Non Spingete by Giodecer

lunedì 19 gennaio 2009

SOTTO LAVEZZI NIENTE


E fanno cinque. Non importa se è cambiato l'anno, se la squadra è andata in ritiro dopo le feste e se di fronte s'è parata l'ultima in classifica che non segnava in casa dalla prima di campionato.
Il filotto delle sconfitte fuori casa è aumentato ancora.
Uno a due in casa del Chievo Verona in una partita giocata coi nervi invece che con cervello e gambe. Abbiamo visto di tutto, ieri, tanne l'approccio che ci saremmo auspicati da parte del Napoli. Farina protagonista indiscusso, sebbene non ne avesse una gran voglia: ha concesso due rigori al Chievo, di cui uno inventato; ha espulso Hamsik che non ha avuto nemmeno l'intelligenza di insultarlo in slovacco; ha pareggiato i conti cacciando successivamente un difensore scaligero; ha vanificato 3 gol dei veronesi per fuorigioco; ha omesso di concedere un rigore netto per fallo su Maggio. Ma a conti fatti nessuno può gridare allo scandalo se gli azzurri hanno perso, dato che un minimo di vis pugnandi è stata espressa solo in alcuni sprazzi della ripresa. Per il resto è stato un pianto greco-napoletano, col Chievo che ha gettato il cuore oltre l'ostacolo per rimanere in corsa salvezza e per fare un regalo particolare ai suoi tifosi, da sempre molto poco innamorati dei napoletani.
Come se non bastasse, dopo la pessima minestra, ci siamo pure dovuti sorbire l'amaro Marino, che ha paragonato l'ipotesi della qualificazione del Napli alla Champions ad una bestemmia.
Una bestemmia, e perché? Perché altre squadre, leggi Fiorentina e Roma, sono più attrezzate? Perché è cosa buona e giusta rispettare l'obiettivo dichiarato ad inizio stagione (qualificazione UEFA)? Se queste sono le motivazioni invitiamo Marino a inviare un fax con tali stille di saggezza a Preziosi, perché neanche il Genoa dovrebbe permettersi di sognare la Champons, anche se ora è quarto da solo.
Sì, il Genoa. Cioè quella squadra (e quella società) che dalla serie C sta facendo esattamente le stesse cose del Napoli, con la differenza che non s'è mai sentito Preziosi, o Gasperini, o chi per loro, parlare con tanta assiduità di miracoli e nominare così spesso Lanciano o province similari.
La società e Reja ritengono che il Napoli non sia attrezzato per un posto in Champions? Bene, l'attrezzino. Guarda caso siamo in piena finestra di mercato invernale.
Dice Marino che l'esperienza non si compra e che le attuali giovani stelle azzurre dovranno maturarla sul campo. E allora la società aiuti questi ragazzi ad accelerare il processo di crescita inserendo nella rosa qualche elemento dotato non solo di esperienza, ma anche di carattere e carisma, tutte virtù di cui il Napoli appare drammaticamente sprovvisto quando calpesta i prati lontani dal S.Paolo.
Si chiede, Marino, gli eventuali acquisti al posto di chi dovrebbero giocare, dato che siamo pieni di giovani talenti lodati da tutti. Risposta: potevamo evitare di arrivare sin qua con Pazienza come unica alternativa di centrocampo e Pià come ipotetico vice Lavezzi. Cioé: è la rosa, ancor prima della squadra titolare, a dover essere competitiva.
A proposito del Pocho, lui sa sempre come onorare i cori e l'affetto che la piazza napoletana non smette di dedicargli. Combatte sempre con classe e vigore, non si risparmia mai, ed è ormai quasi un'abitudine quella di caricarsi un Napoli altrimenti timido sulle spalle per assaltare con la forza dei suoi dribbling le difese avvesarie.
Dopo la partita col Catania, lui stesso parlò di obiettivo Champions. Chissà se Marino a seguito di quell'intervista l'ha multato per aver bestemmiato.
Qui la vera bestemmia sarebbe quella di far maturare in un ragazzo come il Pocho l'idea che i grandi palcoscenici continueranno ad essere altrove, almeno per un pò. E tutto questo perché la società se la prende con calma, anche se il Pocho corre e altri stanno a guardare. Anche se il Pocho si danna l'anima e Hamsik, per esempio, fa da spettatore non pagante. E Denis ringhia e molla occhiatacce, ma al momento non vale Floccari. Anche se Gargano del regista non può aspirare nemmeno alla sedia. Anche se Zalayeta sarebbe già tanto se si comportasse da Sosa nero. Anche se in difesa si balla coi lupi e coi brevilinei. Ache se Mannini è a rischio squalifica con sentenza dopo la fine del mercato e Vitale deve mangiare tonnellate di panini.
L'irruzione dei mecenati arabi impone grande attenzione, Kakà docet. Il Napoli non può e non deve rischiare di rimanere stritolato tra le sirene del calcio europeo doc, quello del Real Madrid e del Manchester United, per intenderci, e i petroldollari dei nuovi (si fa per dire) ricchi, leggi Manchester City.
Marino, più che De Lurentiis, deve prendere coscienza che l'ingresso dei mecenati nel Calcio minaccia di interrompere bruscamente la già di per sè flebile tendenza al contenimento dei costi di questi ultimissimi anni.
Solo la certezza di calpestare palcoscenici da favola, ossia di giocare ad altissimo livello, può tenere gli sceicchi fuori dall'uscio, perché in fondo il campione è un artista capace ancora di distinguere tra United e City, se parliamo ad esempio di Manchester.
E la Coppa Uefa, ormai, sappiamo tutti che è solo il lacrimatoio della Champions.
Cambia il Calcio, devono quindi cambiare gli obiettivi.
E si guarisca, una volta per tutte, da quello snobistico terrore che il mancato raggiungimento di un obiettivo dichiarato debba necessariamente far bollare come fallimentare una stagione. Marino si preoccupi di meno delle emittenti private napoletane.
E un pò di più di quello che manca, in alcuni casi ormai da anni, al suo e nostro Napoli.

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