competenze. Giusto ridisegnare i perimetri d’azione della dirigenza e dell’allenatore.
Un po’ meno giusto prenderci gusto a sparare sull’unico pianista, su quel Marino del quale vanno ricordati e sottolineati gli errori come i meriti. E tra questi ultimi non è roba da poco l’aver soffiato Hamsik a Milan e Inter, l’aver attribuito grande importanza all’aspetto caratteriale dei giocatori da acquistare, l’aver seguito come un padre le giovani stelle azzurre, come fece per Marek, in giro per l’Europa con la sua Slovacchia.
Nell’interesse del Napoli, adesso non è tempo di sceneggiate, di stabilire chi sia stato ‘o malamente.
Adesso è tempo di riprendere a fare fatti concreti, possibilmente cumulando le energie e le capacità di chiunque già faccia parte della famiglia azzurra.Adesso è tempo di fare, o – se volete – rifare, il Napoli.
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