Nonostante il bel sole di Siena, Donadoni a fine partita ha ritenuto opportuno aprire l’ombrello.Lo ha fatto per proteggere i suoi calciatori dalla tempesta di giudizi negativi che stava per abbattersi al termine dell’avvilente performance di oggi.
Da buon padre di famiglia, il tecnico bergamasco s’è assunto per intero le responsabilità dell’indegna prestazione esibita in Toscana, attribuendosi la colpa di non aver saputo trasmettere alla squadra gli stimoli giusti. E di non aver trasferito nelle teste dei ragazzi il concetto che vittorie come quella sull’Inter sono episodi frutto di un insieme di circostanze (come le motivazioni straordinarie sollecitate dalla capolista) che solo raramente si verificano in un campionato.
Molto più spesso occorre confrontarsi con la normalità di squadre come Catania, Bologna, Siena, Torino, squadre che se prese sottogamba possono infliggere amare punizioni, finendo col vanificare anche le rare imprese compiute.
Al di là delle dichiarazioni di facciata, è facile immaginare lo sdegno di Donadoni, la vergogna provata per una squadra che sembra non voglia capire che lo stipendio puntualmente elargito dal Presidente non valga esclusivamente per le serate di gala, ma per l’intera stagione agonistica.
E’ facile immaginare l’inquietudine di De Laurentiis, che deve amaramente constatare la bassissima reattività della sua squadra contro le pari grado, a fronte di sollecitazioni massicce.
A cominciare dalla svolta tecnica, con il licenziamento di Reja e l’ingaggio di un ex CT della Nazionale. Per proseguire con la presenza in panchina dello stesso Presidente; col far sentire tutti sotto esame fino alla fine del Campionato; col far espressamente riferimento ai reparti da rinforzare (cioè tutti).
Niente. L’elettroencefalogramma della squadra continua imperterrito a essere piatto.
In campo sta andando un manipolo di ragazzi restio a qualsiasi impulso, neanche l’elettroshock rappresentato dall’ipotesi di… pulizie generali di fine stagione sembra toccarlo più di tanto.
Oltre al fallimento degli obiettivi stagionali occorre ora fare i conti anche col depauperamento del patrimonio rappresentato dai calciatori azzurri. Un Hamsik così, per esempio, è difficile che possa piacere al punto di fare follie.
E ancora: un Napoli così mal ridotto deve accontentarsi di una collocazione di mercato (contratti televisivi, rapporti con gli sponsor e quant’altro) inferiore alle aspettative.
Ma caricare la squadra di tutte le colpe non vorremmo fosse niente più che l’operazione necessaria a lavare le coscienze di altri.
L’individuazione dei capri espiatori più facili (quelli che vanno in campo) non deve servire a deresponsabilizzare gratuitamente la Dirigenza azzurra.
La squadra del Napoli altro non è che il frutto del lavoro della Società Sportiva Calcio Napoli.
Ed è da quest’ultima che deve partire una seria e attenta riflessione sui motivi di una stagione da dimenticare, sugli errori commessi e spesso reiterati. Sulla necessità di migliorarsi e chiarirsi in tempi brevissimi.
Perché è già tempo di decidere quale Napoli si voglia offrire alla sua sin troppo paziente tifoseria.
Nessun commento:
Posta un commento