L'impressione che il pareggio di S. Siro, contro i Campioni d'Italia in carica, abbia rappresentato per il Napoli giusto un brodino, la dice lunga sulle aspirazioni che la Società azzurra è stata capace di creare in questi anni. Fino a qualche tempo fa una partita del genere non avevamo nemmeno l'onore di giocarla, in quanto le precedenti gestioni avevano tolto alla squadra del Golfo non solo la dignità della serie A, ma proprio la dignità di squadra di Calcio.Ma è altrettanto vero che il trend in continua ascesa, il terzo posto della scorsa stagione e il rafforzamento condiviso dai più nell'ultima campagna acquisti estiva hanno legittimato in tutto l'ambiente, Presidente compreso, la consapevolezza di avere le carte in regola per un inserimento stabile almeno tra le prime cinque della Massima Serie.
Quest'anno certe dichiarazioni sono state più dolorose dei punti persi. Il Mazzarri che cerca di schivare le critiche con tutto quello che trova non piace. Non piace soprattutto quel voler far credere che il vecchio terzo posto e gli ottavi di Champions League siano frutto di un suo miracolo, ottenuto con un organico che per monte ingaggi vale poco più di metà classifica. E' vero che il toscano ebbe il pregio di rianimare letteralmente una squadra spinta alla deriva dal modesto Donadoni, ma paragonarsi all'ex CT della Nazionale ricorda la pubblicità che pone la domanda retorica: ti piace vincere facile? Provi invece a paragonarsi a un Guidolin. Che gestisce un organico dal monte ingaggi nettamente inferiore al nostro, che s'è visto depauperare in maniera drastica l'organico la scorsa estate e che comunque gli fa vedere a malapena la schiena. Un Guidolin che non si pone snobisticamente al di fuori della Società, ma che di questa si sente parte integrante, prolungando il contratto a vita, e dimostrando di capirne le scelte, belle o brutte che siano.
Mazzarri, prima vittima del suo stesso delirio di onnipotenza, nello sminuire il valore dell'organico a disposizione ("nella griglia di partenza siamo settimi perché questo è il posizionamento come monte ingaggi") ridimensiona a torto l'operato della Società, che pure gli elargisce lauto ingaggio, perchè non ne riconosce il principale aspetto virtuoso: quello di aver saputo contenere il tetto ingaggi pur avendo in organico giocatori che altrove guadagnerebbero almeno il doppio.
Un tale atteggiamento non può essere passato inosservato. Ho la convinzione che De Laurentiis, che in questa fase delicatissima della stagione usa i toni più appropriati per non destabilizzare il gruppo, abbia già maturato le sue scelte e che un Mazzarri che sputa nel piatto in cui mangia non merita più di stare al suo desco.
Ma al di là delle valutazioni caratteriali, occorre prendere atto che i cicli tecnici sono comunque e sempre destinati a esaurirsi. Lo è quello di Mazzarri al Napoli, ma molto probabilmente lo sono anche quelli di alcuni giocatori che sembrerebbero aver regalato alla maglia azzurra tutto quello che avevano il desiderio di regalare: i Lavezzi e gli Hamsik, per esempio. Giocatori che per la valutazione di mercato che viene loro riconosciuta potrebbero consentire alla Società napoletana di ingaggiare nuovi tenori dotati possibilmente di maggiore continuità. Ma attenzione: la gestione del passaggio da un ciclo tecnico a un altro richiede capacità e competenze che gli attuali uomini di mercato non hanno.
Caro Presidente, c'è proprio tanto da lavorare.
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