Quando il loro talento risplendeva indiscusso erano per tutti Marekiaro e il Pocho.Le opache prestazioni degli ultimi tempi hanno restituito alle cronache due giocatori ordinari o quasi, che rispondono semplicemente al nome di Hamsik e Lavezzi.
Nonostante tutto sono ancora il fiore all’occhiello del Napoli.
Nonostante tutto rappresentano l’assegno circolare di Marino, con cui il DG riesce ancora a far fronte agli attacchi mossi al suo capitale di credibilità.
Giunti a Napoli nell’estate del 2007, hanno rappresentato il prezioso cadeau, griffato Marino, che De Laurentiis volle regalare a se stesso e ai tifosi in occasione dello storico ritorno in serie A.
Un ulteriore regalo al Presidente i due scugnizzi di Banska Bystrica e Villa Gobernador Gàlvez l’hanno poi fatto nella loro prima stagione con la maglia azzurra, trascinando il Napoli alle porte dell’Europa e moltiplicando il proprio valore di mercato.
Nell’attuale campionato il loro destino, seppur accomunato dall’andamento della squadra, prima brioso poi lento, molto lento, si è incrociato in modo bizzaro, con un’andata in cui Hamsik s’è visto poco ma ha segnato molto, mentre Lavezzi, al contrario, ha giocato a cento all’ora ma in rete c’è andato col contagocce (per una punta).
Poi la resa.
Di schianto, incomprensibile, oggetto perfino di sondaggi, quella di Hamsik.
Più lenta, più sofferta, quella di Lavezzi.Una crisi che è già a cavallo di due epoche, dato che è esplosa in piena gestione Reja e si è protratta sotto la guida di Donadoni.
Una crisi che forse quella svolta tecnica ha involontariamente sollecitato, perché la salvaguardia del patrimonio rappresentato dai giocatori di talento può valere anche l’esonero di un allenatore.
I cambi di panchina, di collocazione tattica, di approccio alle gare non ha però al momento sortito gli effetti sperati.Hamsik, tranne 45 minuti ai limiti del sontuoso con la Sampdoria, si è assestato da mesi in un range tra lo scolastico e l’inguardabile.
Interno sinistro o trequartista, largo sulla fascia o più accentrato, la musica non è quasi mai cambiata. Il suo status di oggetto non identificato avulso dal contesto-squadra ha fatto registrare anche il parziale smarrimento di quell’istinto di micidiale incursore che lo stava per collocare sul podio dei migliori centrocampisti europei.
Tentazioni di mercato, stress da metropoli, calo motivazionale. Le ipotesi sulla crisi dello slovacco sono varie e di fatto nessuna sembra prevalere nettamente sulle altre.
L’Hamsik di questa stagione è davvero un enigma da decifrare. L’unica certezza è che un’ulteriore stagione agonistica a questi livelli, oltre a penalizzare pesantemente la squadra, comporterebbe la drastica riduzione delle eventuali contropartite tecniche ed economiche, che al momento sembrerebbero ancora essere interessanti.
Ma il ricordo delle sue improvvise verticalizzazioni, dei triangoli, dei tagli, delle accelerazioni e di quel fenomenale istinto da killer in area di rigore, quel ricordo continua a fornire validi motivi per resistere a qualsiasi tentazione di mercato. Tutto sta a vedere se lui saprà fare altrettanto.
Il calo di Lavezzi qualche parziale giustificazione sembra invece trovarla, come il prezzo pagato per aver giocato tante partite col piede pesante sull’acceleratore e con le gambe fiaccate dalle botte, anche quando ha provato a caricarsi da solo una squadra che s’era all’improvviso afflosciata.
Da Donadoni, poi, ha ricevuto compiti tattici più rigorosi, che gli impongono di non tornare a centrocampo a cercar palloni, ma di aspettare i purtroppo sporadici suggerimenti dei compagni.
Anche la perdita di smalto dell’argentino ha indotto a formulare una moltitudine di ipotesi, compresa la bella vita nella Napoli by night, che gli avrebbe alla lunga fiaccato le gambe peggio che i calcioni degli avversari.E le stelle stanno a guardare. E’ proprio il caso di dirlo.Ma anche guardare può essere di giovamento, quando sotto gli occhi sfilano, come sta succedendo in questo periodo, la professionalità, la dedizione, l’attaccamento alla maglia azzurra e il coraggio dei compagni di squadra della vecchia guardia, di “quelli che la serie A col Napoli per loro è il Paradiso”, di quelli che col cuore arrivano dove non può arrivare il talento.
Dei Montervino, dei Grava, degli Amodio.
Di giocatori come questi, che il Grande Calcio ha relegato quasi sempre alla panchina e alla tribuna, ma la cui professionalità sta dribblando tutte le stelle del cielo di Napoli.
Hamsik e Lavezzi stiano a guardare bene e decidano come e dove crescere.
Se sceglieranno di farlo nel Napoli, torneranno presto l’immenso Marekiaro e l’imprendibile Pocho.
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